Ma il re delle gaffe è Filippo d’Inghilterra

Lo specialista era George Bush padre. Una volta gli scappò: «Un cinico ha detto se volete un amico a Washington prendete un cane. Ho seguito il consiglio, ma non ne avevo bisogno, perché io ho già mia moglie Barbara...». Gaffe. Micidiali, agghiaccianti, irrimediabili. Peggio di un insulto. I Grandi della terra ne hanno collezionato un’infinità. Parlano a microfoni aperti o si lasciano scappare una parola di troppo. Tipo. Lula: «Il Brasile non è una repubblichetta qualsiasi: non è mica un'Argentina...». Schroeder: «Anche a me suona strano sentirmi chiamare cancelliere, perché mi sento ancora sulle spalle l'ombra di quel ciccione di Kohl». Kimura: «Nel Parlamento giapponese c’è troppa gente avida di soldi, neanche fossero ebrei...». Figuracce di tutti i tipi. C’è gente poco ferrata in geografia come re Haakon di Norvegia: «La Norvegia e il Portogallo sono collocati ai limiti estremi dell'Europa: beati voi che siete sulle calde spiagge del Mediterraneo...». E gente per niente preparata in storia come Dan Quayle: «L'Olocausto degli ebrei da parte dei nazisti fu uno degli avvenimenti più tragici avvenuti negli Stati Uniti...».
Poi ci sono i confusionari. Clinton in visita ufficiale in Canada scambiò un Paese per un altro: «Dieci anni fa sono già venuto con Hillary e mia figlia qui da voi in Francia...». Chirac ricevendo il presidente brasiliano Fernando Henrique Cardoso sostituì invece una persona con un’altra: «Sono felice di ricevere in territorio francese il presidente del Messico...». Il re delle gaffe è comunque da sempre Filippo di Edimburgo, marito della regina Elisabetta. In Australia chiese a un aborigeno se la sua gente avesse ancora l'abitudine di tirarsi lance addosso, in Nuova Guinea si complimentò con uno studente per essere scampato a quei cannibali dei suoi connazionali, in Bangladesh domandò a un bambino se fosse già un drogato come tutti, in Cina definì Pechino una città «terribile» raccomandando ad alcuni studenti britannici che vi abitavano di andarsene «perché se rimanete qui ancora un po' vi verranno gli occhi a mandorla...».
Ci sono gaffe indimenticabili come quella di Ronald Reagan che in piena Guerra fredda provando l’audio di un microfono disse: «Sono lieto di annunciare che ho appena firmato una legge che porrà la Russia fuori legge per sempre. Cominceremo a bombardarla fra cinque minuti esatti». E alcune poco note che gelano il sangue. Firmate dal premier ungherese Ferenc Gyurcsany che dopo un’amichevole di calcio della sua nazionale con i sauditi si lasciò sfuggire: «I nostri calciatori si sono battuti con grande coraggio contro i terroristi arabi». O dall’ex presidente israeliano Ezer Weizman licenziato in tronco dal governo per aver detto di Shamir senza sapere di essere ascoltato: «Ha più peli sulle sopracciglia che fra le gambe».
Non mancano le gaffe tenere, quelle a cui nemmeno una dura come Condoleezza Rice sa resistere. Durante un’intervista sospirò di Bush: «Come dicevo a mio mari..., cioè, scusate, volevo dire come dicevo al presidente degli Stati Uniti...». Quando si dice sposata alla causa...