REAGIRE ALLA CRISI/3 Le lettere dei lettori

Sono uno di quegli italiani che decise tempo addietro di emigrare in un paese diverso, dove ottenere una migliore valutazione della propria professionalità. Dopo aver avuto l'opportunità di verificare che effettivamente il lavoro di un professionista viene valutato e retribuito molto più che in Italia, e sopratutto notare che il merito professionale viene riconosciuto e stimolato. Un modo di intendere il lavoro veramente diverso rispetto alla nostra Italia, fatta di statalismo, di dipendenza, di opportunismo e sopratutto di parassitismo. Un parassita, nei paesi dove ho lavorato, non se la passa molto bene. In Italia sembra che i parassiti siano protetti, come in una riserva naturale. Per parassita intendo identificare chi non produce, ma consuma. Oppure chi per poter campare ha necessità di sfruttare altri, altrimenti non potrebbe esprimere nulla di sé stesso.
Otto anni addietro decisi di tornare in Italia, e di intraprendere una mia attività tecnico-commerciale basandomi sulla mia esperienza accumulata in circa trent'anni di attività professionale in aziende molto conosciute in campo internazionale. Dopo un buon inizio, ho iniziato la sofferenza legata essenzialmente alla pressione fiscale, che posso assicurare è oltremodo oltraggiosa per chi rischia il proprio avere per riuscire ad essere concorrenziale in un mercato difficile. Pensare che il fisco 'presuma' i miei introiti in base a delle 'tabelle' di guadagni presumibili derivati da situazioni di averi o di classi merceologiche è veramente oltraggioso. Non solo, imporre il pagamento 'anticipato' delle tassazioni è ancor più impensabile. Ed ancor peggio, il prevedere raddoppi del dovuto con multe e sanzioni, interessi e gabelle fantasiose e oltremodo falcidiante.
E come ultima cosa vedere che i lavoratori dipendenti (delle sole grosse aziende) hanno diritto alla cassa integrazione anche se i propri dirigenti ed amministratori hanno fallito la loro impresa, mentre un artigiano oppure un lavoratore in proprio non possono avere questa possibilità nonostante siano anche loro cittadini italiani, contribuenti ed aventi parità di diritti. Credo proprio che quarant'anni di domini sindacali, politiche sbagliate, poteri forti lasciati fermentare, burocrazia impossibile ed autoreferenziante, amministratori biechi e corrotti, magistratura e giornali, televisioni e centri d'informazione 'drogati' da visioni partitiche, abbiano portato il nostro Bel Paese al livello di un qualunque paese mediamente sviluppato.
Sono concreto: c'è veramente poco che riesco a salvare della nostra società...... Come uscirne? Facile: con un vero grosso sacrificio. E tutti, tutti devono farlo. E tanta gente che sinora ha parlato, per diritto o per mestiere, ora deve tacere. E' ora di riportare ordine e certezza, basta con le demagogie e le soluzioni da tappabuchi. Serve una visione lungimirante ed un'intuizione che tutti i nostri politici ed amministratori non sono riusciti a trovare ed avere. E tutti noi ne abbiamo le prove.
Lo Stato deve adattarsi alla situazione: ci sono pochi soldi? Non può spendere ciò che non ha, riduce le spese, così come hanno fatto tutti i cittadini. e per prime si tolgono le spese inutili oppure esose. Si tagliano i vitalizi, le pensioni dorate, le concessioni, i benefits, e così via. Se un artigiano che non ha più lavoro non viene assistito, non è comprensibile perché un impiegato statale ha diritto ai cosiddetti 'ammortizzatori' che vengono pagati da chi lavora. Se questa è solidarietà spiegatemi allora perché è a senso unico!
In sostanza, se non viene ridotta la pressione fiscale di almeno il 10%, e sono convinto di ciò che asserisco, e se non vengono aiutate le aziende e le persone che effettivamente portano lavoro e reddito, mentre vengono tagliati i cordoni ombelicali di quelle che consumano e drenano le risorse, l'Italia potrà scordarsi di rimanere aggrappata ad una competitività internazionale, ed un buio medioevo ci aspetta.
Non penso di fare l'oracolo visionario, ho la certezza e le prove di ciò che sostengo, ed i fatti mi stanno sepre più dando le amare conferme. Questo governo ha il dovere e l'onere di prendere delle decisioni drastiche ma necessarie, ed ha anche poco tempo per farlo. Non credo ci sia una deroga ammissibile, in quanto l'effetto valanga di questa cosiddetta crisi ha iniziato già a macinare un tessuto produttivo che già era stato indebolito dalla stagnazione del nostro Paese.
Non credo che prima di altri tre o quattro anni si potrà vedere un concreto risultato, sempre a patto che vengano prese decisioni importanti e lungimiranti. Ciò che è veramente preoccupante è che non vedo nessuno nella nostra 'casta' che abbia queste particolari doti.... pertanto sono pessimista, e valuto seriamente l'opzione di abbandonare la barca......, di nuovo, dopo aver fatto il mio meglio per farla diventare una bella nave..... Con rammarico, ma ancora tanta energia.
Marcello58

Stiamo pagando un ventennio di errori. Prima del 1990 esistevano piccole aziende che si confrontavano sul mercato e riuscivano a dare i loro ottimi servizi a prezzi calmierati. Poi venne il dictakt dalemiano: portare il paese verso una economia simile a quella francese: grandi aziende che avrebbero ottimizzato i costi e quindi diminuito i prezzi. Cominciò così una accorpamento unico: le piccole aziende, anche quelle che avevano contratti a lunga scadenza con imprese statali o parastatali, cominciarono a vedersi annullati i contratti con un espediente molto semplice: il rapporto fra potenza bancaria e potenza di lavoro: se vuoi fare questo lavoro devi dimostrare di essere bancariamente solido almeno quanto la prospettiva che ne deriva. Nacquero così i formulari e i paletti: se non hai almeno 500 dipendenti e non fatturi almeno 20 miliardi di lire (allora erano lire) sei fuori gioco.
Sono nate allora le aggregazioni fra piccole aziende che si presentavano come associazione di più imprese, pensando così di farla in barba al già citato dalemiano proposito. Passò breve tempo e questo stratagemma fece acqua da solo: il main contractor cercava quasi sempre di fare il furbo e quando questo non accadeva, all’interno dell’associazione c’ era qualcun altro che faceva il furbo. In questa situazione si inserirono i grandi: quando c’era una commessa molto succulenta intervenivano a disturbare il gruppo che si era composto con false promesse ai più deboli.
Come ogni giovane esperienza se non viene supportata da una adeguata struttura sociale, è destinata a fallire. Nel frattempo i grandi gruppi, appreso il pericolo, si davano da fare per scavalcare questi piccolini rivolgendosi direttamente alla politica: nacquero così gli appalti guidati. I formulari per parteciparvi erano talmente ben indirizzati che solamente le aziende interessate avevano tutti i requisiti. E questo fu il secondo colpo alle piccole aziende di servizi. Infine il tutto divenne regola: ogni azienda di spessore ormai dà lavoro solamente a tre o quattro grandi strutture in Italia.
Con che risultato: 1) I prezzi finali sono lievitati. 2) I contratti sono in mano ai soliti 3) Il lavoro viene appaltato a delle aziende di medio spessore 4) Le aziende di medio spessore, che sono riuscite a strappare un prezzo che le permette di sopravvivere, distribuiscono il lavoro ad aziende piccole che ovviamente, per sopravvivere devono lavorare sui costi 5) Spesso queste aziendine si avvalgono di liberi professionisti per il lavoro, non avendo la possibilità di accedere al mercato e quindi non potendo garantire continuità. Se il lavoro finisce tutti a casa. Esattamente il contrario di quello che dovrebbe essere libera economia e libera concorrenza: cosa succederebbe se il libero professionista, il vero valore del mercato, potesse con il tempo avere una sua struttura di vendita, accedere alle commesse indipendentemente da chi le genera, assumere persone perché il mercato gli dà una certa visibilità, fare una sana concorrenza sui prezzi, non falsi e gonfiati come succedeva ante 1990?
Semplicemente un vero risparmio per tutti. Ma chi potrebbe mangiare a questo punto? Solamente i dipendenti, non certamente i malati di amministrazione pubblica, che tanto pubblica non è, ma viene considerata “cosa nostra” nel momento stesso che vengono eletti? La piccola azienda, proprio perché in grado di far fronte al mercato ed avendo costi ridotti, riusciva a sopperire ai momenti di crisi senza ribaltare il tutto sui dipendenti, mantenendo, seppur al minimo, i vari salari. L’occupazione era salva. La grande aziende invece chiude i ponti e licenzia. La piccola non può assumere. Depressione.
Quando ho subdorato questo, nel 1995 ho venduto la mia aziendina di 86 dipendenti, sana tecnologicamente e finanziariamente, ad un gruppo di investitori che oggi purtroppo hanno ridotto di 2 terzi la forza lavoro e stanno per chiudere. Mi spiace veramente. Ma chi ha più il coraggio di tornare indietro? Non certo i parassiti che vivono di bustarelle, il vero male italiano.
Giannino

Sono un micro imprenditore, e questa è la mia esperienza.
Dopo un primo momento di paura seguito ai primissimi segnali della crisi partita dagli USA, nel quale un po' tutti ci siamo bloccati per nostra iniziativa, ci siamo accorti che la crisi era più che altro virtuale, così che è prevalso in breve tempo l'ottimismo e la voglia di andare avanti. Purtroppo le banche, che evidentemente la crisi la vogliono per forza, stanno bloccando i prestiti, stanno infischiandosene dell'indirizzo dato dal governo e cercano, se possono di strozzare le imprese con tassi che anzichè scendere, stanno lievitando di giorno in giorno.
Noi che lavoriamo e che abbiamo bisogno di lavorare, in realtà non vediamo le ragioni di questa crisi che, se fosse per noi, neanche sarebbe nata. Ma certo è, che se ci chiudono la liquidità, direttamente o indirettamente ci tolgono il pane di bocca. Dico questo, non per sentito dire o per comiziare al vento, ma sto proprio toccando con mano in questi giorni l'assurdità di questa crisi di pochi girata sui molti che avrebbero tranquillamente continuato il loro tran tran quotidiano. Chi può, faccia sapere al governo che il rimedio migliore per uscirne sarebbe quello di dare una buona strigliata ai banchieri, e di obbligarli a fare il loro lavoro (per una volta onestamente) con le buone o con le cattive. Avranno modo di recuperare le loro perdite più in la, quando tutto ritornerà normale, perchè se tirano troppo la corda ora, diventerannno solo e sempre più ricchi di crediti in sofferenza.
Saluti
Pietro Loriga

Come ho reagito alla crisi. Credo di avere un sesto senso per queste cose. Premetto che sono un piccolo ma feroce artigiano friulano. Ho 40 anni di contributi intermente versati al 30 .06 2010 e ho solo 54 anni. La mia piccola azienda che opera da 40 anni ha visto questo tipo di crisi tre volte. 1987 nel 1992-3 con svalutazione della Lira del 30% in due giorni e quella strisciante e subdola come quella di adesso che ha le radici nel 2002. A quel tempo vedevo che le cose non potevano reggere a quel rittmo sopratutto nel settore immobiliare.
La mia ditta è un'impresa artigiana che lavora nel settore termoidraulico rivolto verso l'industria. E' stata una mania tutta mia quella di cimentarmi nei paesi dell'Est e Balcani. Credo di essere stata una delle prime ditte private ad entrare nel mercato a quella volta yugoslavo nel 1987. Nel 1992-3 quando in Italia non si muoveva un chiodo e c'era la guerra nei Balcani sono andato a far "baruffa" con gli austriaci.
Ho realizzato una serie di lavori molto importanti a Graz, Krems,Linz e Insbruk. Nessuno lo avrebbe fatto,io si ed in due giorni ho visto i miei gudagni aumentare del 30% perchè i contratti erano fatti in Scellini. Adesso sto lavorando in Repubblica Ceca come impresa italiana,sono titolare di una bella ditta in Croazia, sono carico di lavoro e non ho al momento scarsità di denaro.
Il messaggio che voglio trasmettere è il seguente: quando tutti corrono verso una direzione, rallenta, fatti anche superare, quando tutti si gireranno perchè la strada dove tutti correvano e terminata e a loro volta dovranno girarsi per prendere una nuova direzione, tu che sei ponderatamente rimasto indietro, hai già cambiato direzione, sei kilometri avanti a tutti praticamente irraggiugibile e fai quello ch vuoi dove ti sei posizionato.
Bisogna guardare a 360° sempre e praticare le vie più difficili perchè non trovi nessuno o pochissimi,non sono remunerative all'inizio,bisogna fare sacrifici bisogna crederci. Quando arrivano momenti come questi ti ritrovi come me che non ho mai lavorato così bene, con soddisfazione e quasi mi vergogno a dire che al momento mi va tutto alla grande.
Poi gli imprevisti possono sempre succedere. Non fare come le ditte di sedie nel manzanese, tutte a fare sedie, farsi concorrenza tra di loro per uno o due centesimi al pezzo e adesso sono tutte KO, meno due che hanno avuto dei proprietari dal fiuto lungo che la pensano come me.
cordiali saluti
D.L.

Complimenti per l'iniziativa.
Siamo un azienda di produzione parti meccaniche di stampaggio a caldo. Ora ci chiedete di esprimere i nostri problemi e come facciamo fronte alla crisi. Innanzitutto ci presentiamo: tre soci famigliari n. 7 dipendenti + consulenti vari da mantenere, perché negli anni ci sovraccaricato di tante registrazioni varie, impossibili da eseguire in conto proprio, senza ma restituirci nulla in cambio, ci facciamo tutto noi per contenere i costi e praticare dei prezzi per prendere il lavoro (non dimenticate concorrenti come Cina e India e paesi dell'est), ai dipendenti abbiamo solo più da portarli a fare la pipi...Sentiamo spesso le lamentele che i stipendi sono bassi, ma credetemi è molto faticoso distribuire di più.
Dobbiamo affrontare dei costi che piano, piano stanno diventando sempre più insostenibile , tante volte noi non arriviamo alla fine del mese. Io e mio marito abbiamo lasciato il lavoro dipendente per costruirci un futuro ma siamo pentiti. Avevamo tanta ambizione, abbiamo il figlio ora che lavora con noi, il risultato sia mio figlio che mio marito si sono ammalati le cause non le voglio neanche ricercare ma a condurre l'azienda con alti e bassi continui, l'angoscia è tanta soprattutto quando ci sono gli investimenti e non vi sto a raccontare come funziono le banche oppure aiuti vari in quanto già vi anno spiegato in tanti.
Che cosa chiediamo?
1° essere pagati come in tutta Europa (non ci appella alla comunità europea sola quando fa comodo"come le pensioni")
2° quando lo stato se ti deve dei soldi indietro che siano restituiti, perché crediamo che non abbiamo solo doveri ma pensiamo di avere anche dei diritti
3° le banche tornino a fare le banche come è la sua natura
4° se un dipendente è un approfittatore che sia giudicato per quello che è e non che il magistrato trovandosi di fronte ad un operaio dia per scontato che ha ragione,è molto demoralizzante ci sente umiliati
5° che l'utile dell'azienda deve rimanere una parte all'azienda in quanto i guadagni sono bassi ed investire su nuovi impianti è quasi impossibile( specialmente azienda come la nostra che abbiamo bisogno di grosse macchine
6° l'energia, parola dolente per noi Italiani...
Ora vi dico come sto superando la crisi: rinunciando ad investire, alternando i dipendenti, facendoli lavorare un po' per uno, anticipandole lo stipendio per i cassa integrati. Perché voglio sottolineare che i dipendenti sono il nostro patrimonio umano...
Ines Zamuner

Uno tenta di reagire, ma quando hai a che fare con le banche è veramente dura, anche perché non elargiscono il credito previsto dai contratti stipulati con loro, pongono condizioni inattuabili, non si capisce se sono direttive direzionali o interessi di funzionari bancari. Non è semplice andare avanti in questa situazione
Maria Teresa

Buonasera, non mi firmo per questioni di privacy, ma faccio il commercialista.
Dalle mie parti hanno sempre detto che le chiacchiere non fanno farina. Come si fa ad uscire dalla crisi? Basta aver voglia di lavorare e non perdersi i discorsi inutili. Chi ha voglia di fare non sente la crisi. Il lavoro non manca basta volerlo fare. Possibile che da noi non si possano più fare lavori per conto proprio perchè in più riprese governi più o meno perditempo ed ottusi non hanno capito che bisogna semplificare ed aiutare chi vuole iniziare un'attività imprenditoriale e non demonizzarlo come se fosse già un evasore in partenza od uno sfruttatore di maestranza o peggio ancora un probabile limone da strizzare utilizzando poi anche la buccia.
Oggi se a qualcuno viene in mente di mettere in piedi una qualsiasi attività, prima che abbia iniziato a fare produzione di beni e/o servizi ha già speso quanto la produzione di uno o due anni di lavoro.
Se poi ha l'ardire di andare a chiedere soldi alle banche allora si che sono dolori. Nessuno finanzia niente. Se poi ci si rivolge ai consorzi fidi allora passiamo veramente alle risate. La maggior parte delle volte vengono spillati soldi per iscrizioni, commissioni spese, tesseramenti ecc. ecc. che poi alla fine del giuoco si rivelano solo dei balzelli inutili e tante volte addirittura anche senza ottenere l'affidamento richiesto.
Anzi, mi è capitato il caso di un cliente che ha ottenuto una somma in prestito da una banca con un consorzio di garanzia. Ebbene metà di questa somma la banca l'ha trattenuta a garanzia del finanziamento erogato. Naturalmente l'altra metà è garantita dal consorzio fidi. Ovvio che il cliente ha avuto metà di ciò che gli serviva, mentre paga una rata intera. Avendo avuto bisogno anche degli altri soldi si è sentito rifiutare ulteriori finanziamenti anche da altri istituti perchè era troppo esposto. Cosa dovrebbe fare?? denunciare tutti ?? forse sarebbe meglio.
Su questa linea si comporta lo Stato Italiano che colpisce chi iniza un'attività dovendo investire ingenti somme di denaro. Naturalmente la maggior parte di chi inizia non è Berlusconi e non ha tutto il capitale necessario. Allora cosa succede? lo chiede a prestito. A parte i presunti finanziamenti agevolati che sono tutte baggianate che vanno ai soliti raccomandati ed invece a che ne ha bisogno viene sempre risposto che i fondi sono finiti, ammesso che lo trovi si ritrova a pagare l'IRAP sugli interessi passivi (che sono sempre altissimi alla faccia dell'euribor all'1.5%) e sulle retribuzioni e contributi che versa per i dipendenti.
Bella roba! anzichè incentivare chi crea ricchezza ed occupazione viene vessato da imposte assurde. Anche se come logico i primi anni l'azienda per effetto degli investimenti chiude in perdita, deve pagare fior di tasse perchè non è ammissibile diversamente. Voglio vedere cosa fanno con questa crisi e con le aziende che stanno perdendo a 360 gradi. Le tassano ugualmente? in base a cosa?
No cari signori. Qui bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare duro e le tasse farle pagare alle banche (che prima hanno spillato quattrini a destra e manca ed ora piangono lacrime di coccodrillo) ed alle compagnie telefoniche e petrolifere ed ai produttori di pasta, alle case farmaceutiche ecc.
Semplifichiamo gli adempimenti e permettiamo a chi ne ha voglia e capacità di iniziare attività in proprio senza vessazioni ed adempimenti assurdi. Non si può chiedere ad un artigiano, magari senza dipendenti, gli stessi adempimenti del petrolchimico di Porto Marghera. Iniziamo a farlo lavorare, produrre e pagare imposte reali sulla ricchezza veramente prodotta. Diamo la possibilità di lavorare e far assumere dipendenti con agevolazioni reali e non virtuali. Non applichiamo sanzioni assurde su questioni prettamente amministrative che non servono a nulla ed anzi spingono l'imprenditore a chiudere per sfinimento la ditta.
Dobbiamo cercare di essere pratici. Fare solo numeri sulla carta e non incassare poi perchè nel frattempo le ditte chiudono significa spendere poi soldi virtuali che lo stato non incasserà mai. Non serve una politica vessatoria di sorveglianza fiscale con lotta alla presunta evasione nei confronti dei poveri disgraziati se poi non si è in grado di prendere invece seri provvedimenti sulle evasioni vere. (vedi doppi lavori in nero di quasi il 100% degli impiegati pubblici, prostituzione, droga, gioco e scommesse clandestine pensioni riscosse da morti, truffe agli enti pubblici maree di ore di lezioni in nero da parte di insegnanti che si passano gli studenti da un professore all'altro perche a scuola non insegnano una mazza niente e i ragazzi devono andare da loro per forza perchè gli sportelli o sono inesistenti o non servono a niente, circoli privati che nascondo attività imprenditoriali vere e proprie, cooperative più o meno fasulle ecc.).
Sarebbe tanto semplice far detrarre tutto a tutti. Ognuno di noi avrebbe l'interesse a farsi fare le ricevute per detrarle e così pure chi non le faceva perchè nessuno gliele chiedeva si troverebbe costretto a farle. Lui stesso avrebbe tutte l'interesse a farsele fare per abbattere i suoi ricavi e così via dicendo. Mi sembra la scoperta dell'acqua calda, ma nessuno la mette in pratica. Solo nei paesi con la più bassa percentuale di evasione esiste un sistema simile.
A parte il cambio di mentalità che dovremmo avere senza cercare di fare sempre i furbi ad ogni costo, perchè non provare ad imitare quei paesi? Scusate se mi sono dilungato in questo modo scrivendo di getto ciò che mi veniva in mente, ma l'indignazione giornaliera è talmente tanta che quando poi si sbotta si diventa irrefrenabili. Cordiali saluti.

Francamente mi sono un pò rotto di sentirmi dire, ovunque vado - clienti, fornitori, amici e collaboratori - che c'è la crisi. Lo so la vedo anch'io, mica sono cieco ! e allora ? che facciamo ci fermiamo a piangerci addosso così si fallisce davvero ? la mia ricetta per superare questo periodo - prima o poi finirà, c...! - è stata quella di aumentare il ritmo di lavoro, così sono passato dalle normali 10/11 ore al giorno a 12/13.
Che ci volete fare sono un piccolo imprenditore (nell'ambito della comunicazione e marketing con la responsabilità di qualche famiglia e questo mi pesa..) e non mi posso permettere di fermarmi.
A tutti i micro e piccoli imprenditori dico di serrare le "chiappe", tirare fuori le idee dai cassetti (quelle che non abbiamo mai sviluppato perché non c'era tempo) e portarle avanti.
E non fermarsi mai, e lavorare, lavorare, lavorare DI TESTA. Perché se non ci aiutiamo da noi nessuno lo farà ! Men che meno lo stato che deve pensare a quelle grandi imprese che producono il 5% del PIL ed assorbono tutte le risorse che dovrebbero andare al vero motore del paese. Cioè noi.
Auguri a tutti
CriLucca

I MIEI GENITORI NEL 1958 HANNO INIZIATO L'ATTIVITA' ALBERGHIERA CON UNA PICCOLA PENSIONE DI 28 CAMERE A RIMINI MARINA CENTRO, DOVE QUASI TUTTE QUESTE PICCOLE ATTIVITA' ERANO GESTITE DA FAMIGLIE DEL POSTO CHE ADATTAVANO ANCHE LE CASE E GLI APPARTAMENTI AD OSPITARE TURISTI CHE, PER LA MAGGIOR PARTE VENIVANO DA ZONE LIMITROFE O AL MASSIMO DAL VENETO E DALLA LOMBARDIA. RICORDO CHE IN QUEGLI ANNI, NEL PICCOLO PARCHEGGIO DELL'ALBERGO SI POTEVA VEDERE AL MASSIMO UNA 1100 D DI UNA FAMIGLIA DI MEDICI DI PIACENZA QUESTE FAMIGLIE DI RIMINESI HANNO DATO IMPULSO AL TURISMO CHE POI SI E' EVOLUTO NEL TURISMO DI MASSA DEGLI ANNI '60/'70.
IN QUEGLI ANNI I RIMINESI HANNO COSTRUITO QUELLA CHE SAREBBE DIVENTATA LA PIU' GRANDE IMPRESA TURISTICA D'ITALIA. E QUESTO LO HANNO FATTO A SPESE LORO FIRMANDO CAMBIALI PER MILIONI E PAGANDOLE LAVORANDO 20 ORE AL GIORNO. IN QUEGLI ANNI MIA MADRE LAVAVA ANCORA LA BIANCHERIA DELL'ALBERGO A MANO E PORTAVA I MASTELLI SUL TETTO A TERRAZZO AD ASCIUGAR E, POI SCENDEVA E ANDAVA IN CUCINA A PREPARARE LE TAGLIATELLE CON LA SFOGLIA FATTA A MANO.
DAL 1996 L'ALBERGO LO GESTISCO IO, CON MIA MOGLIE CHE SI OCCUPA DELLA CUCINA, ANCHE SE DA SEMPRE CI HO LAVORATO IN COLLABORAZIONE CON I MIEI GENITORI CHE ORA MI HANNO LASCIATO. ORA LA NOSTRA ATTIVITA' E' CAMBIATA RADICALMENTE DAGLI ANNI IN CUI SI GESTIVA CON DUE O TRE DIPENDENTI. LE ESIGENZE DELLA GENTE SONO CAMBIATE E DURANTE QUESTI CINQUANT'ANNI CI SIAMO DOVUTI ADEGUARE ALLE ESIGENZE DEL MERCATO. MA GLI INVESTIMENTI CHE ABBIAMO DOVUTO FARE PER ADEGUARE LA STRUTTURA AI TEMPI MODERNI E ALLE NORMATIVE DI SICUREZZA HANNO INDEBOLITO LE NOSTRE RISORSE. E DOPO 5O ANNI CI TROVIAMO CON DEBITI VERSO LE BANCHE CHE COSTANO TANTISSIMO E CHE CI FRENANO AD INVESTIRE PER IL FUTURO.
LA NOSTRA ATTIVITA' E' SEMPRE STATA FONDATA SULL'OSPITALITA' E SULLA BUONA CUCINA, ORA PER MANTENERE UNA BUONA QUALITA' ABBIAMO BISOGNO DI PIU' PERSONALE ED I COSTI SONO LIEVITATI ENORMEMENTE. FORTUNATAMENTE NOI CI POSSIAMO AVVALERE DI UNA CLIENTELA FEDELISSIMA CHE CI SEGUE DA OLTRE 50 ANNI. NEL MESE DI LUGLIO ABBIAMO QUASI SOLO FAMIGLIE DI NORVEGESI CHE SI RITROVANO DA NOI PER PASSARE LE VACANZE. NONOSTANTE COSTORO VADANO IN VACANZA ANCHE IN ALTRI PAESI A BASSO COSTO IL MESE DI LUGLIO LO DEVONO PASSARE NEL NOSTRO ALBERGO. ORA SONO I PRONIPOTI E LE LORO FAMIGLIE CHE VENGONO A TROVARCI ASSIEME AI NONNI E DALLE LATITUDINI PIU' DISPARATE DELLA NORVEGIA, DA OSLO A STAVANGER, DA BERGEN A TRONDHEIM, DA HAMMERFEST A KIRKENES ( LA CITTA' PIU' A NORD DELLA NORVEGIA ).
SENZ'ALTRO IL FATTO CHE IO PARLO NORVEGESE E CONOSCO BENISSIMO IL MODELLO DI VITA DI QUESTI SCANDINAVI CI HA AIUTATO, MA QUESTO NON E' PIU' SUFFICIENTE. IL TURISMO ITALIANO HA BISOGNO DI UNA MANO, COME E' STATA DATA NEGLI ULTIMI ANNI ALLE GRANDI IMPRESE. SE VOLGLIAMO CHE GLI STRANIERI TORNINO IN VACANZA IN ITALIA CON INCENTIVI MIRATI. AUTOSTRADE DEFISCALIZZATE PER GLI STRANIERI, INCENTIVI A COLORO CHE VENGONO DALL'ESTERO IN AEREO O IN TRENO E IN AUTOBUS CON PARZIALE RIMBORSO DEL BIGLIETTO, UN PUCBBLICITA' PIU' INCISIVA NEI PAESI EUROPEI E A NOI LIMITROFI. QUESTO AIUTEREBBE TANTISSIMO IL TURISMO CHE PORTA TANTA VALUTA IN ITALIA.
CORDIALI SALUTI
rolando bolognesi