Il re dei giocattoli e il re del petrolio

Non poteva finire che così, salvo sorprese dell’ultimo minuto, con Quagliarella: con uno scatto d'orgoglio di Garrone per riconciliare alla Sampdoria il pieno appoggio di tutta la tifoseria blucerchiata.
Per la prima volta dopo 5 anni la Sampdoria si è fatta superare dal Genoa in ordine alle presenze-gara a Marassi: 19.934 quelle del Genoa per ciascuna delle 21 partite di serie B disputate, 19.036 quelle della Sampdoria per ognuno dei 19 incontri di serie A andati in scena al Ferraris. Tirate le somme, 418.614 individui hanno pagato (abbonamento o biglietto) per assistere alle partite del Grifone nel corso dell'intero campionato, a petto dei 361.740 che hanno seguito quelle della squadra blucerchiata.
Per ritrovare il Genoa in testa in questa speciale classifica popolare bisogna risalire al campionato di serie B 2001-'02, quando il Grifone chiuse leggermente sopra quota 300.000 e la Sampdoria poco sotto 250.000. Circostanza che precedentemente non si verificava da altri 12 anni, e precisamente dal campionato di serie A 1989-'90, quando il Genoa (26.860 per ciascuna delle 17 presenze-gara) sommò poco più di 450.000 spettatori e la Sampdoria (25.970) si fermò appena sotto la stessa quota.
Il dato ha convinto Riccardo Garrone a fare il gran passo, non tanto per tentar di ribadire una supremazia cittadina da spalti che in fondo lascia il tempo che trova (il primato che conta è quello del campo), quanto per la progressiva perdita di presenze-gara che si è verificata negli ultimi campionati blucerchiati: dalle 26.225 nel 2003-'04 (per 17 partite: serie A a 18 squadre) alle 23.647 nel 2004-'05 (per 19 partite: A a 20 squadre), dalle 22.310 nel 2005-'06 alle 19.036 di quest'anno, sempre per 19 gare.
Se da un lato è vero infatti che il grosso dell'introito annuo delle società calcistiche nazionali è ormai costituito da altre voci, il conforto del pubblico in genere e delle tifoserie in particolare riveste tuttora importanza fondamentale. Perché non si vive di soli soldi nemmeno in tempi in cui l'aridità sentimentale ha raggiunto limiti insopportabili. Perché comunque le presenze-medie allo stadio restano parametro non precisamente trascurabile nella corsa all'accaparramento di fondi da parte delle società calcistiche in tema di tivù, sponsor e commercializzazioni.
In questa chiave, in casa Sampdoria l'attuale affare Quagliarella era la cartina di tornasole. Per ritrovare un bomber sampdoriano a quota 13 (gol segnati in un campionato di serie A) bisogna risalire a Flachi del 2004-'05 (14), a Bazzani del 2003-'04 (13), a Montella dal '96 al '98 (22+20), a Chiesa del '95-'96 (22), a Gullit del '93-'94 (15), a Mancini del '92-'93 (15) a Vialli del '90-'91 (19). Fabio Quagliarella compirà 24 anni il prossimo 31 ottobre, è fisicamente integro, è serio, ha forza, voglia e coraggio, ha colpi e intuizioni alla Totti, Del Piero, Mancini, Baggio. Ben difficilmente uno come Quagliarella, una volta affermatosi, uscirà dal giro della Nazionale. Oltretutto è contento di restare, e per ritoccare il contratto non chiede il mare. Salvare il suo cartellino, costasse pure tantissimo, voleva dire aver fatto un investimento sicuramente produttivo e ritrovare di colpo - con quell'unico «colpo» in un dignitoso rafforzamento dell'organico - il favore della piazza blucerchiata, rinfocolare sopiti entusiasmi, presentarsi all'interminabile derby della prossima stagione con l'orgoglio di non farsi pubblicamente massacrare giorno dopo giorno.
Personalmente nutro una grande nostalgia per la Sampdoria dei Pagliuca, Mannini, Vierchowod, Pellegrini, Lanna, Pari, Lombardo, Cerezo, Invernizzi, Dossena, Mancini, Vialli e compagni e per il Genoa dei Signorini, Torrente, Branco, Eranio, Ruotolo, Bortolazzi, Skuhravy, Aguilera e dintorni. Ma sono cambiati i tempi e non pretendo tanto. Quelli eran derby! Ma non pretendo tanto. Se però da una parte c'è tuttora Preziosi re dei giocattoli e dall'altra Garrone re del petrolio, qualcosa di bello, e magari di molto bello, è pur lecito aspettarsi. Come volevasi dimostrare.