RE MINO E I VALVASSINI

Tutto mi sarei aspettato tranne che di farmi dare lezioni di democrazia da vecchi comunisti. Nel senso letterale della parola: esponenti del vecchio partito comunista. E, invece, sulle foibe è successo anche questo.
Certo, è un tema che appassiona i giornali genovesi meno delle primarie dell’Unione, un fenomeno da 35mila persone immigrati compresi. Un big-match a Marassi, tanto per capirci, ne fa di più. E, purtroppo, è un tema che appassiona anche alcuni esponenti del centrodestra meno delle primarie dell’Unione o addirittura degli exit-poll di questo storico appuntamento che tanto ha scaldato i cuori e tanto ci ha arricchito intellettualmente e politicamente.
Insomma, in questi giorni, di fronte all’incredibile scelta di invitare una storica negazionista in Provincia alla Spezia per parlare del tema, le reazioni del centrodestra al di fuori dello spezzino si sono contate sulle dita di una mano. Intendiamoci: io sono per la libertà di ricerca storica sempre e comunque e credo che le menzogne e i negazionismi si combattano con la forza delle idee e della storia e non con leggi assurde come quella che propone il governo Prodi. Ma fra mettere in galera gli Irving de noantri e dare loro dignità di relatori nella giornata del Ricordo, ci sarà pure una via di mezzo. E contestare questa scelta è qualcosa di più di un diritto di chi fa politica. É un dovere. Soprattutto perchè non c’è niente di più attuale e di meno ideologico della ricerca della verità e della memoria.
E così è successo che le cose più forti sono venute da sinistra. Le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - che, per come lo conosco, e posso testimoniarlo anche con esempi molto personali, è un galantuomo, senza mezzi termini - sono alte e nobilissime. Certo, in ritardo di decenni. Ma alte e nobilissime. Così come lo erano quelle di Fausto Bertinotti quando ha parlato di «tragedia e scempio» portati avanti in nome del comunismo, fra rampogne cossuttiane. Così come, in Liguria, ha usato parole altissime anche Mino Ronzitti.
Con «Re Mino», spesso, abbiamo polemizzato su questioni storiche. Soprattutto abbiamo polemizzato sul suo sentirsi vestale di una Resistenza sempre e comunque con la maiuscola, anche quando non era tale. Fra l’altro, non facendo nemmeno un gran servizio alla Resistenza vera. Ma, di fronte al suo discorso sulle foibe, mi levo il cappello. In particolare, mi è piaciuto che il presidente del consiglio regionale abbia ribadito l’impegno proprio contro «la cultura negazionista di quanti sono stati offesi e violati nei loro diritti, nella loro identità, nei loro affetti». Le parole di Ronzitti, sono le mie parole. E spero che ora il consiglio regionale - quando voterà il documento di Gianni Plinio per condannare il caso spezzino - le faccia proprie, senza ipocrisie o scuse. Spero soprattutto che, nel centrodestra, nessuno sia mai valvassino. Lasciando così il campo a re Giorgio e re Mino.