«Il re di Giordania onora Fabrizio Ora aspettiamo la sua Genova»

Graziella Quattrocchi confida le sue speranze in vista del dibattito sulla dedica di una via

Diego Pistacchi

Poche parole, sempre misurate. Cariche di quell’orgoglio che il fratello Fabrizio ha saputo raccontare al mondo negli ultimi istanti della sua vita. Graziella Quattrocchi, e con lei tutta la famiglia, non ha mai voluto fare un minimo accenno di polemica. E non vuole farlo neppure adesso che Genova deve decidere come onorare la memoria del suo concittadino ucciso dai terroristi iracheni. Sa che martedì il consiglio comunale discuterà finalmente la mozione con la quale si chiede di dedicare una via a Fabrizio. E sa anche che non tutti saranno d’accordo. Ma si limita ad attendere la volontà dell’amministrazione. Anzi, confida con ritrosia le sue speranze, quasi per paura di dire una cosa sbagliata, fuori posto. E ci tiene a essere chiamata solo per nome.
Graziella, cosa vi aspettate dal consiglio di martedì?
«Solo che Genova, la sua Genova, la città dove ha vissuto e dove voleva vivere, ricordi nel modo più dignitoso possibile Fabrizio».
C’è chi ha parlato di concedere un cippo, una targa.
«Sinceramente come famiglia ci aspettiamo qualcosa di più dalla città di Fabrizio. Ci spiacerebbe che qui non avesse le stesse attenzioni avute altrove».
Crede che piuttosto sarebbe più coraggioso non dedicargli niente?
«Forse sì, visto che tutta l’Italia sta ricordando mio fratello con iniziative importanti. E ovunque questo avviene superando qualsiasi discorso politico. È proprio quello che vogliamo, la memoria di Fabrizio non deve diventare un motivo di scontro politico».
Allora le farà piacere sapere che ieri sera il consiglio comunale di Brugnato ha approvato all’unanimità l’intitolazione del nuovo ponte?
«Davvero? Questa è una cosa che mi fa un piacere immenso, mi gratifica sapere che è stata una decisione presa all’unanimità, che tutti hanno votato per Fabrizio. Vede, il punto è tutto qui: Fabrizio, con il suo coraggio, ha unito l’Italia. Mi auguro che la sua Genova non si divida nel suo nome. A Brugnato evidentemente ha prevalso la sensibilità e l’umanità nel ricordo di una persona che di fronte alla morte ha trovato parole che rendono onore all’Italia».
Tra i primi a muoversi è stato il sindaco di Roma, Walter Veltroni. Lo ha già sentito?
«No, come non ho ancora sentito nessun rappresentante dei Comuni che stanno facendo qualcosa. Ci sarà tempo. Ma li ringrazio già tutti per quello che stanno facendo, senza alcuna pressione».
Poi ci sono gli italiani.
«Siamo commossi, da tutta Italia abbiamo ricevuto telefonate, lettere, dediche stupende. Persino libri, poesie. La gente comune, i cittadini ci hanno sempre sostenuto, si sono stretti a noi. C’è chi ha fatto delle sculture. Tutti vogliono ricordare Fabrizio. In Italia ma non solo».
Anche dall’estero?
«Sì, tra le tante sono molto legata a una lettera del Re di Giordania, che ci ha voluto manifestare la sua solidarietà, e rendere onore al coraggio dimostato da Fabrizio. È veramente toccante».
Una scelta ora la deve fare la sua Genova. Martedì sarà in consiglio comunale?
«No, assolutamente. Non mi sembra giusto. Sarebbe come voler interferire in una decisione autonoma dell’assemblea. E poi la nostra famiglia non pretende niente. Certe cose si fanno con il cuore, altrimenti non si fanno. Nessuno si deve sentire in obbligo, non c’è alcun dovere. Solo l’onore di ricordare un concittadino come Fabrizio».
Senza polemica, ma con grande compostezza e dignità. Come è stato il comportamento della famiglia Quattrocchi da due anni a questa parte. Anche di fronte a tante offese.