REAGIRE ALLA CRISI/4 Le lettere dei lettori

Certo che di voglia di lavorare ne avrei tanta. La mia impresa artigianale è aperta da 30 anni ma, ora, boccheggia. Le fiere costano moltissimo e, in periodo come questi dove normalmente si ritorna senza ordinativi, non ce la faccio proprio a sostenerle.
Per trent'anni ho lavorato con il mio capitale e rischiato quello. Ora potrei forse accedere al credito agevolato ma, mentre un dipendente che non ha mai rischiato il proprio capitale prende una indennità di disoccupazione senza doverla in seguito rimborsare, per me, se non rientro con il credito rischio il fallimento.
Oramai alla notte penso solo a cosa potrei fare in alternativa. Ho però 58 anni ed una figlia iscritta alla facoltà di Medicina al 2° anno. Come faccio a mantenerla? Sto producendo a prezzi inferiori dei cinesi ma, così facendo, non si riesce nemmeno a coprire le spese. Quel poco che avevo accantonato se ne va di giorno in giorno. Cosa devono fare gli artigiani disoccupati per sopravvivere?
Cordiali saluti,
Pia Alessio 

Azienda di oltre 30 anni che effettura commercio di materiale elettrico per civile ed industriale, no moda, ma materiale elettrico, eppure dopo una stasi del 2008 rispetto al 2007, che se consideriamo l'aumento dei prezzi si traduce in diminuzione di fatturate, stiamo registrando un calo netto di vendite del 25-30% già nei primi due mesi del 2009. Inoltre oltre alla carenza preoccupante di ordini si aggiunge anche la svalutazione del magazzino dovuta al calo dei prezzi.
Avevamo 16 dipendenti a tempo indeterminato ma già ne siamo in 14, abbiamo ridotto all'osso gli acquisti ed ora toccherà ancora alla struttura, con ovvie riconversioni in altri ruoli di quelli che rimarranno e questo perchè non abbiamo accesso alla cassa integrazione, nè ai contratti di solidarietà, (avremo preferito diminuirci l'orario e quindi lo stipendio da 40 a 36 ore pur di lavorare tutti, con piccoli sacrifici di ognuno).  Sembra che abbiamo diritto solo alla disoccupazione per alcuni mesi, dopo che abbiamo perso il lavoro!
Di quale Italia facciamo parte? I contributi da noi versati, alcuni dei miei colleghi da oltre 30 anni, che cosa hanno foraggiato? Ma di che parliamo , quando ancora coeistono tutte queste disparità tra lavoratori...
Però ora sembra che il problema emergente sia quei dipendenti delle P.A. che stanno perdendo il posto di lavoro (era a tempo determinato quindi ce lo sapevano) e non avranno accesso agli ammortizzatori sociali ...come tanti altri lavoratori silenziosi ...
Le piccole imprese come questa dove lavoro devono poter accedere al credito con un po' più di facilità e che si vigili sul costo del denaro, che non scende così di pari passo come le manovre della BCE ed inoltre che l'imposizione fiscale sia meno pesante perchè quando si oltrepassa il 35% di aliquota di tasse da pagare già si parla di furto da parte dello stato. Mi vedo spesso come quei frequentatori di palestre che, tutti sudati corrono su un tapis-roulant, ma stanno sempre lì....
Wilma Lattanzi /resp. amministrativa 

Sono amministratore e socio di una impresa in attività dal 1991. Operiamo principalmente nel settore delle forniture per le macchine utensili, esclusivamente su commissione.
Impiegavamo una quindicina di operai con contratti a tempo indeterminato, tutti con una famiglia, buona parte con mutui e figli. Ci ritroviamo dopo un 2008 difficile a dover dimezzare la forza lavoro almeno temporaneamente. Causa le piccole dimensioni dell' azienda non si può accedere ad una cassa integrazione a rotazione, che sarebbe preferibile per far lavorare un pò tutti; ci viene proposto di sospendere alcune persone per 90 giorni che riceveranno un salario decurtato di un 40%.
Per chi ha bisogno mettiamo a disposizione parte del TFR (che è comunque investito in azienda e che quindi sarà chiesto in prestito alle banche ). Lo scorso anno ci viene negato un forte contributo già incassato e abbiamo dovuto restituirlo con gli interessi e una mora (pronto ricorso al TAR, ma intanto quei soldi ci farebbero comodo ), causa il legiferare scellerato della solita polita e burocrazia all' italiana. Alcuni clienti hanno chiuso o stanno chiudendo provabilmente senza saldarci il dovuto.
La concorrenza di chi lavora senza regole si fa sentire in questi periodi, pensate ad aziende che non versano i contributi possono praticare prezzi scontati e drogare il mercato della subfornitura. Noi non siamo minimamente tutelati, non abbiamo garanzie per il credito.
Ogni mattina mi sveglio pensando che giornata sarà mai questa se arriveremo in fondo senza ulteriori problemi. A fine mese quando inviamo le fatture ai clienti so già che una buona metà non sarà onorata nei termini. Sono veramente stanco mi sembra di lottare con i giganti armato di uno stuzzicadenti.
Eppure ci credo ancora nel mio lavoro, credo che la serietà e la professionalità di fare impresa alla lunga venga premiata, ma ogni giorno che passa mi sento sempre più stanco e fiduciato, ed in queste situazioni solo ed abbandonato dalle istituzione che invece di agevolare creano difficoltà e disagio.
Se la mia piccola azienda ed i miei pochi operai specializzati non valgono un pò di attenzione, allora credo che vent' anni di lavoro e di impegno li avrei dovuti impiegare in altro modo, magari in un altro paese. Anche se la crisi finisse domani i problemi che l' hanno generata resterebbero, come le problematiche delo mondo del lavoro in Italia.
Il mio desiderio sarebbe che alla fine questa crisi si portasse via anche quelle metastasi che gravanono sul sistema produttivo, che si regolarizzasse equamente il commercio mondiale perchè chi produce in Cina o altri paesi asiatici a costi decisamente inferiori non possa entrare in mercati con costi del lavoro completamente diversi. Ma questa è un' altra storia ...
Andrea VR  

Premetto immediatamente che non sono un imprenditore ma un dipendente di una P.M.I.
Scrivo per dare il mio sostegno a tutti quei lavoratori che oggi si trovano nel tunnel della crisi, ma scrivo anche per testimoniare la mia solidarietà a tutti gli imprenditori, gli artigiani, i liberi professionisti che, come riportato dalle testimonianze del Giornale.it si alzano ogni mattina pieni di grinta e di voglia di fare. Il problema è che sono, siamo in pochi, esistono invece molti che io chiamo "Alieni", che non vivono la stessa realtà, è come se vivessero in un altro mondo, lontano anni luce dalle realtà che oggi la nostra nazione è costretta ad affrontare.
Ci vorrebbero un migliaio di Brunetta per costituire una task force e sterminare gli Alieni, ma è una mission impossible. Sono dappertutto, come descritto nei più classici dei romanzi di fantascienza, sono tra noi e intelligentemente e subdolamente hanno occupato tutti i posti chiave, politici, impiegati pubblici. Mentre la gente comune, non arriva alla fine del mese i politici cosa fanno? Chiedono "per loro " uno sconto alla Buvette. C'è il caro affitti? Non per loro. Il mercato chiede alle imprese risposte veloci, flessibilità? Ci pensano gli impiegati pubblici a frenare se non addirittura bloccare ogni tentativo delle imprese di rispondere adeguatamente e rapidamente alle richieste del mercato.
Vi racconto una cosa che ci sta accadendo da qualche tempo, fortunatamente l'azienda per cui lavoro è una di quelle ce non hanno giocato in borsa, ma ha sempre investito nella ricerca nello sviluppo, senza fronzoli in testa ma con la ferma intenzione di affermarsi sempre di più a livello internazionale.
Che succede, decide di ampliare una filiale un un comune in provincia di Udine, trova un bel capannone, decide di installare l'attività di distribuzione ai clienti locali dei propri prodotti, per fare questo occorre naturalmente effettuare dei lavori che necessitano di Concessione Edilizia, chiamano un professionista, fanno il progetto, i disegni e consegnano tutto allo sportello unico invenzione straordinaria che serve per accelerare ulteriormente il già rapidissimo iter burocratico dei comuni italiani. Intendiamoci, non si tratta di opere colossali, ma di un paio di pareti in carton gesso, un bagno in più e qualche finestra da aprire sulle pareti già esistenti.
Bene, pratica presentata il 28/08/2008, tutto sembra procedere per il meglio ma la settimana scorsa, il 26/02/2009, l'ARPA alla quale il comune deve chiedere parere favorevole, scopre che il comune non ha ancora preso in carico la zona industriale e di conseguenza il depuratore fognario, per cui non autorizza la costruzione del nuovo bagno.
La pratica si blocca (attenzione sono passati già 6 mesi) cosa fare? Rapidamente decidiamo di non realizzare il bagno, presentiamo il nuovo progetto al comune, comunichiamo il cambiamento all'ARPA, la pratica va in commissione il 04/03/2009 e finalmente ne esce con parere favorevole condizionato. Condizionato perché mi chiederete, ma è semplice, perché aspettano la risposta dell'ARPA che arriverà quando arriverà, tanto chi se ne frega? Nel frattempo noi siamo fermi e le promesse che abbiamo fatto ai nostri clienti (maggior servizio, assistenza tecnica) restano vane.
Vogliamo quantificare il danno economico? Nessuno lo fa, e quello che è più grave è che nessuno, uomini politici in testa sa o si rende conto di queste situazioni. Io nella mia carriera lavorativa di circa 35 anni di queste assurdità ne ho viste a centinaia. Fere i calcoli dell'ammontare dei danni dovuti a mancato guadagno corrisponderebbe a centinaia di finanziarie. Ma che importa agli impiegati comunali? Se le pratiche si accumulano sulla scrivania, acquistano una scrivania nuova per avere più spazio, questo è il massimo dello sforzo e, sapete chi paga questa scrivania in più? Noi terrestri.
Cordiali saluti

Ho un supermercato ed un negozio di gastronomia pasticceria in Valsassina a Margno e Casargo do lavoro a 6 persone con un fatturato di circa 1 milione all'anno nessuna banca ci sta aiutando ad andare avanti perchè purtroppo in passato ho avuto alcuni problemi di cambiali non pagate e che stiamo pagando con notevole sacrificio. Si continua a sentire in televisione ed sui giornali bisogna aiutare le piccole imprese ma chi ci aiuta se avete una soluzione per favore diteci quale è la strada mi scusi per lo sfogo ma mi creda alcuni momenti vorresti veramente farla finita
cordiali saluti
iolanda  

Caro Direttore,
innanzitutto, un paio di dati : nel 1995, la nostra azienda che produce “pantaloni”, ha realizzato 100 capi per un fatturato di 100.000 Lire, nel 2008, la “stessa” azienda ha prodotto 100 capi, per un fatturato di 50 Euro. Come possiamo notare, dopo quasi ben 15 anni, a fronte della stessa produzione, i ricavi sono rimasti invariati, mentre come facilmente ipotizzabile i costi invece sono aumentati, erano di 70.000 Lire e sono diventati 100 Euro.
Questa è la situazione in cui versa la nostra azienda, come migliaia di altre aziende del comparto tessile, che onestamente hanno operato dal dopoguerra sino ad oggi.
Tutto ciò a causa della crisi attuale? No caro direttore, tutto ciò è causa di un manipolo di delinquenti che nel corso di un decennio, con visioni orientalistiche o un’utopica pretesa di abbattimento dei costi hanno ridicolizzato il “Made in Italy”, che ormai non esiste più. La crisi finanziaria attuale è solo la scure che si abbatte su molte realtà dell’economia reale, che nei prossimi anni non esisterà più, ufficialmente, perché sotto sotto, nei garage, nei sottoscala ci sarà sempre un clandestino che ignaro sarà sfruttato da un connazionale che a braccetto con qualche “furbetto”, realizzerà prodotti ad 1/4 del valore reale, facendo la felicità di quel gruppo di aziende che credono che il successo sia dettato solo da logiche di prezzo e di marketing e non dalla qualità e dalla bellezza di prodotti realizzati con un etica professionale corretta.
Sembra che la comunità Cinese in Italia, abbia inviato in madrepatria nel 2008, qualcosa come 2 miliardi di euro e che questi siano in gran parte ricavi provenienti dal settore tessile, tutto regolare? Per esperienza personale, nutro molti dubbi. Sarebbe bello veder tornare la moda ad essere “vera”, fatta di prodotti di qualità, di collaborazione tra aziende, di soddisfazioni reciproche e non uno sfruttamento mimetizzato da opera caritatevole o addirittura un ignobile ricatto.
Quante famiglie saranno senza certezze nel prossimo futuro? Molte, almeno nel nostro caso, cioè quelle che sino ad oggi hanno operato nella nostra azienda e che saranno nei prossimi mesi senza lavoro, poiché probabilmente io, da solo, non sarà in grado di assecondare i loro bisogni se non saranno messe in campo azioni politiche atte a contrastare l’illegalità che imperante dilaga nel comparto tessile. Crisi o non crisi finanziaria, anche se le banche ci copriranno di soldi (…che per onestà intellettuale tenderei a rifiutare...), questi non serviranno a far risalire la china ad un settore che anziché essere la testa di ponte dell’economia Italiana è diventato un gran baraccone, fatto di sfilate, parties, veline, tronisti e aziende che usano i vestiti come una “pubblicità” per vendere alberghi e altre frivolezze che poco hanno a che fare con l’abbigliamento.
Le mie soluzioni? Lotta al lavoro sommerso, certificazione e rintracciabilità dei prodotti Italiani obbligatoria, contratti tra aziende leali, chiari, reciproci e solo dopo i finanziamenti tanto richiesti. Quel che cerchiamo non sono i soldi ma la possibilità di lavorare, di essere utili, di far qualcosa di buono e utile, contribuendo così alla crescita del paese. Le possibilità e le opportunità ci sono, sta a noi sfruttarle.
Con duro realismo e tanto ottimismo,
Un giovane imprenditore  

Essere pessimisti è un dramma e vi spiego perché. Ho 64 anni, da sempre sono imprenditore, uscito dalla terza media (casa buoni fanciulli, Cimiano Mi) come tipografo compositore ho tralasciato ciò che avevo studiato per mettermi nel commercio, a 15 anni vendevo calze sulle ringhiere milanesi, a diciotto vendevo biancheria da corredo per passare alle pentole da cucina.
Finito il militare mi sono costruito una azienda commerciale che negli anni ha cambiato merceologia quattro volte. Forse ci si dimentica che dal dopoguerra ad oggi abbiamo vissuto quattro crisi economiche pari a quella odierna se non addirittura peggiori, ricordarsi quando a Torino tiravano bulloni ai sindacalisti o il periodo delle brigate rosse che con la strage di piazza Fontana hanno creato vero panico sia finanziario che sociale.
Eppure siamo sempre riusciti ad emergere. Perché essere pessimisti è un dramma? Perché se nel 1989 mi fermavo a piangermi addosso quando mi sono trovato il morbi di Paget in spina dorsale ora sarei morto e mia moglie sarebbe ad elemosinare mentre con il mio positivismo sono riuscito a continuare anche da invalido 100% a lavorare, con la testa, ed a creare reddito. Oggi ho una azienda nel fitness che da lavoro a 6 impiegate ed ha un fatturato di 6 milioni di euro l'anno con punte anche superiori quindi, mai pensare negativo, potreste morirne professionalmente. Tra le altre cose avete una pubblicità della mia azienda sulle vostre pagine: " DKN ITALIA " di Casarsa della Delizia Pn.
Tutto può finire in questo preciso istante ma nell'attimo successivo può iniziare qualcosa di migliore in campo professionale e nella vita privata, solo credendo in questo sarà possibile avere giorni migliori. Metto a disposizione la mia cartella clinica per coloro che avessero dubbi ( invalido 100%) sulla mia storia di piccolo imprenditore che non ha mai chiesto niente allo stato anzi, mi sono sempre preoccupato di creare reddito alla mia famiglia contribuendo così a creare reddito sociale.
Qualcuno potrà pensare alla buona sorte ma, quale buona sorte migliore è avere la salute fisicomentale al 100%? Cammino aiutandomi con un bastone e con le molle di Codevilla, porto, da 19 anni, un busto rigido in metallo che mi sostiene la spina dorsale ...sono comunque felice perché ci sono persone che hanno problemi maggiori dei miei quindi, sorrido tutte le mattine e mi alzo sempre con voglia di fare qualcosa per me e per gli altri.
Mario Putelli
Spilimbergo (Pn)

Rispondo volentieri alla Vs iniziativa.
Sono proprietario di una ditta di commercio all'ingrosso di prodotti alimentari. Per rispondere alla crisi, che si è sentita nel mio settore come in altri, ho subito affiancato al commercio all'ingrosso la vendita al dettaglio; in un secondo tempo, all'interno dell'azienda, ho aperto una piccola enoteca. Tempo pochi mesi, mi sono buttato nell'e-commerce, un 'di più' molto interessante, nonostante la concorrenza sia accanita. Certo, non si diventa matti con le vendite ma il fatturato è cresciuto del 50%; la redditività, invece, si è abbassata, in quanto ho preferito, vista la crisi perdurante, di non aumentare il prezzo dei prodotti, nonostante gli investimenti effettuati.
La speranza è che questa decisione mi ripagherà in futuro, a crisi esaurita. Essendo, poi, ottimista di natura, sono convinto che accontentarsi oggi di poco, un domani il ritorno d'immagine ed economico sarà garantito.
Al nostro Governo chiedo di mettere mano alla elefantiaca burocrazia che ogni giorno dobbiamo fronteggiare; per esempio, solo per installare dei cartelli sulla strada, bisogno produrre pratiche a non finire (vigili, beni architettonici, ufficio tecnico, etc...) che ti obbligano o a desistere o ad incaricare un geometra che corra per gli uffici indicati. E, logicamente, non lo fa gratis...
Grazie per aver dato voce al piccolo imprenditore e Vi saluto cordialmente.
Stefano F.

Egregi Signori,
Vi risparmio le mie attuali traversie, comuni a tanti piccoli e medi imprenditori (ristrutturazioni, aumenti di capitale serviti a far rientrare le banche, tassi di interesse quasi da usura, concorrenza cinese, perdite di quote di mercato all'estero e quant'altro) per arrivare ad una proposta shock, frutto forse dell'attuale frustrazione, da "sperimentare" eventualmente con tutte le cautele del caso solo a piccole e medie imprese.
" A naso " credo sia irrealizzabile per l'alto costo per lo Stato ma continuando cosi non credo ne usciremo perchè il sistema si è avvitato su se stesso: al di la' della sfiducia generale che ha colpito anche chi potrebbe spendere la gente non consuma, le imprese non lavorano, le banche non danno soldi alle imprese che non lavorano, i dipendenti vanno in cassa integrazione e non spendono, le imprese chiuderanno e lo Stato dovra'continuamente impegnare enormi risorse per gli ammortizzatori sociali.
Invece di continuare a finanziare l'INPS per sostenere la Cassa Integrazione e tutti gli altri ammortizzatori sociali non si potrebbe provare a capire quanto costerebbe allo Stato un temporaneo esperimento (solo sulle piccole e medie imprese che non hanno accesso al credito, contributi etc ) di questo genere:
- esonerare temporaneamente il pagamento dei contributi previdenziali (che l'Inps in caso di Cig non incassa e che le aziende in crisi in ogni caso non pagheranno!) e dividere l'importo tra lavoratori e azienda.
In questo modo l'azienda avrebbe una fonte di finanziamento gratuita , il dipendente piu' soldi da spendere per i consumi e forse allo Stato non costerebbe molto di piu' (oltre a far felici insieme dipendenti, imprese, sindacati e forse le banche ).
Questa soluzione se in qualche modo sperimentabile, oltre ad essere assolutamente " democratica " potrebbe innescare un circolo vizioso positivo e forse ridare fiducia al sistema. Mentre scrivo continuo a credere che questa idea sia " irrealizzabile " ma penso anche che con la situazione attuale e nonostante gli sforzi in atto lo Stato non riesca a " convincere " le banche a ridare credito ad aziende e consumatori(le banche non hanno mai rischiato e poco rischieranno senza le garanzie dei clienti anche se in proprio (usando i risparmi dei clienti) ne hanno combinate di " tutti i colori " fino all'attuale disastro).
mail firmata

Colgo l’occasione per raccontare la mia esperienza maturata in più di 15 anni di attività in proprio. Sono un piccolo imprenditore e dirigo un’azienda con poco più di 30 persone, in questo ultimo anno abbiamo investito in ricerca per svincolarci dal settore terziario che dava già nello scorso anno segni di instabilità e abbiamo sviluppato un nostro prodotto per il settore industriale per poterlo esportare. Preciso che abbiamo rapporti con aziende del Nord America e Taiwanesi che si sono proposte come acquirenti e distributori.
Ma qualcosa non quadra, i media ci dicono che i nostri ministri aiutano le piccole e medie imprese, ma ciò non corrisponde al vero, infatti anche se il ministro Tremonti con le ultime dichiarazioni tende una mano alla piccola industria il sistema bancario ritira la mano, mi spiego: per passare un periodo di difficoltà è necessario avere liquidità per fare girare la macchina produttiva e nonostante dal 1993 ad oggi siamo sempre cresciuti costantemente e preciso che abbiamo sempre operato nella maniera più trasparente e corretta possibile, mi trovo in difficoltà a causa del sistema creditizio che ha chiuso le porte.
Non c’è nulla che noi piccoli possiamo fare per venirne fuori se il sistema non ci sostiene, possiamo solo sperare che il lavoro riprenda. La chiusura del sistema creditizio arriva dall’alto, non finanziano nessuno a meno che non si dia una garanzia superiore al valore stesso del finanziamento e con la garanzia di uno dei famosi consorzi tutti statali ovviamente. La direttiva è non concedere nulla se non ci sono pegni, dobbiamo rispondere agli azionisti degli eventuali mancati profitti. Se la memoria non mi inganna è la stessa logica disfattista che ha raso al suolo i colossi di oltreoceano.
Con queste premesse anch’io come il ministro Tremonti la vedo dura quest’anno. Non riesco a capire come possa il sistema bancario fare orecchie da mercante in questa situazione, se le aziende chiudono e i lavoratori perdono il lavoro e di conseguenza lo stipendio loro perdono clienti che pagano interessi e quindi diminuiscono i profitti e riducono la liquidità e va da se che in questo modo di operare non si aiutano.
Non ho ben chiaro come possano prendere posizione dato che i famosi Tremonti Bond dovrebbero dare una mano a capitalizzare proprio a loro, ma nonostante questo il succo del discorso non sembra cambiare anzi, direi che al sistema bancario non importa proprio nulla delle direttive del governo anzi se ne infischiano mettendo tutti in difficoltà. Aggiungo che abbiamo chiesto dilazioni e la rinegoziazione di finanziamenti e leasing già a metà Gennaio ad oggi nulla è ancora concreto e i primi benefici ci saranno forse a fine Aprile, come vedete la macchina burocratica è micidiale non se ne esce più.
Come me molti colleghi della zona il Canavese/Eporediese dove un tempo esistevano molte realtà importanti già da molti anni è zona depressa, non vediamo soluzione e saremo costretti a chiudere se nessuno ci aiuta. Per fare delle previsioni vuol dire che daremo il nostro piccolo contributo ad aumentare il numero dei disoccupati. Banche grazie per l’aiuto. VERGOGNA!
Cordiali saluti
Giovanni Castrogiovanni

Egregio Direttore,
La ringrazio per lo spazio che concede alle piccole imprese, quelle dove imprenditori di buona volontà si arrabattano in giro per il mondo in Economy Class e cercando di ottenere il massimo spendendo il minimo. Ove tutti i dipendenti si danno da fare ed il "capitale umano" è un valore fondante per l'impresa.
Questo atteggiamento ha premiato la nostra azienda che quest'anno è piena di lavoro. Assumeremmo ancora una o due persone ma siamo già 15. Il passaggio a 16 implicherebbe necessariamente l'assunzione di un diversamente abile e maggiori carichi contributivi per tutti. Oneri eccessivi per noi. Quante sono in Italia le imprese di 15 dipendenti che potrebbero assumere 1-2 forse 3 dipendenti ma che non lo fanno perché non si sentono abbastanza grandi da cambiare le regole del gioco. Non si potrebbero spostare gli obblighi dai 15 ai 20 dipendenti? Forse si potrebbe generare lo spazio per qualche posto di lavoro in più. Forse varrebbe la pena provare.
La ringrazio per l'attenzione
Distinti saluti
Sabrina Pellegrini

All’Italia che lavora per migliorare la nostra società per i nostri figli per le nostre famiglie per coloro che vengono nel nostro paese per lavorare onestamente, chiediamo da questo governo , che tanto sta facendo, di favorire la meritocrazia, di migliorare la sicurezza nelle città, di dare più certezze di lavoro ai giovani, di riformare profondamente la giustizia , combattere la corruzione , riaffermare la validità dei principi morali laici e religiosi, diffondere ottimismo . Grazie
Sergio da Firenze

Mi chiamo Piergiorgio Cianitto e sono un Dottore Commercialista, mi sono iscritto all'albo dei Dottori Commercialisti nel 2003 e ho iniziato a lavorare subito per conto mio. All'inizio non è facile conquistare la fiducia dei clienti, specialmente per chi come me parte da zero, quindi occorre essere costantemente aggiornati e svolgere il proprio lavoro con la massima professionalità in modo da soddisfare al massimo le necessità dei primi clienti e sperare nel passaparola.
Attualmente, credo che la migliore soluzione per afffrontare la crisi economica sia aggiornarsi contunuamente e cercare di sviluppare nuovi servizi. Organizzarsi, attraverso la creazione di un network di professionisti appartenenti a categorie differenti, Commercialisti, Avvocati, Ingegneri, Pubblicitari, cosicché ogni professionista nello svolgimento della propria attività, nell'affrontare e risolvere problemi che esulano il proprio campo di specializzazione fa riferimento ad altri professionisti del network.
Io credo che per superare i periodi di crisi economica bisogna aiutare soprattutto la ricerca, tramite i centri di ricerca, ma soprattutto tramite la creazioni di Incubatori di Impresa. Gli Incubatori di Impresa sono strutture concepite per facilitare e sostenere la nascita, e il successivo sviluppo, di aziende e attività produttive innovative (di piccole e medie dimensioni) provenienti dall'ambiente universitario.
Gli incubatori di impresa offrono servizi di consulenza strategica, con esperti che durante il periodo di start-up contribuiscono alla creazione di imprese, spazi fisici, attrezzature e strutture logistiche condivise a condizioni agevolate, formazione e finanza dedicata. Gli incubatori variano nel modo in cui forniscono i loro servizi, nella loro struttura organizzativa, e nel tipo di clienti che servono.
Alcuni incubatori mettono a disposizione dei neo-imprenditori spazi in edifici di diverse metrature e tipologie, in grado di supportare la crescita e il rafforzamento competitivo delle aziende ospiti attraverso l'offerta di servizi avanzati.

Non passa giorno che ci sia qualche uomo politico di governo, (Europa compresa ) che non dica la sua per quanto riguarda l'economia. Ogni giorno escono dati, ogni giorno i media enfatizzano i problemi negativi sino a far del " terrorismo". Ora la crisi c'è, i problemi sono seri, ma per uscine occorre che si CHIACCHERI MENO, e nel silenzio si lavori, enfatizzare i buoni risultati anche se piccoli aiuta a livello psicologico, e imprime voglia di fare sempre meglio e di più. Ora nessuno mette in dubbio i "chiaccheroni competenti", la sanno molto lunga , ma se misurassero le parole sarebbe meglio per tutti. Io ho da perdere poco, ho due mani e due gambe riesco a mangiare anche senza l'iuto di stato, finiamola con i piagnistei e diamoci da fare, io la mia parte la faccio e i media che interesse hanno a veder andar male l'Italia. Si può dire "coglioni".
Seneca