REAGIRE ALLA CRISI/ 2 Le lettere dei lettori

Ecco le esperienze dei lettori raccontate al <em>Giornale.it</em>: vite
vere, difficoltà concrete, obiettivi raggiunti e mancati. Ecco come le
imprese e i risparmiatori italiani stanno reagendo alla crisi

Illustrissimo Direttore,
siamo una piccola struttura alberghiera nata nel 2003 con sede in Umbria a Massa Martana, Le scriviamo, in relazione al vostro articolo dove invitate le imprese a comunicare le varie esperienze, per raccontarLe la nostra storia riguardo la legge 488/92. Nel 2002 abbiamo terminato l’iter per l’assegnazione dei fondi previsti dalla Legge 488, negli anni seguenti abbiamo subordinato la nostra attività aziendale alle direttive delle Legge, con notevoli spese accessorie, fino ad arrivare finalmente, ad inizio 2008 al completamento delle direttive, che avrebbe dovuto portare all’erogazione dei fondi promessi, nonché già stanziati dal ministero(per un totale di 30000 euro).
In data 12 maggio 2008 ci è pervenuta attraverso la banca erogatrice (unicredit), una comunicazione del ministero dello Sviluppo con la quale ci informavano che i fondi in oggetto erano in perenzione amministrativa e pertanto non sarebbe stati soggetti all’erogazione. Abbiamo richiesto alla banca un anticipo della somma dovuta ma ci è stato immediatamente negato. Tutto questo ha portato la nostra azienda ad avere delle difficoltà economiche. Sulla stampa si legge che vengono erogati milioni di euro per le piccole e medie imprese, noi ci chiediamo come è possibile che lo Stato non eroghi le somme dovute precedentemente !!!
Cordiali saluti
Francesco Orsini  

Siamo una piccola azienda che progetta, costruisce, vende in Italia e estero macchinari di propria costruzione e che fattura da 2.500.000,00 a 3.500.000,00 di € circa. Sono 50 anni che siamo sul mercato e abbiamo sempre investito tutto nella ns/azienda (anche sbagliando) e non abbiamo mai usufruito di benefici di qualsiasi natura.
Ora tutto va a rilento e per le banche siamo gente da scartare anche se gli interessi e commissioni varie sono altissime ( € 6,15 per operazioni di bonifico) e abbiamo sempre provveduto al pagamento. Pensiamo che dovremmo ricevere una quota di partecipazione da diverse banche.
Il ns/ commercialista ci ha assicurato che potremmo chiedere ad ogni banca un risarcimento di circa € 15.000,00min per gli interessi e commissioni praticati. Ma come si fa che poi ti chiudono tutti i canali!!!! Per fare fronte a diversi pagamenti non riscossi (vedi in Sardegna, Roma, coop. varie ) abbiamo dovuto smpre aggiungere del ns/ cosi ci troviamo senza nulla. Siamo sempre stati di destra ma in questo momento siamo veramente delusi. Abbiamo dovuto fare un mutuo sul ns/ capannone per potere continuare in attesa di cedere l'attività - se si troverà- . I ns/ operai hanno comprato casa/ville dunque sono sempre stati pagati! Se non adempiamo a tutti i ns/ doveri parte Equitalia come se fossimo delinquenti.
Ne abbiamo pieno le scatole.
Saluti, Ugolina p

Cara redazione,
la nostra azienda è una storia italiana. La riassumo per titoli e poi lascio a voi valutare se è interessante. Nel 2005 l'azienda di cui ero dirigente nel settore dei servizi tecnici entra in crisi. Nel 2006 con gli allora miei colleghi decidiamo di metterci in proprio e nasce BPSEC srl. L'età media era ed è per tutti sotto i 40 anni. Costruiamo un gruppo di servizi innovativi per le aziende fatto di elevate competenze tecnologiche e di processi industriali, test di laboratorio e di un approccio aperto ai mercati del far east. Partiamo in 8 e oggi siamo in 23.
Siamo partiti in un sottoscala prestatoci da un cliente, ora abbiamo due sedi (una vicino a Malpensa ed una a Shanghai) per complessivi quasi 1000metri quadri di uffici. Il Business plan iniziale (finanziato da noi soci e da due banche) indicava investimenti in tecnologia per 500 mila euro e break even al terzo esercizio. Gli investimenti li abbiamo abbondantemente superati e il break even è avvenuto al primo esercizio.
La gran parte dei media nazionali hanno parlato di noi (Panorama, Il Sole 24 Ore, Milano Finanza, Il Giorno, La Prealpina) e collaboriamo stabilmente con Radio 24 - Il Sole 24 ore per i temi tecnici legati al mercato cinese. Abbiamo diversificato nel 2008 i servizi per sfruttare nuove visioni ed occasioni lanciando un servizio che si chiama Domus Italia che dopo meno di 12 mesi sta per vivere uno spinn off e dare vita ad una seconda azienda. BPSEC e Domus Italia vincono a gennaio 2009 il prestigiosissimo China Trader Award davanti a tutti i mostri sacri dal made in Italy con la seguente motivazione "Azienda giovane e vivace che offre una vasta gamma di servizi specialistici per l’impresa e per la pubblica amministrazione, vantando un’esperienza di primo piano sul mercato cinese. ......... l'azienda ha ottenuto una posizione strategica grazie all'idea innovativa e vincente di seguire i propri clienti giungendo alla risoluzione dei problemi più complessi e fornendo supporto in fase di ricerca, sviluppo e controllo qualità. Ha inoltre introdotto in modo innovativo nei progetti di trading competenze specifiche quali l'ecodesign ed il green procurement dando un importante contributo alla promozione di uno sviluppo sostenibile di impresa. Nel 2008 BP SEC ha lanciato il progetto Domus Italia che ha come finalità la creazione di una realtà organizzativa in grado di supportare l’export dei prodotti italiani in territorio cinese nel settore agroalimentare. Il progetto rappresenta un caso esemplare di proficua collaborazione tra la cultura occidentale e il mercato orientale, frutto del lavoro di un team la cui filosofia è quella di penetrare il mercato “con occhi cinesi e testa italiana”, combinando dinamismo, know-how e capacità di relazioni con la controparte locale.
E' abbastanza per far capire che alla crisi non solo si reagisce ma si corre incontro e la si salta con idee e con determinazione? Da Shanghai per ora è tutto.
Daniele Barbone  

La nostra è una micro impresa. Due socie e una dipendente, io solo una "consulente" esterna cresciuta in laboratorio. La nostra è una pasticceria che produce prodotti di alta qualità artigianale. Le problamatiche di sempre, solo accentuate dalla crisi, sono la tassazione eccessiva, vessatoria. Le tasse non permettono di respirare, sono il peggiore dei parassiti. O meglio lo stato, in tutte le sue forme, è il peggiore dei parassiti. Le persono oneste sono sempre quelle che hanno la peggio.
Ci sono periodi in cui per poter lavorare e pagare fornitori sei costretta (non riesci) a pagare le tasse e lì iniziano i problemi con il più crudeli degli usurai: l'Equitalia, società di riscossione di stato ed enti locali. Applicano interessi esorbitanti, interessi su interessi. Ma come è possibile che lo stato "punisca" in questo modo aziende che cercano di pagare tutto e su cui si regge tutto questo falso assistenzialismo? Sembra una strategia vincente? Direi proprio di no. Si incentiva l'envasione totale.
L'altro problema è la burocrazia, in tutte le sue forme. Mesi e mesi per ottenere certificati, tempo sotratto al lavoro perchè non si riceve mai una risposta univoca, devi tornare in uno stesso ufficio decine di volte. Controlli continui (ma solo in determinate attività altre sono sempre esentate chissà come mai), altro tempo perso. La burocrazia esiste ovunque e quando si parla di banche non si può non notarla. Tutti i governi e governatori delle banche centrali fanno appelli affinchè venga ampliato il credito alle imprese, ma dato che gli appelli non danno esiti perchè non intervenire con atti coercitivi?
In questo momento il credito è necessario altrimenti le imprese falliscono. Le vendite sono diminuite, le entrate anche, i costi fissi restano. E devono essere coperti. I fornitori riducono i termini di pagamento, e per fare ordini devi pagare. I clienti non pagano. Quindi le aziende hanno bisogno di liquidità. E' per questo che sono nate le banche: prendere e dare a prestito. Bene, sapete quanto tempo ci vuole per aprire un conto corrente ed ottenere un fido? Se tutto va bene deu settimane. Ma dipende dalla banca. Ci sono alcune "banche", che potrebbero meglio essere definite istituti di deposito che dopo un mese non sono ancora in grado di dirti se la richiesta è stata accetata o meno. E in tanto, che succede? Potrebbe succedere di tutto. Anche non averne più bisogno. Per non parlare dei tassi che applicano, con l'Euribor all'1,8 i tassi sui prestiti sono intorno al 6% e quelli dei fidi sull'8,5%. Ho rilevato questi dato sugli estratti conto di 6 banche alcune grandi gruppi altre piccole banche locali.
I Finanziamenti a fondo perduto promossi da società controllate da regioni o altri entiche ricevono fondi europei o statali. Noi ne abbiamo richiesto uno. Negli ultimi due anni abbiamo investito molto, proprio investito perchè prima devi acquistare le attrezzature, gli impiati ecc. e poi dopo controlli ti restituiscono una x%. In corso d'opera cambiamo la documantazione necessaria, non c'è mai nulla di certo. Nessuno si espone. Tutto è aleatorio e variabile, tranne il fatto che tu hai investito i tuoi soldi. Il consulente profumatamente pagato per seguire la pratica, se ne disinteressa perchè ne ha tante.
Alla fine capisci una regola semplice: in realtà non riceverai quella x% ma molto molto meno perchè avrai dovuto sostenre tante di quelle spese per atti e documenti che avresti fatto bene a non partecipare mai tale procedura. A guadagnarci saranno solo i furbi che fanno carte false (letteralmente) e froderanno tali società.
Credo che l'unico modo per superare la crisi sia proprio permettere alle aziende di accere al credito, la crisi come tutte le crisi tra qualche mese inizierà ad essere meno pesane e forse le persone ricominceranno a consumare. Perché non vincolare in modo efficace gli aiuti che stanno dando alla banche all' aiuto alle imprese? Sono anni, forse da sempre, che le banche vengono agevolate in tutti i modi. Basilea 2 prevedeva uno sconto del 25% sul prtrimonio accantonato dalle banche per i prestiti ai clienti retail, ma quali clienti ne hanno beneficiato? Credo proprio nessuno. In università ci hanno presentato Basilea 2 come soluzione a tutti i mali, ma in quale mondo vivono?
Il governo deve investire in infrastrutture. Noi serviamo solo enoteche e la spedizione erode ulteriormente il margine di guadagno perchè incide abbastanza. Ma non c'è da sorprendersi. Le infrastrutture sono carenti, molto carenti. Il traffico ferroviario è minimo ma come può sorprenderci? Le rotaie sono del secolo scorso, le linee periferiche vecchie e abbandonate e quindi trasporto su gomma. Ma anche strade, superstrade e autostrade sono congestionate, proggettate male, piene di curve e pericolose. Le liberalizzazioni fatte fino ad ora hanno avuto solo effetti negativi. Il mercato è stato ridotto a brandelli, ed sopratutto invece di creare competizione ha creato una "concorrenza sleale". Ha premesso l'ingresso di operatori scorretti, basti pensare alle liberalizzazione nel mercato della telefonia e dell'energia, alla fine quelli che presentano come vantaggi sono svantaggi per un motivo basilare: le linee tefoniche sono di proprietà di Telecom, le linee elettriche dell'Enel di conseguenza in bolletta ci saranno costi aggiuntivi. Per non parlare poi dei contratti. Sfido a leggere quelle clausoline scritte piccolissime, e sono proprio quelle a legarti le mani, a cui nessun operatore accennerà mai. Le liberalizzazioni si devono fare alla base, quelle fatte fino ad ora sono solo "voci civetta" per attirare alettori alle politiche. In conclusione, credo che il mercato ha bisogno di due cose: etica e moralità. Perchè le regole non servono se c'è chi le viola. L'etica e la moralità devono far parte dell'uomo altrimenti l'economia andrà a rotoli come è successo ora. Il mercato si autoregola se gli operatori sono onesti, egoisti per nautra ma onesti.

Sono titolare di due piccole aziende a Roma, dedite alla somministrazione di alimenti e bevande e vendita al dettaglio settore alimentare.
In una delle predette attività lavorano quattro persone tutte dello stesso nucleo familiare e a dire la verità fino ad oggi sono riuscito a sopravvivere a malapena, superando di volta in volta i numerosi ostacoli che si sono presentati lungo il percorso di dodici anni di attività. Considerato che allo scadere dei dodici anni, il proprietario delle mura del negozio, oltre ad avere percepito tutti gli anni i regolari aumenti Istat, a fronte di un eventuale rinnovo del contratto pretende una maggiorazione del cento per cento e cioè il doppio, incurante delle moltecipli difficoltà che bisogna affrontare specialmente in questo settore.
Pertanto credo sia del tutto inutile continuare a fare sacrifici cercando di tenere aperta una attività strozzata da una miriade di tassazioni a livello statale, comunale e regionale nonché da un canone locativo delle mura insostenibile.
Il governo potrebbe chiedere un piccolo sacrificio anche ai proprietari degli immobili commerciali affinché non costringano, come nel mio caso, a chiudere l'attività, onde evitare il certo fallimento e tutte le conseguenze che inevitabilmente ne deriverebbero. Chiudere un attività commerciale perché il canone d'affitto delle mura è insostenibile, significa licenziare personale e cioè meno occupazione, meno entrate per l'erario ma sicuramente un valido contributo ad incrementare la già grave situazione economica. Ogni giorno in Italia chiudono migliaia di attività solo perché non riescono più a pagare l'affitto, credo sia una cosa assurda che il Governo non intervenga in modo tempestivo affinché blocchi con decreto il continuo ed incontrollato aumento degli affitti.
Giuseppe

Le banche fanno esattamente il contrario di quello che chiede il premier Silvio Berlusconi, chiudono tutti i crediti seppur di piccole cifre alle piccole e medie aziende!!!
Larry

Ho da poco compiuto 24 anni e da poco prima di natale ho aperto una gastronomia di prodotti tipici campani nella mia città. Sia prima di avviare l'attività che tutt'ora, mi dicono gente comune che imprenditori locali, di essere stato un pò pazzo ad aver investito in questo periodo di crisi e con prodotti di qualità alta. Il periodo natalizio è andato abbastanza bene come inizio, ero da 10 giorni sulla piazza prima di natale, poi è arrivato gennaio, ed è stato il primo banco di prova durissimo, calo delle vendite, anzi crollo, dato anche dalla situazione industriale de mio paese, da dicembre a ora circa 1500 Cig e 500 mobilità.
La crisi è profonda, ma io vedo ancora moltissima gente che butta il pane, che spende 20€ x una lampada alla faccia, che con 800€ di stipendio vuole fare lo spaccone con abiti firmati. Ho voluto investire in questo momento per farmi le ossa, anche perché so che la vita non sarà piu come prima, ci dovremo abituare a una vita diversa, almeno per alcuni anni sarà cosi per tutti, per le fasce deboli, per i piccoli negozi come il mio, ma sono sicuro che sopravviveremo. Io però, sono contrario, nonostante sono tesserato del centrodestra, ad alcune azioni del governo, gli aiuti dovranno andare alle migliaia di famiglie che vivono con 600/1500€ al mese, e che chi ha ancora il posto di lavoro si farà anche schiavizzare per non perderlo, ora il rischio è quello dello sciacallaggio da parte di taluni industriali, la stragrande maggioranza dei consumatori, sono le persone semplici, normali, operai, muratori ecc, coloro che pagano e ringraziono, il commercio di certo non lo fanno girare i grandi ricchi, allora se in america si vuol tassare i miliardari per dare la sanità a tutti, in italia bisogna tassare i ricchi per far vivere dignitosamente tutti.
Stop agli aiuti alla Fiat se questi non mantiene ed assume nei suoi stailimenti in italia, perché è probabile che i nostri soldi frutteranno in fabbriche nei paesi dell'est,dare gli incentivi per la macchina nuova non serve se l'operaio non ha lavoro, bisogna dare lavoro e paga rapportata al tenore di vita di oggi, e le persone comprano anche senza incentivi.
Per quanto riguarda il mio campo, bisogna promuovere i prodotti italiani, perché mangiare italiano, non solo è una garanzia alla salute, ma è anche uno dei tanti motivi per far ripartire l'economia, ci sono tanti discuont che vendono merce estera, a volte ci sono sequestri, ma nulla si fa, bisogna creare la cultura alla salute che passa dalla tavola, dal cibo uono italiano, i grandi discount esteri giocano sulla disperazione delle famiglie che non arrivano a fine mese, e le fanno ammalare, come è capitato, con il consumo alla lunga di merce di basso costo e poca qualità. L'Italia si rialzerà.
Antonio

Egr. Redazione de Il Giornale.it,
sono un artigiano, vivo e lavoro a Todi provincia di Perugia, realizzo mobili d’arte e mi occupo di conservazione di beni artistici, sono prossimo alla pensione,anche se so che dovrò continuare a lavorare. 1 – la pensione di noi artigiani è quella che è,
2 – faccio questo lavoro dall’età di dodici anni con passione e convinzione, negli anni passati ho avuto l’opportunità di eseguire bei lavori.
In Italia tutto è cambiato con tangentopoli, premetto: fino alla fine degli anni 80 ho lavorato tranquillamente senza compromessi di sorta, ho eseguito lavori sia per le istituzioni che per i privati, in quel periodo mi sono avvicinato alla Confartigianato e alla DC, per la quale nelle elezioni amministrative del 1990 mi candidai per il Consiglio Comunale, senza alcun tipo di interesse se non quello, credo giusto, civico. Non venni eletto, gia lì ebbi il sentore che qualcosa era cambiato. Contemporaneamente era cresciuto il mio impegno in Confartigianato, da Presidente Comunale, lo sono tuttora, presidente di federazione e tutti gli impegni che richiede lo stare dentro un sistema.
Dal 1990 il Comune di Todi, amministrazione di sinistra fino al 2007, non mi ha più commissionato lavori e anche qualche privato è sparito, da “ Gettonato “, sono divenuto “Caro” , questo è il trattamento per chi non la pensa come loro, non partecipa e non copre le loro truffe. In questo gioco entrano anche le banche con la loro “ Discrezionalità “. Ho cercato di sopravvivere accrescendo la qualità del mio lavoro e tenendomi cari, pochi clienti ma buoni .
Con il 1990 le tangenti sono sparite, il lavoro è andato a quelli di sinistra o presunti tali, comprese le agevolazioni. Da artigiano e da dirigente artigiano: l’ Italia necessità di istituti Tecnici e Professionali,non solo per le nuove professionalità ma per i mestieri tradizionali, che stanno scomparendo proprio per la mancanza di vere scuole, i corsi di formazione di cui si sta parlando non servono a nulla se non a foraggiare chi li gestisce e precludono ai giovani, sfortunati, qualsivoglia prospettiva se non quella di rimanere operaio a vita. Senza scuola non può esserci crescita ne capacità di innovazione. Il limite dell’imprenditoria minore e in special modo per i mestieri tradizionali è la mancanza di scolarizzazione.
A Todi nel decennio tra gli anni 60 e 70 avemmo la fortuna di avere il triennio IPSIA per mobiliere ebanista, anche io lo frequentai, e posso dire che quella possibilità è stata importante per ciò che ho fatto in seguito. I discorsi sono molto più lunghi e complicati, mi scuso se non mi sono espresso con chiarezza e in un buon italiano. Molti anni fa una circolare associativa consigliava alla dirigenza di intraprendere iniziative che aiutassero le imprese ad inserirsi nel mercato e non puntare solo sui servizi e sulla burocrazia, si è scelto la seconda strada.
Negli anni 80, questa è la mia esperienza, si usava il fido e gli interessi erano alti, ma c’era il lavoro e ricco, oggi le associazioni insieme alle banche favorizzano il finanziamento ma il lavoro è poco e povero. Ringraziando per la cortesia, cordiali saluti.
Pier Luigi Buini Boini
www.buiniboini.com

Salve, sono un piccolo imprenditore della Sardegna. Racconto la mia storia per far andar bene le cose in tempo di crisi come questo. Prima di tutto questa crisi è servita per aprire gli occhi a tutti. Si parla tanto di miliardi di euro andati in fumo.!? Qualcuno di noi ha visto per caso montagne di soldi bruciare? No sono sparite solo le casseforti, qualcuno sicuramente le ha prese. Certo oggi siamo ritornati alla realtà, con la gente (la chiamo cosi, perche sono di buon umore) che vendeva ogni giorno fumo con pezzi di carta che valeva zero, spacciandola per azioni, titoli, a reditto sicuro.
Ho aperto una piccola gelateria artigianale nel 1993, quando in Sardegna era cosa rara, questo per i costi dei trasporti, la lontananza dal continente Italia, ma anche per la non buona fama vedi sequestri, bombe, e povertà culturale ed economica. Ho fatto questa gelateria pensando cosa voglio io come cliente? Bene la risposta era una sola qualità, servizio ed onestà, e tanta tanta positività da parte mia anche quando non era il caso. Quindi con il duro lavoro l'onestà. Formula colladuata, ho realizzato con pochi aiuti da istituti di credito, una piccola catena di gelaterie, dislocate in tutta la Sardegna. Con la riscoperta di molte ditte Italiane che lavorare in Sardegna nel campo delle gelaterie artigianale era conveniente.
Ora grazie anche al mio piccolo contributo questo è rimasto. Ho provato in altri campi sempre con la formula, duro lavoro, onestà e qualità, e devo dire che funziona sempre. Mi sono dedicato nel campo della salute, con una clinica Odontoiatrica, usando gli stessi strumenti. Bene la ditta và a gonfie vele, la gente è felice, per me niente è più di valore di questo, vedere che la gente è contenta perchè non la freghi. Certo non posso dire che ho tanti soldi, perchè non bado a spese per dare il meglio che posso, ma vi garantisco che qualsiasi, dico qualsiasi cosa io voglio fare come lavoro, con questi strumenti il risultato è uno solo si fiorisce nella azienda, e si prospera.
Perchè ma perchè la gente e noi tutti vogliamo solo questo. Poterci fidare del prossimo come noi stessi, e tutte le aziende del mondo, compresi i governi saranno felici.
a presto
Gianfranco Dessena

Sono un piccolo imprenditore, di CASTEL VOLTURNO e oggi con molto sforzo economico e psicologico cerco di portare avanti le mie attività, anzi mi do da fare per incrementarle a migliorarle ed ingrandirle, ma trovo delle difficoltà e non mi arredo, litigo anche con la famiglia dicendo che un imprenditore deve avere quel coraggio che nei momenti difficili deve trovare le risorse per non fermarsi. certamente si discute con calma e vivacità, con toni bassi e molte volte con toni accesi. studio come potermi muovere, ma nascono altre difficoltà, a mettersi di mezzo in maniera forte e allarmante si presenta la crisi, cerchi di diminuire le spese ma certi ordini sono stati effettuati 8-9 mesi prima, e quando la merce arriva col passare dei mesi bisogna pagarla anche se non riesci a vendere;
ecco che allora inizia il vero calvario, a chi chiedere aiuto? inizi con i parenti qualcuno ti aiuta ma non basta, chiedi alla banca dei fidi o prestiti, niente da fare il momento non é propizio, i fornitori pressano, ma non riesci, cerchi altre strategie, ti ricordi dei pochi risparmi investiti, ma con la crisi che ti trovi nel vendere prendi poco o niente, comunque meglio di niente, le spese quelle fisse ci sono: operai, luce, telefono, nettezza urbana, commercialista, f24 varie, inps, iva, unico, ici di casa, benzina, riscaldamenti, vigilanza, assicurazione e per finire gli alimenti per mangiare almeno quelli, l'incasso diminuisce e tu non sai cosa fare.
la banca per un fido di 30/40 mila euro chiede una contropartita sostanziosa almeno un bene da ipotecare a loro favore un bene di circa 350.000 mila euro, chiedo allora che almeno mi diano un fido più sostanzioso di circa 100.000 mila, no dobbiamo vedere se c'è la possibilità di arrivare a darvi il fido per 30 mila, allora rifiuto, per portare avanti la mia forza con i fornitori a pagarli regolarmente ultima spiaggia porto gli oggetti di valore al monte dei pegni, almeno per un po' sto tranquillo, ma Natale non funziona poco incasso e molti debiti cerco ricerco ma non trovo possibilità che quella di chiamare i restanti fornitori e parlarle con chiarezza adesso non posso pagare non inviate altra merce, ma niente da fare l'ordine e partito o prendere o pagare una forte penalità, a questo punto mi sto preparando psicologicamente di pagare per prima gli assegni in garanzia dei fornitori, e non pagare le RI.BA. ma ecco che qualche fornitore scaltro e non posso biasimarlo invia le tratte con rivalsa che se non pago vengo protestato.
Il dilemma pago a costo di andarmi a prostituire o mi faccio protestare? non lo so, non mi sono mai venduto e non mi sono mai fatto protestare, ultima possibilità metto in vendita qualche piccola proprietà anzi la svendo, ma quando tempo ci vuole per venderla? ALLORA CHIEDO ALLO STATO, AVETE STANZIATO MILIARDI DI EURO PER LE BANCHE IN MANIERA CHE POSSANO FINANZIARE LE PICCOLE IMPRESE, QUESTI SE NE FREGANO, E NOI STIAMO LI A GUARDARE COME CANI BASTONATI, MA INVECE DI DARLI ALLE BANCHE, PERCHè LO STATO NON TRATTA DIRETTAMENTE CON NOI IMPRESE ALLO STESSO TASSO, OVVIAMENTE CON LE DOVUTE GARANZIE DI UN PRESTITO O FINANZIAMENTO, NON CHIEDO NIENTE TRANNE CHE FACCIANO PRESTO PERCHE' PENSO CHE COME ME CE NE SONO TANTI. Io comunque sono tutti i giorni li a lavorare e cercare di non chiudere.
Buon lavoro
Giuseppe Silvestro

Caro Giornale,
per darvi una idea comincerò dalla fine:"Se oggi riuscissi ad incassare tutti i crediti della mia micro azienda, costituita da 6 dipendenti, mi concederei una pausa di riflessione, forse comincerei a vendere solo in contrassegno. Dopo quasi 40 anni di attività, posso asserire senza paura di essere smentito che: il piccolo e medio imprenditore, rischia solo ed esclusivamente del suo. Le banche concedono affidamenti solo se sono garantiti. Le grandi aziende private sono in genere protette ed usufruiscono di agevolazioni impensabili per le più piccole. Le aziende statali, parastatali, miste o multi utility sono anche più protette e alcune forse meno produttive.
Le due categorie sopra descritte offrono lavoro alle piccole e medie imprese in genere con contrattazioni vessatorie e condizioni e clausole di pagamento assurde. Il recupero credito è talmente insicuro e faraginoso da essere a volte non percorribile in quanto più costoso del credito stesso per lungaggini burocratiche e legali. (cifre non importanti ma rilevanti per numero.)
Se si vuole veramente aiutare le piccole e medie aziende in modo efficace, perchè non provvedere ad una garanzia sul credito? Forme simili esistono in altri paesi europei dove banche ed assicurazioni collaborano e si assumono l'onere di acquistare i crediti, prima che essi vengano emessi. Sarebbe un vero aiuto ad un costo presumibilmente basso. Non mi dilungo oltre ma ritengo che i suggerimenti che avrete dai colleghi che come me sono giornalmente in campo possano chiarire e proporre forme idonee di sostegno alla produzione.
Grazie per l'ospitalià
Peter S