Re Fernando II un baby fenomeno grazie alla sorella

Ritratto dello spagnolo, primo pilota della storia a vincere due mondiali a 25 anni

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato

a San Paolo

Ci sono campioni del mondo che devono molto a un cognome celebre, vedi Ascari, vedi Villeneuve, vedi Hill; ci sono campioni che devono molto al padre che li ha messi in pista, vedi Michael Schumacher ed herr Rolf con la sua pista di kart. Ci sono campioni del mondo che, più mestamente, devono molto alla propria sorella. È il caso di Fernando Alonso, Nano per amici e nemici, 25 anni, asturiano di Oviedo, da ieri per la seconda volta consecutiva in vetta al mondo grazie a un semplice quanto schietto «no! adesso mi sono proprio stufata», urlato da sua sorella Lorena ormai venti anni orsono.
GLI INIZI - La sua carriera inizia infatti quel giorno, alla tenera età di tre anni. Papà José Luiz, operaio addetto al trasporto di esplosivi, forse per via del proprio mestiere non ha mai considerato le corse pericolose; da qui la decisione di trasmettere uguale passione alla prole: nella fattispecie, il debole per i go-kart. José Luis amava fantasticare, anche troppo, fatto sta che un giorno di 22 anni fa decise di montare pezzo per pezzo un vecchio kart. Imbullona qui, avvita di là, testimoni fidati narrano di averlo sentito dire alla giovane figlia Lorena, che all’epoca aveva 8 anni, «amore, vedrai, un giorno diventerai campionessa del mondo...». Per qualche mese, la povera figliola proverà ad accondiscendere le aspirazioni del padre, ma senza risultato. I sempre fidati testimoni oculari, raccontano dell’ennesima gara sofferta, della bimba che proprio non si diverte, della bimba che smonta dal kart e al caro papà dice il già citato «adesso basta, mi sono stufata». Fernando Alonso pilota nasce quel giorno. Ha tre anni e riceve subito in «eredità» il kart ripudiato dalla povera Lorena.
LA FAMIGLIA - Gli Alonso sono in quattro, babbo José, mamma Ana, commessa al reparto profumeria del Corte Inglès di Oviedo (fino a un paio di anni fa, poi è stata costretta a lasciare perché non vendeva più fragranze bensì faceva la postina per i fan del figlio), la povera Lorena ora felicemente medico e non kartista, e infine Fernando. A Oviedo, il bambino cresce a libri, cibo e kart. Papà Luis, ogni week end, lo carica in auto e lo porta in giro a disputare gare regionali. Il bimbo, giusto per rendere l’idea, viene iscritto a un torneo di otto corse e le vince tutte. Passano gli anni, Nano cresce, continua a vincere, i compagni di scuola lo hanno ormai soprannominato il «secchione dei kart», e Fernando comincia a far parlare di sé tutta la Spagna kartistica; a tal punto che papà Luis è anche costretto a percorrere migliaia di chilometri per farlo partecipare a gare oltre confine, in Italia ad esempio.
LA SVOLTA - Nel 1993, Nano, ancora dodicenne, inizia a lavorare come meccanico di kart; nel mondo di questi piccoli bolidi, tutti i ragazzini sanno che in pista sarà lui il pilota da battere, ma sanno anche che se dovessero avere bisogno di un piccolo aiuto nella messa a punto del mezzo o per aggiustarlo, basterà chiederlo a lui e ci metterà mano. Alonso riesce persino a guadagnare aggiustando i kart degli altri. Si arriva al 1995; è proprio in questo periodo che inizia a gareggiare per una famosa squadra di kart, la Iame, soprannominata la Ferrari dei kart. I successi continuano. Nel ’98, Nano concluderà la propria carriera nei kart con diversi titoli in bacheca, compreso un mondiale juniores, un titolo italiano e un europeo classe A.
LA FORMULA UNO - Cesare Fiorio, ex direttore sportivo della Lancia rally, ma soprattutto ex diesse della Ferrari, alla fine degli anni Novanta è alla guida della Minardi. La scuderia faentina, ora fagocitata dalla Toro Rosso, ricopriva da sempre il ruolo di grande scopritrice di nuovi piloti. In uno dei periodici test, Fiorio invita questo ragazzo taciturno e deciso che nel 1999 aveva vinto la formula Nissan e nel 2000 concluse quarto la stagione in F3000. La data è di quelle da appuntare: 13 dicembre 2000. Fiorio ricorda: «Avevamo chiamato diversi giovani, quando è venuto il turno di Fernando, mi sono subito accorto che aveva preso a pestare sull’acceleratore, e andava troppo veloce, troppo al limite. Per cui decisi di richiamarlo subito ai box per dirgli di star più tranquillo, di andare meno veloce. Quando rientrò, mi guardò con due occhi così e mi disse: “Ma guarda che stavo andando piano...”. Se è così – gli risposi – allora rientra in pista e spingi, così vediamo. Fu incredibile: abbassò tutti i tempi». E Fiorio lo mise sotto contratto con la Minardi per dieci anni.
IL NO ALLA FERRARI - Fernando diventa pilota Minardi a fine 2000, ma a Melbourne, per il primo Gp della stagione 2001, è già abile e arruolato e sotto contratto con Flavio Briatore. Nel frattempo succede che un po’ tutti nell’ambiente capiscono che il ragazzo non è solo forte, bensì un fenomeno. Fra questi anche Jean Todt e la Ferrari. Oltre a Briatore, anche il Cavallino chiederà Alonso alla Minardi, «ma noi – rivelerà tempo dopo lo stesso Giancarlo Minardi – preferimmo darlo a Briatore, perché se proprio dobbiamo perderlo, pensai, allora è meglio che accada a favore di chi si è sempre preoccupato del futuro delle piccole squadre».
IL PIÙ IN TUTTO - Una stagione con la Minardi, poi un anno, il 2002, con la Renault, ma nel ruolo di collaudatore. In pista, come titolari ci sono Button e Fisichella. Fernando macina migliaia di chilometri e patron Briatore, a fine stagione, decide che è pronto per il grande balzo: tornerà nei Gp come pilota ufficiale della Renault. E la storia si ripeterà: Nano che era stato il più giovane a vincere nei kart spagnoli, lo sarà di nuovo nella ben più difficile F1. Nel marzo 2003, in Malesia, diventerà il più giovane pilota nella storia della F1 a centrare una pole; in Ungheria, ad agosto, il più giovane a vincere un Gp, nel 2005 il più giovane a laurearsi campione del mondo e quest’anno il più giovane a centrare un bis iridato.
Ora che guadagna quasi trenta milioni di euro a stagione, ora che la McLaren l’ha chiamato per risollevare le frecce d’argento, ora che tutto il paddock l’ha ormai incoronato unico erede di Schumi non solo per i risultati, ma anche per l’approccio calvinista alle corse, Fernando sembra un pilota invincibile e senza punti deboli. O meglio, uno ce l’ha: guai a parlar male della sorella. Va su tutte le furie. D’altra parte le deve la carriera.