Il re è nudo

Enrico Letta, dal palco della presidenza del Consiglio, ha dichiarato che non è possibile andare avanti con una maggioranza fatta dal voto dei senatori a vita e che bisognerà allargarla. Mi sembra evidente che queste parole formalizzino lo stato di crisi del governo Prodi. Ma c'è di più. Il sottosegretario ha parlato in un modo così ultimativo per segnalare che è impossibile continuare con una maggioranza ricattata dall'estrema sinistra. Così dicendo ha formalizzato anche la crisi dell'Unione. Si apre, pertanto, un nuovo scenario.
Il principale collaboratore di Prodi persegue lo scopo di richiamare all'ordine i dissidenti dell'estrema sinistra che si rifiutano di votare il rifinanziamento della missione in Afghanistan: o votate o si spacca tutto. E forse ci riuscirà, per questa volta. Rifondazione comunista, infatti, temendo un allargamento ai centristi, ha dichiarato (Giordano) che farà la brava. I Comunisti italiani (Rizzo) insistono nella divergenza, ma per alzare il prezzo. Il Presidente della Repubblica fa capire che la sinistra deve restare unita, ecc. Ma anche se l'Unione supererà in qualche modo la questione dell'Afghanistan, poi il problema del ricatto dell'ala estrema, aggravato dalla maggioranza inesistente al Senato, si ripresenterà in qualsiasi tema rilevante di politica estera ed economica, rendendo infattibile la governabilità. Per questo, e non solo per motivi contingenti, è stato evocato l'allargamento della maggioranza: se Prodi vorrà restare in sella dovrà per forza comprare voti centristi. Ora le opzioni di scenario, escludendo la Grande coalizione, sono tre: a) l'estrema sinistra viene pagata con un prezzo talmente soddisfacente da tenerla buona a lungo; b) la sinistra moderata riesce a comprare voti al Senato e così annullare la divergenza di quella estrema; c) Prodi cade e si va a nuove elezioni o subito o dopo un governo a termine. Le parole di Letta lasciano intendere che il primo scenario, qualora fattibile, non sarebbe risolutivo o accettabile. Potrà essere fattibile il secondo? Non credo che singoli parlamentari eletti nel centrodestra accettino il rischio di farsi etichettare come traditori prezzolati. Potrebbe un nuovo partito cosmetizzare il salto di schieramento per alcuni? Non si può escludere, ma avrebbe poca forza numerica e l'operazione si tradurrebbe in un paio di parlamentari in più per la Margherita. Se l'Udc resta saldamente all'opposizione, e non vedo come Casini potrebbe non farlo, l'allargamento centrista della maggioranza sarebbe ben poca cosa. Siamo quindi alle soglie di una crisi di governo e maggioranza dove è prevedibile che la sinistra tenterà di tutto per evitarla, ma con minimo margine per riuscirci. Grazie a questo si apre una seria possibilità per il centrodestra di incalzare la falsa maggioranza di sinistra nei guai ed ottenerne la crisi finale. Ma la Casa delle libertà è in un momento di difficile riorganizzazione dove la maggiore attenzione è diretta sulle questioni interne (leadership, rinnovamento dei singoli partiti, ecc.) e dove prevale l'idea che Prodi non cadrà presto. C'è chi fa tale analisi perché convinto che il collante del potere alla fine manterrà coesa la sinistra. A questi va segnalato che tale assunto, per le parole di Letta, non è solidissimo. Altri nel centrodestra sperano che una media durata del governo Prodi favorisca la crisi della leadership di Berlusconi. Ma a costoro va chiesto: per liberarvi di Berlusconi aiutereste a vivacchiare un governo che non può governare e che se lo fa genera disastri in politica di sicurezza ed in economia, in un momento storico d'emergenza per ambedue tali materie di interesse vitale per la nazione? Penso di interpretare il sentimento dell'elettorato di centrodestra nell'invocare un rapido rischieramento della Casa delle libertà per accelerare la crisi di Prodi e dell'Unione, restare compatti riconoscendo ancora una volta la leadership a Berlusconi, ed andare a nuove elezioni il prima possibile. Pur avversario, desidero ringraziare Enrico Letta per aver detto la verità sullo stato delle cose a sinistra. Facciamo anche noi cose vere a destra.
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