REAGIRE ALLA CRISI/5 Le lettere dei lettori

Da un po' di tempo, da alcuni mesi, la cosa più faticosa è quella di aprire l'ufficio al mattino, non è solo faticosa è desolante.
Ho iniziato a fare questo lavoro a 15 anni nel 1965, aiutando il mio povero papà nel suo commercio di preziosi, un po' alla volta ho o meglio abbiamo io e i miei fratelli fatto nascere un'azienda conosciuta e stimata in Italia e all'estero.
Mi ricordo che da ragazzino un mio amico mi disse : "E se un domani l'oro non andrà più? cosa farai senza un titolo di studio?" non seppi rispondere e girai la domanda a mio padre che mi rispose dicendomi che l'oro andava da 5000 anni e che il genere umano ha sempre apprezzato monili e gioielli e che se per ipotesi non si vendeva più oro avremmo venduto rame o ottone.
Adesso è arrivato quel momento, l'ultimo pensiero che la gente ha in testa è quello di acquistare un oggetto in oro, il metallo puro costa € 24.00 al g , e tutti siamo spaventati da quello che ci aspetterà in un prossimo futuro, ogni giorno siamo bombardati dalla stampa e dalla tv di notizie negative, ogni giorno un bollettino di guerra, chi non ha soldi non spende, chi ne ha li risparmia il più possibile, cosa facciamo?
Non lo so, continuerò il mio lavoro in questa trincea, per fortuna abbiamo sempre lasciato in azienda i guadagni degli anni scorsi e questo ci aiuta a soppravvivere, ma è dura, le vendite sono un terzo di quelle che erano fino al 2007, ogni giorno ci inventiamo nuove strategie e speriamo siano sufficienti a far passare questo momento ma è dura. E' dura per tutti gli artigiani e i commercianti, nessuno ci da una mano, la Fiat schiocca due dita ed ecco arrivare fondi o rottamazione, le banche in difficoltà? niente paura, arriva lo stato, io vado male c...i tuoi, così impari a voler fare l'imprenditore, ma non importa, noi Veneti abbiamo la testa dura e il desiderio di vincere e se non va una cosa ce ne inventeremo un'altra, ma per favore basta con queste notizie al cardiopalma, lasciateci tentare di andare avanti.
Signor Direttore, fino a qualche mese fa, fino all'anno passato, il quotidiano locale aveva due pagine di annunci economici, una di cerca/trova lavoro e vendite immobiliari e una per le accompagnatrici, ora c'è una pagina scarsa, le accompagnatrici sono diminuite del 50/60 % anche in quel settore la crisi si comincia a far vedere, d'altronde i pensieri mica aiutano il sesso forte a rimanere forte.
Va beh Direttore, mi sono un po' sfogato, e voglio concludere ricordandole una cosa, nel 1992/93 l'Italia passò un'altra crisi, diversa da questa, allora il nostro Amico Tonino cercava di far arrestare più gente possibile, più polici che poteva e fu la disfatta dei partiti, si ricorda?
Bene, anzi male, la crisi da politica divenne economica, i giornali, allora come oggi, solo notizie negative, tutto andava male per molti giornalisti dell'epoca, finché i giornali cambiarono strategia, non misero più in prima pagina le notizie negative , in effetti la gente aveva cominciato a non acquistare più i giornali per non leggere negatività, che sia arrivato di nuovo questo momento? mi auguro di si, basta acquistare quotidiani che ci mettono di malumore , non ne possiamo più.
Carlo Pegorotto - Vicenza

Credo che la nostra storia oramai sia comune a molte imprese. Si può sintetizzare l'argomento in una realtà che è tangibile a tutte quelle imprese come la nostra che hanno bisogno delle banche per la loro attività. L'accesso al credito non solo è negato ma ti viene anche diminuito se non richiesto il rietro. Siamo in un momento di difficoltà che è stato causato non dall'economia reale quella che lavora che produce.
I problemi che ci sono al contrario sono stati generati dal sistema finanziario-bancario eppure pare che la colpa di tutto questo sia da imputarsi a chi lavora e non alle banche. Questo è dimostrato dal fatto che gli aiuti che sono stati varati dal governo in ogni caso saranno gestiti sempre da chi ha creato il problema.
Se un'impresa non rispetta oggi i parametri di Basilea 2 alla virgola gli aiuti promesi non verranno concessi ne a lei ne alle società del gruppo di riferimento. Il gioco è tutto qui sono molto poche le imprese che possono vantare il totale rispetto delle regole in un momento così difficile. Il sistema bancario sta in questo momento segnalando il più alto numero possibile di imprese perchè così può giustificare la mancata erogazione di prestiti alle imprese e tenere i soldi concessi dallo stato per sostenere i propri buchi finanziari. I danni causati dalla finanza e dalle banche sono planetari per loro non è Basilea 2 per loro è una Caporetto 2.
La cosa che fà anche rabbia è che comunque chi sosterrà il sistema bancario è colui al quale questo sostegno non verrà concesso ossia i cittadini. Perchè se un'impresa non rispetta determinati parametri non può essere aiutata ,mentre chi invece letteralmente ha messo in ginocchio milioni di risparmiatori solo in italia deve essere non solo sostenuta ma addirittura chiamata a gestire i fondi destinati a chi è stato danneggiato? Non sarebbe più giusto che questo compito fosse gestito direttamente dallo stato con criteri non solo legati al rispetto delle regole bancarie ma anche tenendo conto della storia di una impresa? Oramai il senso di giustizia è completamente sparito ciò che è bene è divenuto male e ciò che è male è divenuto bene.
M & M srl Costruttori Edili

Sono un piccolo imprenditore che svolge la propria attività (Progettazione, installazione e manutenzione d’impianti ) nel centro sud dell’Italia. Esercito questa attività dal 1980 e attualmente mi servo di quattro collaboratori, che non nego mai come in questo periodo diventano difficile da mantenere. Le problematiche che attualmente ritengo sono difficile da sostenere sono:
· pressione fiscale non indifferente;
· problematiche per la sicurezza sui posti di lavoro;
· combattere la concorrenza del lavoro nero da parte di chi fa il doppio lavoro;
· essere rappresentato dalle associazioni di categoria;
· con le banche è un capitolo a parte.
Pressione fiscale: IVA, IRPEF. spese per la contabilità (commercialisti, ragionieri ecc.) e alla fine non stai mai in regola, quindi al momento del controllo devi patteggiare per avere un abbattimento dell’accertamento che comunque non può scendere al di sotto di una certa percentuale anche se ci sono dei motivi validi a non pagare. A questo vanno ancora sommate le spese straordinarie del commercialista, il quale si deve recare per più volte all’Ufficio dell’Entrate perché manca sempre qualcuno o qualcosa.
Tengo a precisare che a differenza di quanto si dice mi hanno fatto accertamenti per gli anni 2000-2001-2002-2003 causa studio di settore o per non aver fatto il condono. Sicurezza posto di lavoro: spese professionista per i piani di sicurezza, corsi di formazione degli operai, visite mediche operai queste annuali, dispositivi di sicurezza e per finire al momento del controllo non stai mai apposto magari perché nel frattempo la legge è cambiata e non ti sei adeguato o per qualche altro piccolo cavillo, quindi comunque un verbale lo rimedi.
Proprio qualche giorno fa, passando vicino ad un cantiere, pensavo che oggi chi esce al mattino per andare a lavoro si sente quasi come uno che sta facendo qualcosa di non legittimo, perché prima o poi passerà l’ispettore del lavoro che gli farà quasi un primo grado: (perché non hai indossato questo, perché non porti il tesserino, con chi lavori, quante ore al giorno lavori, chi è il responsabile della sicurezza, chi è il medico dell’impresa ecc.
Io penso che è buona norma prendere delle precauzioni e dei provvedimenti per rendere il posto di lavoro più sicuro, ma ciò va fatto facendo partecipare i collaboratori a corsi specifici gestiti da professionisti seri e non improvvisati sui cantieri o negli studi, con lo scopo finale solo di integrare il piano di sicurezza con un pezzo di carta dove si dichiara che l’interessato ha seguito il tale corso di ore tot quindi è idoneo a fare quel tipo di lavoro.
Lavoro nero: quale motivo valido deve avere un titolare di azienda se non quello della passione, per continuare a lavorare quando recandosi dai fornitori si accorge che la maggioranza di chi sta al banco compra senza fattura perché non ha la partita iva perché non sta iscritto alle Camere di Commercio e magari già ha fatto le poche ore chi gli spettavano do dipendente di altra azienda…….
Completando così la giornata o addirittura la settimana con una seconda attività.
Allora io mi chiedo: a noi ci controllano con gli studi di settore e altro, a questi chi li controlla? Questo tipo di lavoro è tutto sommerso? Sapete che noi dobbiamo dichiarare il cantiere quindi dopo alcuni giorni veniamo controllati per vedere se tutto è in regola secondo le norme vigenti. L’ultima volta che sono venuti su un cantiere dove lavoravo mi hanno avvisato che con la nuova legge bisogna avere il POS anche se vado a sostituire un interruttore. Allora mi chiedo se trovano un collaboratore mio a sostituire il flessibile del lavabo ci vuole il POS, ma se trovano uno di quelli che ho citato prima che ci chiedono?
Pensandoci bene per trovare uno che fa la doppia attività è difficile perché non vanno vestiti con gli indumenti da lavoro richiesti dalla norma vigente. È pur vero che nell’ambito della mia attività alla fine dei lavori bisogna presentare una sorta di Certificato di Conformità, con allegato il certificato di riconoscimento dei requisiti tecnici rilasciato della Camera di Commercio di appartenenza, parrebbe che il problema sia risolto, ma, quanti comuni hanno lo sportello unico, quanti uffici tecnici comunali sanno queste cose o fanno finta di non sapere.
Per questi motivi mi sento poco rappresentato dalle associazioni di categoria, dovrebbero essere loro ad intervenire per risolvere questo problema. Parlare delle banche: è impossibile, sono autorizzate a fare di tutto, ma io ciò un mio slogan ( lavoro con le banche non per le banche).
Purtroppo per fare il piccolo imprenditore oggi, grazie anche a qualche ultima Legge bisogna avere per forza un conto corrente, magari anche con un fido ( questo per mantenere i clienti che ti fanno penare con i pagamenti), premesso ciò, io evito di leggere gli estratti conto che ancora oggi mi arrivano per posta con ulteriore spese, perché altro che trasparenza, ti accorgi che questi si pigliano pagati pure l’aria che respirano quando ti fanno un movimento allo sportello soprattutto se questo è in rosso.
A proposito ne cito qualcuno: ( spese per programma ), è una spesa mensile di circa 50 euro, ( massimo scoperto ), è un incubo è la cosa più difficile da calcolare.
Approfitto di questa opportunità che mi date per chiedere a chi gestisce queste “associazioni” bancarie, ora che con la recessione il costo del denaro è sceso a livelli storici, perché noi piccoli imprenditori con il fido paghiamo interessi da paura. Scusatemi per lo sfogo, purtroppo questo e quello che vive un piccolo imprenditore oggi dalle nostre parti.
Consiglio in questo momento di reagire, non gettare la spugna, passerà anche questo periodo, bisogna però rimboccarsi le maniche e pensare che ognuno è parte integrante di una filiera che non si può e non si deve fermare, quindi non pensare solo ai diritti, ma anche ai doveri, non pensare che un singolo non può salvare il paese, ma è proprio partendo dal singolo che va organizzata la ripresa. Bisogna rendersi conto che è finito il tempo in cui si diceva “ così fanno tutti “ bisogna cambiare e reagire per un paese migliore.
Approfitto per augurarvi buon lavoro e vi ringrazio per l’opportunità che ci date ad esprimere i nostri pareri e perplessità.
Giuseppe Testa

Io ho 70 anni appena compiuti, e, in considerazione di cio' mi sono detto "che faccio" ? Mio padre ne ha 96 e fa' tutt'ora l'avvocato, quindi ho una aspettativa o piuttosto prospettiva di vita ancora lunga.
Ho deciso di iniziare una nuova attivia'. La prossima settimana, verro' in Italia e visitero' diverse imprese che fanno impianti integrati per la produzione di pasta fresca, secca, corta e lunga, ripiena etc., confezionamento. Cosa ne so io di pasta? Nulla, la mangio, anche se preferico il riso. Ma sono, e sono stato, un manager/imprenditore tutta la mia vita.
In Inghilterra dove abito da oltre 30 anni, c'e' un boom di ristoranti a buon mercato, a detrimento di quelli costosi, a causa della crisi. Allora, cosa di piu' a buon mercato di un piatto di sana pasta? Oltretutto, tutti i principali chefs inglesi che hanno rubriche televisive settimanali, esaltano la cucina italiana, come la piu' sana ed economica, oltre che gustosa. Di conseguenza mi faranno automaticamente pubblicita'.
L'idea mi e' venuta vedendo l'incremento di fatturato che grazie alla crisi, i varii Mcdonalds , Burger Kings etc... hanno registrato negli ultime mesi. Spero in questo modo di dare il mio piccolo contributo alla crisi sia in Italia, acquistando li' i macchinarii e alla UK impiegando personale qui. E poi credo che mi divertiro' anche.
Distinti saluti
Dr.Umberto S. Cisotti
LLD MEEE Sr.V.P. US Aviation Technology LLD

La mia semplice storia di imprenditore e libero professionista risale ai primi anni 80. Di attività ne ho cambiate tante ed ho cercato di adeguarmi sempre alle esigenze dei tempi correnti. Nel 2000 opero diversi investimenti immobiliari e finanziari mirati alla mia abitazione ed alla mia attività imprenditoriale.
Nel 2001 non so se ve li ricordate i famosi Myway e 4You del gruppo Monte dei Paschi di Siena. Il Ministro Tremonti se li ricorda bene visto che litigò anche con Fazio (non quello di RaiTre) e forse furono causa delle sue dimissioni all’epoca. Oggi li chiamerebbero “titoli tossici”, ma all’epoca li hanno piazzati a man bassa a tutti, imprenditori pensionati, disoccupati. Hanno fatto indebitare circa 170.000 (centosettantamila) persone che ancora oggi continuano a pagare e versare in questi “piani finanziari” soldi che non rivedranno mai. Furono oltre 40.000 (quarantamila) i reclami ufficiali desunti dai bilanci del gruppo MPS. Uno su quattro.
E su tutto calò un colpevole silenzio delle istituzioni, dei “paladini dei consumatori”, delle banche, che dura ancora oggi, nonostante recenti sentenze di condanna dei tribunali. Quei prodotti indefinibili, a perdere, mi furono imposti pena la mancata concessione del mutuo immobiliare (già deliberato) e la chiusura immediata con rientro altrettanto immediato di tutti gli affidamenti e prestiti in corso. Fui costretto ad aderire.
Quando poi capii cosa fossero ho denunciato la banca per truffa ed estorsione aggravata e continuata, non prima di averli invitati a sistemare il tutto nel più completo anonimato. Ma il delirio di onnipotenza e la certezza dell’impunità, sommate alla presunta intoccabilità ed alla forza contrattuale della banca (Banca Toscana) li avevano evidentemente convinti che in fondo io non avevo alcuna speranza.
Tutti mi avevano consigliato di desistere, di non affrontare una battaglia persa in partenza. Invece … io sono andato avanti da solo con i miei avvocati. Anche loro inizialmente scettici. In Procura a Lucca di denunce come le mie ve ne furono oltre 150. Tutte archiviate. Solo la mia andò avanti ed alla fine, grazie alla bravura dei miei legali, vi fu anche la richiesta di rinvio a giudizio per il direttore di filiale e per la Banca Toscana: “illecito profitto” per entrambi con capi di imputazione di estorsione aggravata e continuata.
La battaglia è durata sei anni. In quei sei anni, vi risparmio le notti perse, le attività bloccate, i pignoramenti, la casa all’asta, lo sputtanamento irrimediabile e definitivo sul circuito bancario. Poi, in sede di udienza preliminare la banca chiuse tutto versando un discreto risarcimento per evitare quella pubblicità negativa che comunque venne lo stesso visto che il Tirreno e altri quotidiani locali mi dedicarono (esagerando) la prima pagina di tutte le edizioni. Il capo di imputazione a seguito di rimessione di querela fu derubricato da estorsione in truffa e chiuso subito visto che avevano risarcito.

Chi Vi scrive si occupa della consulenza contabile fiscale alle imprese. Nell'ambito della mia attività professionale, molti imprenditori si chiedono come mai, in questo momento di recessione economica, il ministro Tremonti non riproponga quella legge che porta il Suo nome a seguito della quale le imprese conseguirebbero un beneficio fiscale dagli investi- menti in beni strumentali immobili compresi.
Potete cortesemente girare questa mia richiesta direttamente al Ministro che ho avuto modo di apprezzare ieri nel suo intervento a Busto Arsizio laddove ha invitato le banche a dare i soldi alle imprese.
Grazie Cordialmente
Enrico rag.Bertolli 

Ho scritto a più riprese, commentando qualche vostro editoriale, che le piccole imprese Italiane non sono messe male per via della stretta creditizia, dal momento che in genere si autofinaziano, sono anzi i clienti migliori delle banche, con conti in attivo.
Gli artigiani che conosco e di cui faccio parte, quando le cose si mettono male, lavorano di più, rischiano il proprio patrimonio personale, perchè credono in quello che fanno. Spesso queste imprese, di cui l'Italia si vanta solo nei momenti di difficoltà, salvo poi spremerle con un carico fiscale insostenibile ed un apparato normativo cui è umanamente impossibile ottemperare, sono il traguardo e l'orgoglio di una vita di lavoro, in cui il titolare realizza il sogno di lavorare per sè, a modo suo, dopo aver per anni fatto a modo altrui.
Non è così ovviamente per le grandi aziende, dove la gestione è affidata ad un management che valuta solo in termini economici se sia il caso di credere o meno nel futuro dell'azienda. Gli artigiani ed i piccoli imprenditori non hanno alcuna alternativa a quello che stanno facendo, e sono dunque motivati a mettere in atto tutti gli sforzi ragionevoli, e spesso anche irragionevoli, pur di salvare l'azienda. Conosco personalmente decine di colleghi che si sono ritrovati a perdere in poco tempo tutto quanto costruito in decenni di lavoro, per non aver capito in tempo quale strada prendere, quale cambiamento avrebbe potuto salvarli.
Dunque, il vero problema delle piccole imprese non sta nella mancanza di credito, quanto nella mancanza di cultura tecnica, nell'accesso, ancora e sempre difficile, alle possibilità di miglioramento tecnologico, di innovazione, di riconversione. Di questo tipo di credito, non esistono nella pratica banche efficaci, che forniscano un servizio puntuale ed accettabile, nonostante i numerosi enti che in teoria sarebbero deputati proprio a questo, alla disseminazione dell'innovazione, al tradurre in pratica industriale ciò che viene scoperto e messo a punto nelle università e nei centri di ricerca applicata.
Forse manca a questi enti, per altro spesso più attenti ai propri problemi di finanziamento che a quelli dei loro clienti istituzionali, la capacità di parlare lo stesso linguaggio dei loro interlocutori, calando dall'alto soluzioni, che spesso non sono attuabili, semplicemente perchè non tengono conto della realtà sul campo, o perchè possono essere attuate solo eliminando tutto l'esistente, per ripartire ex novo.
Molto più difficile invece fare, parafrasando il paragone arguto di un collega da decenni sulla breccia, il pieno di carburante e la sostituzione degli pneumatici ad una macchina in corsa, mettendosi alla sua velocità e non facendogli perdere neanche un secondo sul giro.
Un secondo problema, che si manifesta in modo acuto e ricorrente nei momenti di maggiore difficoltà dell'economia generale, è la pratica impossibilità per una piccola impresa di riscuotere i propri crediti verso aziende più grandi, neppure con il ricorso alla giustizia amministrativa, quanto mia farraginosa e intempestiva.
Spesso l'artigiano rinuncia a provarci, semplicemente perchè quanto potrebbe in teoria ottenere a distanza di anni da una sentenza favorevole è ampiamente vanificato dai costi legali, dal tempo cui dedicare alla pratica, dall'ingiustizia di fondo di vedere i soliti furbi, ben rappresentati da avvocati superpagati, farla sistematicamente franca, sfruttando le pieghe interpretative di un corpus legislativo, che si presta a tutti gli scopi e dove sarà sempre possibile trovare una scappatoia che prolunghi il giudizio fino alla rinuncia del ricorrente, che nel frattempo deve anche lavorare per vivere.
Anche di questa situazione ho numerose testimonianze dirette ed indirette. Molti colleghi hanno chiuso l'attività proprio in seguito alle difficoltà di grandi aziende, mal gestite, che hanno scaricato sui fornitori le loro incapacità.
Persino lo Stato, e gli enti locali che lo rappresentano, seguono la perversa prassi di allungare a dismisura i tempi di pagamento, contribuendo in tal modo a perpetuare il malvezzo tutto Italiano di costringere i creditori a fare loro da banca per tempi medi che vanno da 2 a 6 mesi, cosa incredibile ed inaccettabile nella maggior parte dei Paesi nostri concorrenti.
Per concludere, il mio augurio è che finalmente i nostri legislatori si accorgano dei milioni di imprenditori che ogni mattina sono in trincea e che non possono fare nessuna ritirata, perchè per loro non esiste una fronte arretrato, nè un settimo cavalleria a salvarli con soldi pubblici, nè ammortizzatori sociali che li proteggano nei momenti di crisi. Forse, se insieme ad avvocati e commercialisti, i partiti mettessero in lista anche qualcuno di questi eroi sconosciuti, che tirano la carretta dell'Italia, le cose potrebbero iniziare a cambiare.
Armido Cremaschi 

Sono amministratore di una piccola impresa da me costituita negli anni 80; la R.G.I. Resource Group Integrator s.r.l.; da oltre 15 anni siamo leader mondiali nel settore di apparecchiature altamente innovative per la protezione del patrimonio culturale ed artistico (visitate il sito: www.rgi-genova. com).
Tra i nostri clienti vi sono conosciutissimi musei, archivi e biblioteche in Italia, Europa e nel mondo, clienti molto esigenti ma, notoriamente, lentissimi nell’assegnare i lavori e nel pagarli. Nonostante non si abbia concorrenza, o quasi, le commesse di lavoro in Italia sono calate di almeno il 30% e pare che anche questo Governo non abbia molta cura dei Beni Culturali…
Scordando il fatto che la storia , l'arte e la cultura sopravanzeranno nel tempo l'attuale crisi economica e che questo Governo tramanderà alle future generazioni anche i danni prodotti al patrimonio culturale per la mancata attenzione alla protezione della nostra eredità.
Le banche poi ci strozzano letteralmente; in un momento in cui si dovrebbe potere investire in ricerca e sviluppo per migliorare i prodotti e per svilupparne di nuovi, due Istituti di credito ben noti in Italia ci hanno letteralmente tarpato le ali. La Banca Nazionale del Lavoro ha richiesto il rientro dal fido che ci aveva concesso oltre 10 anni or sono per il fatto che mia moglie non intendeva, giustamente, firmare una garanzia con l’appartamento dove vive la mia famiglia da 40 anni. Unicredit Banca ha deciso di ridimensionare il fido da 60.000 a 50.000 Euro (di cui oltre la metà per anticipo fatture).
E' mio avviso che sia giusto menzionare il nome degli Istituti perché sono ben noti in Italia. Una piccola Impresa non è certamente in grado di rientrare a tempi brevi da un “debito” pari a un quarto del fatturato annuo e la BNL si è appoggiata a una società che si occupa di recupero crediti. Il sistema bancario Italiano non protegge in alcun modo il settore della piccola e micro impresa sul quale è basato lo sviluppo del nostro paese.
Ing. Ercole Gialdi

Salve e complimenti per l'iniziativa, sperando che farete recapitare le nostre lettere a chi di dovere.
Sono un piccolo imprenditore della provincia di Firenze che opera nel ramo edile e stradale e vorrei portare la mia esperienza. Per quanto riguarda il credito ed i rapporti con le banche devo dire che fino ad oggi non abbiamo avuto grossi problemi di accesso anche se il prezzo da pagare è altissimo, gli interessi sono troppo elevati ed inoltre Basilea 2 è improponibile anche perché sembra sia attuata solo per le imprese private.
Ci siamo dovuti appoggiare ai consorzi di garanzia altrimenti non so se avremo avuto il credito. Il costo delle banche è comunque esagerato, basta guardare nelle piccolezze (conto corrente, valute, spese bancarie, ecc..) e gli interessi volano senza mai abbassare al pari della Bce.
Per quanto riguarda il mondo del lavoro siamo veramente allo sbando, noi che lavoriamo soprattutto per le aziende pubbliche o miste siamo schiacciati dall'arroganza di questi signori al di sopra di tutti e tutto che appaltano lavori con capitolati ed elenchi prezzi vecchi di cinque anni fa pretendendo un asta con il ribasso e pagando il dovuto dopo almeno sei-sette mesi dalla data di fattura, quando va bene.
Noi non ci possiamo permettere nessuna deficienza in materia di sicurezza e contribuzione, la burocrazia ci costa l'ira di dio, fogli su fogli, marche da bollo ovunque, corsi per sicurezza, antincendio, patentini per tutto, anche per uscire di casa, costi, costi e costi. E cosa ne ricaviamo? Aria. Fai le corse per farti fare lo stato di avanzamento ed il certificato di pagamento e cosa ti senti dire? Aspettiamo il d.u.r.c. (un mese), poi la firma del funzionario, che magari è in ferie, e poi il fantomatico pagamento!
La cosa che più dà noia oltre alla perdita di denaro che tutto ciò comporta è che siamo impotenti di fronte a questi signori che si permettono qualsiasi cosa dal decidere quanto e quando pagarti. Io mi domando perchè se esiste un “Preziario delle Opere Pubbliche” che è redatto dallo Stato o dalle Regioni nessuno lo segue? Non esiste un capitolato speciale d'appalto uno uguale all'altro sul quale operare un ribasso, è mai possibile? E' mai possibile che non esistano delle regole precise alle quali gli enti si devono adeguare? E' mai possibile che le imprese siano solo carne da macello?
Senza regole e certezze ormai siamo sull'orlo del baratro, paghiamo subito la manodopera, paghiamo subito l'iva, paghiamo le tasse anche sui debiti (Irap), Paghiamo delle assicurazioni altissime, ma non ce la facciamo più, il lavoro privato si è fermato non ci sono più soldi, l' edilizia è ferma, ha pienamente ragione il Governo quando ci dice di avere fiducia ed è per questo che il ministro Brunetta deve regolare il rapporto fra Enti appaltanti ed Imprese tuelando quest'ultime dalla vessazione perpetuata dai burocrati di professione. Avrei molte altre cose da dire ma mi fermo qui altrimenti dovrei scrivere un poema, omettendo il lavoro privato.
Distinti saluti.
B.P. Provincia di Firenze