Il re di tutti i mastini bracca le vittime in tv

Di certo non passa inosservato. Pantaloni di pelle nera, gilet sul torso nudo, bicipiti tatuati. E tanto per non farsi mancare nulla un medaglione al collo a forma di stella di sceriffo. Duane «The Dog» Chapman sembra Chuck Norris ma diluito nella tequila. Dice: «Scrivete il mio nome al contrario: leggerete God, cioè Dio». God o no di sicuro è il migliore. In vent’anni di safari ha catturato più di seicento fuggitivi e nessuno ha fatto meglio di lui. Ha passato i cinquant’anni, si è sposato quattro volte, ha messo al mondo dodici figli ma è ancora in pista, inseguito dalla rete americana Aetv che ne ha fatto l’eroe di un reality mozzafiato «Dog, The Bounty Hunter» e che ogni martedì porta milioni di americani sulle tracce dei most wanted d’America. Il top degli ascolti lo ha fatto con la cattura di Andrew Luster, erede dell’impero cosmetico Max Factor, il re dei rimmel e degli ombretti, con una collezione di 86 imputazioni per stupro, condannato, dopo la cattura, a 124 anni di prigione, uno per ogni milione di dollari di eredità che gli sarebbe spettato. Duane, che ha anche un sito tutto suo invaso da lettere d’amore e di gratitudine, piace per quello che è: uno sceriffo mercenario, ma anche un fervente cristiano che prega per le sue prede. Pensare che a Denver da ragazzino era un poco di buono: piccole rapine, marijuana, saccheggi. Poi un’accusa di omicidio trasforma lui stesso in fuggitivo. Condannato a cinque anni di lavori forzati ne sconta solo un paio, ha migliaia di dollari di alimenti da pagare alla moglie ma il giudice lo guarda negli occhi e gli mostra una foto: «Se mi riporti questo ragazzo qui ci sono 200 dollari di premio». La vita del più grande cacciatore di taglie del mondo cominciò con una scommessa. Ma non è un bastardo Duane. Una volta rinunciò a una ricompensa perché scoprì che alla sua preda un tumore concedeva solo pochi mesi di vita. Perché per fare il suo lavoro ci vuole fegato. Ma anche un po’ di cuore.