Il «re dell’arpa» che suonava con Toscanini

La quota di export supera il 90% del giro d’affari

Alberto Mazzuca A voler dar retta alla mitologia, è Apollo ad avere inventato l'arpa aggiungendo qualche corda all'arco con cui Diana cacciava. Quindi uno strumento degli dei, par di capire, semplice e dal suono melodioso. In realtà non è proprio così: un'arpa è costituita da 2mila pezzi di meccanica, 130 parti in legno, 47 corde tese fino a 1800 chili. E molte ore di lavoro, ce ne vogliono ben 200 solo per la doratura e cioè la fase in cui sono incollati al legno fogli d'oro a 23 carati. «Non ci si improvvisa liutai», commenta Victor Salvi per dire che un'arpa è il frutto di un lavoro molto complesso che richiede arte, bravura e innovazione.
Già, molta innovazione anche se è uno strumento antichissimo, raffigurato persino nei bassorilievi dell’Egitto dei faraoni. E che l'azienda produttrice di arpe, quindi la sua, è diversa da tutte le altre.
La musica nel Dna. Victor Salvi è un arzillo ottantacinquenne che da sempre ha la musica nel sangue. E l'amore per l'arpa. L'ha suonata in diverse orchestre americane, l'ha suonata anche nella Nbc Orchestra diretta da Arturo Toscanini. Anzi, è stato proprio Toscanini a nominarlo prima arpa. E poi un fratello, più grande di oltre vent'anni e di nome Alberto, è stato un arpista di fama davvero mondiale. Insomma, l'arpa è nel suo Dna, forse perché la mamma, Apollonia, era di Viggiano, un paesino arroccato sui monti della Basilicata e famoso in passato perché i suoi abitanti erano quasi tutti costruttori di arpe. Victor è un italoamericano: i suoi genitori (Rodolfo, il padre, era veneziano e costruiva pianoforti) emigrano nel 1909 negli Stati Uniti e si stabiliscono a Chicago. È lì che Victor nasce nel 1920, ultimo di quattro fratelli, cresce e impara a suonare l'arpa grazie a un'ottima insegnante che poi altro non è che la sorella Aida. Dedicandosi alla musica come professione. «Un eccellente arpista», scrivono i dizionari di musica. Finché nel 1954 Victor costruisce a New York il suo primo prototipo di arpa. E da quel momento comincia a frullargli per la testa l'idea di mettere in piedi un laboratorio: così nel 1955 si stabilisce a Londra per essere più vicino al mercato europeo e vi apre anche un negozio ma l'anno dopo si trasferisce invece nei pressi di Rapallo. Cominciando nel 1957 a costruire a Genova arpe che devono, dirà ai suoi collaboratori, per lo più artigiani, «suonare in modo dolce come un sussurro» ma anche «con la potenza e le svariate sfumature di un’orchestra». Già, perché attraverso un sistema di pedali e tiranti, l'arpa permette di suonare qualunque spartito.
La prima fabbrichetta.
Victor, come si vede, è un perfezionista. Deve esserlo. Quindi non si accontenta mai. Ed eccolo impiantare prima una fabbrichetta in provincia di Alessandria, poi una seconda in Svizzera, finché le chiude tutte e due e si concentra nel 1974 nell'area di Cuneo, inizialmente a Manta e in seguito in un ex cotonificio di Piasco, un paesino di neppure 3mila abitanti nei dintorni di Saluzzo, all'imbocco della Val Varaita. E il motivo di questi continui spostamenti c'è: Victor Salvi è alla ricerca di manodopera specializzata nella lavorazione del legno e la trova nella zona di Saluzzo, famosa per la sua forte tradizione in questo campo che risale ai tempi del marchesato. Tutte le arpe Salvi sono infatti scolpite e intagliate a mano. La struttura portante dello strumento è l'acero bianco dell'alto Michigan ma anche l'abete rosso della valle di Fiemme, lo stesso adoperato da Stradivari per i suoi violini. Per gli intarsi sono invece utilizzati - spiega Marco Ghibaudo, classe 1968, originario della zona e dal 2000 amministratore delegato dell'azienda dove è entrato per la prima volta nel 1994 «senza averla mai sentita nominare in precedenza» - legni preziosi: dall’ebano al palissandro, dal noce all'ulivo.
Leader mondiale. L'azienda non si chiama Salvi, che è invece il marchio dell’arpa. Si chiama Nsm, una sigla che vuol dire «Nuovi strumenti musicali». E dalla Nsm, leader mondiale del settore, escono ogni anno circa mille arpe, per lo più quelle classiche a pedali, destinate per il 90% all'export e utilizzate dal 70% dei professionisti, in particolare dalle grandi orchestre. Dalla Scala di Milano al Metropolitan di New York, dal Covent Garden di Londra all’Opéra di Parigi e al Bolscioi di Mosca. Il fatturato è di undici milioni di euro, i dipendenti sono una settantina, con un'età media attorno ai 35 anni e quasi tutti specialisti perché c'è chi fa il guscio, chi il collo, chi la colonna, chi la tavola armonica. L'ufficio ricerche è composto da quattro persone (un ingegnere, un perito meccanico e due geometri) con il compito di migliorare il suono dell'arpa in quanto, spiega Ghibaudo, «non useremo mai materiale sintetico». E per provare tutti i componenti, l'azienda si è costruita per conto proprio anche gli impianti necessari per effettuare i test sulla resistenza e l'umidità del legno o per verificare l'elasticità delle tavole armoniche. «L'arpa è ormai frutto di tanta capacità artigiana e di tecnologie mozzafiato», spiega Ghibaudo.
Quella della Nsm è solo una parte dell'attività di Victor Salvi il quale ha ormai delegato la gestione dell'azienda a Ghibaudo e vive sulla Costa Azzurra, in una splendida villa sulle colline tra Cannes e Grasse.
Salvi ha infatti comprato a Chicago una storica azienda artigianale che produce arpe, la Lyon & Healy. Poi ha impiantato una casa discografica a Londra, la Egan Records, specializzata in musica per arpa; ha quindi varato anche una casa editrice, sempre dedicata al settore, la Salvi Publication. E ha messo in piedi una rete di una decina di negozi, in parte di proprietà della famiglia, e sparsi in tutto il mondo, da Londra a Parigi, da Vienna a Madrid. L'ultimo è stato aperto prima dell'estate a Los Angeles.
La famiglia. Sposato con una colombiana di nome Julia, Victor Salvi ha quattro figli: Marco, il primogenito, si occupa di finanza e viaggia in continuazione tra Londra e Milano; Nicoletta vive a New York, Ana si occupa del negozio di Londra, Vittorio, il più giovane, studia negli Stati Uniti. Ed ha una passione senza limiti per la musica, è ormai, dice, «il mio hobby». E così nel 2000 ha varato una Fondazione, la Victor Salvi Foundation, presieduta dalla signora Julia, per divulgare l'arpa nel mondo con concerti e manifestazioni ma in particolare per promuovere giovani talenti. «Facciamo da chioccia a questi giovani», dice Victor. In che modo? Sostenendoli nelle loro performance. E quelli che vincono nei maggiori concorsi mondiali di arpa ricevono in premio proprio un'arpa Salvi. Che non è cosa da poco, un'arpa classica a pedali da concerto può costare anche 60-70mila euro. Quasi sempre questi talenti sono donne, tra cui l'unica italiana ad avere vinto nel 2001 il concorso a Tel Aviv, in Israele.
Il collezionista. La passione di Victor Salvi è fatalmente sconfinata anche nel collezionismo di arpe. In tanti anni ha raccolto da ogni angolo del mondo una settantina di strumenti antichi, per lo più del Settecento e Ottocento, che poi ha fatto restaurare dai suoi tecnici di Piasco. Ed ora ha deciso di metterli in mostra aprendo in uno stabile a fianco della Nsm il primo museo al mondo di arpe, realizzato da due architetti, l'italiano Dario Castellino e il francese Didier Blin, e curato da Anna Pasetti, docente al Conservatorio di Udine. Data dell'inaugurazione: il 3 dicembre. È il modo migliore per il figlio di un emigrante di rendere omaggio al made in Italy.
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