Rea, i carabinieri a casa del marito di Melania Si cerca la prova regina in 2 valigie e nell’auto

Perquisizione a casa dei genitori del militare, unico indagato per l'omicidio della moglie, e della famiglia di Melania. Sequestrate due valigie, tra cui il trolley sparito dai primi momenti dopo il delitto della giovane mamma. Sotto la lente dei Ris anche la Renault Scenic di Parolisi

Basta la risposta. «Come mi sento? Come sempre, sicuro di me stesso».

I quattro carabinieri partiti da Ascoli escono dall’abitazione dei genitori di Parolisi a Frattamaggiore dove il caporalmaggiore si è rifugiato all’indomani dell’omicidio della moglie. È quasi mezzogiorno. Sono passati quasi tre mesi, e per quel delitto è proprio lui l’unico indagato. Ancora una volta non perde l’occasione per tacere, perlomeno per non rendersi inviso con ha fatto finora tra mezze lacrime e tante bugie. Adesso fa il duro. Come fosse in caserma, in piazza d’armi a dare ordini alle soldatesse che addestrava di giorno e poi lusingava fuori dai ranghi.

I militari frugano per un’ora, se ne vanno con in mano un trolley e un navigatore satellitare, un’altra valigia, praticamente identica la porteranno via poco più tardi, a Somma Vesuviana, da casa della famiglia di Melania, la vittima, la bella moglie del soldato sparita il 18 aprile in un tiepido pomeriggio di primavera e trovata massacrata a coltellate due giorni dopo in un bosco.

L’obiettivo dei carabinieri era quello di trovare il trolley che Raffaele Paciolla, l’amico e vicino di casa del caporalmaggiore dell’esercito, sostiene di aver visto nel bagagliaio della «Scenic» di Parolisi a Colle San Marco, il giorno della scomparsa di Melania, il 18 aprile. Quando venne chiamato dal soldato per aiutarlo a cercare la moglie «scomparsa». Perché cercare questa valigia? Semplice: fosse lui l’assassino-come ipotizzano Procura e investigatori- in quella borsa potrebbero esserci finiti gli abiti, forse sporchi di sangue, che avrebbe indossato al momento del delitto.

«Ogni giorno con le notizie che si susseguono siamo sempre più stanchi, arrabbiati e confusi, perché vogliamo qualcosa di certo al più presto», si sfoga Michele Rea, fratello di Melania. «Il trolley di Salvatore stava a casa mia. Il sabato dopo la scomparsa di mia sorella - aggiunge Michele - io e Salvatore eravamo scesi a Somma Vesuviana insieme e lui aveva portato i vestiti di Melania a casa di mia madre in quel trolley. I carabinieri lo hanno preso e hanno lasciato gli abiti».

Ma non è solo nei bagagli che gli inquirenti cercano la «prova del nove». La Renault «Scenic» del caporalmaggiore sequestrata a fine giugno e parcheggiata nella caserma di Frattamaggiore (Napoli), è stata trasportata a Roma. Qui la passeranno al setaccio i Ris.
A conferma che non vi sono altre piste, scenari diversi. Tutti i sospetti si concentrano sul bel soldato, tombeur de femmes, bugiardo e po’ reticente.

Un amico ha provato a difenderlo in diretta tv l’altro giorno a «Pomeriggio cinque». «Su Melania, Salvatore non ha mentito», giurava Giulio Mormile. «Lei voleva lasciarlo? Penso proprio di no, non ne sapevo niente, per me era una coppia felice, non sapevo che la tradisse anche se penso di essere il suo amico del cuore - raccontava l’uomo -. Non credo però che avrebbe lasciato la moglie per Ludovica e quando ho scoperto tutto ci sono rimasto male, li vedevo molto affiatati. Oggi Salvatore è sicuro di sé, non ha paura ed è tranquillo».

Peccato, però, che non convinca quasi più nessuno.