REAGIRE ALLA CRISI/6 Le lettere dei lettori

La nostra storia comincia molto prima della crisi. La nostra crisi non aveva nulla a che vedere con la situazione di mercato, ma con un passaggio generazionale contrastato in tutti i modi, dal genitore proprietario padrone; da quel commerciale vecchia maniera che tanto costava e poco vendeva, ma che soprattutto non faceva vendere e crescere nessun altro, e quindi nemmeno l’azienda; dall’amministrazione guarda caso “vecchia maniera” che mai commetteva errori, ma che presentava bilanci altalenanti da + “molto” x a - “molto” y nell’arco di un mese o due con la stessa facilità con cui ci si lava il viso al mattino.
In questa situazione ogni innovazione costava sudore, fatica, tempo, per poi non giungere mai a nulla perché tanto non c’era la volontà o la capacità di cambiare. Un passo avanti, un passo indietro senza soluzione di continuità.
Poi la svolta: un ictus al “padre-padrone” non tanto invalidante da escluderlo totalmente, ma a sufficienza per non permettergli più di lavorare come prima. Anche qui la storia sembrava ripetersi peggio di prima, in quanto il padrone era ancora più arrabbiato dentro e con il mondo, ancora più deciso a non mollare e a nulla modificare ma a tornare addirittura su posizioni di anni fa.
Non aveva più il controllo dell’amministrazione andata in pensione l’anno prima (finalmente), e non aveva più il controllo su se stesso. Ma anche il nostro non ha mai mollato convinto di poter salvare quest’azienda con una grande storia, un grande marchio, delle grandi persone all’interno. Guerra, delusioni, amarezza, contrasti, divisioni, disorientamento generale, paura; per mesi e mesi, poi un abile mossa “politico-diplomatica” del nostro ha fatto si che il “vecchio commerciale” e i suoi decidessero di saltare dalla barca alla “deriva” convinti di dare il colpo di grazia (non è ancora detto che non ci siano riusciti).
Quello stesso anno (2008) inversione di tendenza: + 20% di fatturato ma ancora il bilancio in perdita.
A fine anno LA CRISI…
Arriviamo ad oggi, dopo alcuni anni di declino siamo senza liquidità, i clienti anche “quelli buoni” che non pagano o tardano moltissimo, le banche che chiudono i rubinetti, i fornitori che dopo le urla passano alle lettere legali… stiamo raschiando il fondo del barile!! Stiamo cercando di salvare il Titanic dopo lo scontro con l’iceberg… e siamo pure convinti di riuscirci.
Nonostante crisi, nonostante tutto ogni giorno ci crediamo, ogni giorno è un’innovazione, ogni giorno è fatica, fatica immensa, densa, su tutti i fronti, commerciale, amministrazione, produzione, qualità, marketing, normative, fornitori, clienti, banche, controllo di gestione, controllo di liquidità, magazzino, acquisti, CE, ISO 9001, ritardi, sfide, mutui, inconvenienti e imprevisti.
Siamo e restiamo pervasi da un senso di gioia, perché finalmente c’è libertà d’azione, ogni decisione presa è una decisione definitiva, ogni azione da i risultati sperati, poi ti accorgi che la vera sfida è con noi stessi, non con la crisi o con il mercato, la vera sfida è dare il massimo, indipendentemente dal risultato indipendentemente dall’essere vivi o morti alla fine la vera sfida è prendersi la libertà togliendo le catene che noi stessi ci mettiamo.
Quello che veramente conta è aver dato tutto se stesso per provarci, averci creduto e combattuto fino in fondo, contro ogni avversità, ogni imprevisto, ogni delusione ogni fatica. Ercole sarebbe uno sconosciuto se non avesse faticato.
Ma che cosa è la fatica? È fatica quella che fa l’atleta per allenarsi alle Olimpiadi? O è allenamento che da forza? Noi siamo sempre in allenamento e diamo sempre il massimo! Poi vada come vada saremo eroi per aver faticato, per aver colto la sfida, per aver osato incominciare, per averci creduto. Tutto ciò ci da forza e gioia, sempre di più Auguro a tutti gli italiani di trovare se stessi in questa crisi.
Forza e gioia a tutti
Beppe

Egregi Signori, ho letto il vostro splendido articolo sul sistema bancario. Vi ringrazio di aver posto all’attenzione dei lettori, un problema che sta diventando sempre più di stringente attualità. Vi racconto il nostro caso.
Siamo un’azienda a conduzione famigliare nel settore dell’abbigliamento con base nella provincia di Lecco, e nello specifico ci occupiamo di import/export ed inoltre abbiamo quattro punti vendita al dettaglio. Diamo lavoro a 14 persone. Nel corso degli ultimi anni abbiamo registrato degli aumenti di fatturato interessanti, che sono costati notevoli investimenti (altrimenti come si fa a crescere) e sacrifici quali il taglio dello stipendio per me e mio padre, che a volte a toccato lo 0 pur di onorare i nostri impegni.
Lavoriamo da sempre con diverse banche, ma la nostra principale era il Credito Bergamasco filiale di Calolziocorte (LC), sul quale veniva fatto girare il lavoro dell’export e canalizzati gli incassi pos (carte di credito) dei punti vendita. Con notevoli incrementi negli anni, ma senza essere corrisposti con le dovute linee di credito La nostra situazione con loro era la seguente: 1. Finanziamento di € 100.000 in 5 anni; 2. Fido di cassa di € 40.000. Il tutto garantito da: 1. 100.000 interamente versati a pegno; 2. 50 % del finanziamento garantiti da un fondo di garanzia (CONFESERCENTI) 3. 100.000 € di fidejussione personale di mio padre; 4. 100.000 € di fideiussione personale mia. Quindi a buoni conti per avere 140.000 € abbiamo dati garanzie reali e non per 350.000 €. N.B. Siamo una S.a.s. quindi rischiamo illimitatamente anche i patrimoni personali.
A ottobre 2008, causa la crisi globale appena cominciata, abbiamo registrato un calo di ordinativi per l’export ed un calo di incassi nei punti vendita. Circa il 30 %. Trovandoci a eccedere il fido di cassa di € 20.000. Naturalmente il Credito Bergamasco ci ha imposto di rientrare immediatamente. Abbiamo chiesto di aumentare il fido di cassa. Risposta negativa. Abbiamo chiesto di aumentare il finanziamento. Risposta negativa.
Allora per far fronte ai nostri impegni abbiamo chiesto di smobilizzare i nostri 100.000 € dati a pegno. Risultato finale: Dimezzato il finanziamento da 100.000 € a 50.000 €, e azzerato il fido di cassa. In un colpo solo ci hanno “polverizzato” i nostri 100.000 € e tolto 90.000 di linee di credito.
E’ stato per noi un momento terribile. Non sappiamo ancora oggi come abbiamo fatto a superarlo. Ma se dovesse capitare ancora con un’altra banca, non riusciremo certamente a fare il bis del miracolo. Un operazione del genere è stata giustificata da loro come una “selezione”. Per noi e per molte altre aziende nelle nostre condizioni può essere una “mattanza”. Vi ringrazio per l’attenzione.
Cordiali saluti
Alberto Negri

La mia è un'Azienda che opera nel settore dei rifuti e sto soffrendo, oltre tutte le problematiche che questa crisi comporta (il ritardo fisiologico dei clienti nei pagamenti, la riduzione delle richiesta di servizi, il fermo della vendita delle materie prime sia verso l'Italia che l'estero- Cina compresa), sto soffrendo, dicevo,soprattutto della morsa delle Banche, in particolar modo laddove si sono verificate delle fusioni e quindi, con le stesse garanzie dimezzano i fidi e di conseguenza, se ci permettono di superare il fido massimo concessoci, almeno fino al 31/12/2008, ci applicavano esorbitanti commissioni di massimo scoperto.
Pertanto ho deciso che a brevissima scadenza "Loro volendo" mi onorerò di consegnare le chiavi della mia Azienda, dove sopravvivono oltre 100 padri di famiglia, e non voglio considerare le decine di aziende che collaborano come terzisti con me, presso il Vs. quotidiano e nonchè al Sig.Direttore Mario Giordano, cosicchè le possa consegnare direttamente alle Signore Banche!! Ci tengo a precisare che, se la mia azienda è ancora aperta, lo devo al carisma del grande Silvio Berlusconi che mi ha incitato e spronato ad arrancare, però ha dimostrato di essere lui stesso "ostaggio" di BASILEA 2!!!
Se pubblicherete la mia a-mail, per il momento chiedo di non mettere il nome della mia azienda, cosa che mi riservo di pubblicare nel momento in cui consegnerò le chiavi: tutto ciò per non allarmare i miei dipendenti e gli operatori che vorticano intorno alla mia attivita'. Vorrei precisare che la mia azienda ha un patrimonio di circa 35 milioni di euro e mi vanto di non aver mai ricevuto un soldo dal sistema, si è auto-creata generando posti di lavoro e dando ulteriore spinta all'indotto in generale. Vorrei concludere dicendo che, nella peggiore delle ipotesi di un fallimento, non decade la mia stima nei confronti di SILVIO BERLUSCONI, anzi, lo ringrazio per quello che sta donando all'Italia: ONORE, DIGNITA' E LEATA'.
I miei saluti più cordiali.

Caro Direttore,
ho letto con interesse, nei giorni scorsi, le testimonianze dei piccoli imprenditori che cercano di combattere la crisi, nel novero dei quali anch’io vorrei inserirmi, se solo potessi. Sono un giovani imprenditore del ramo ristorazione, gestisco un piccolo locale a Treviso e nei mesi scorsi ho avuto la brillante idea di rilevare un ristorante a Jesolo. Ho superato tutti i problemi (affitto dei locali, banche, assicurazioni, gas, acqua, fornitori, lavori di manutenzione, ricerca a assunzione personale) ma il locale è desolatamente vuoto ed a luce spenta.
L’impianto è a norma, i contatori sono regolarmente al loro posto, il contratto con Enel Energia -la Società che opera nel “mercato”- (se non fosse tragica ci sarebbe da scompisciarsi dalle risate) è stato regolarmente firmato il 19 febbraio ma la corrente non c’è. I circa duecento operatori del call center finora contattati sono danno risposte a volte evasive, altre rassicuranti, “in tempi brevi avrà la corrente” (?), qualcuno mi invita a rivolgermi ad altro fornitore se ci riesco, qualcuno drasticamente dice che i loro tempi di lavorazione sono un problema loro poiché l’Autorità non ha fissato dei tempi massimi di risposta.
Sta di fatto che oggi io sto buttando decine di migliaia di Euro (affitti, personale, mancato incasso) e non riesco neanche a farmi dare una data approssimativa di attivazione della fornitura. Cosa devo fare? Rinunciare all’impresa, perdere i soldi fin qui sborsati, licenziare il personale e mettermi io stessi nella lista di coloro aspettano uno stipendio dallo Stato con l’aiuto del PD?
Ma un Governo “del fare”, non dovrebbe aiutarmi a risolvere questi problemi per me insormontabili (tieni presente che non esiste uno sportello sul territorio al quale rivolgersi, un ufficio, una persona, un responsabile, ma solo l’ineffabile call center)? Scusa lo sfogo.
Cordiali saluti
Raimondo Maddonni