REALITY MIAO: IL GRANDE FRATELLO CHE FA LE FUSA

In onda sul canale «Animal Planet» la vita di 10 randagi ripresa 24 ore su 24 all’interno della prima casa a misura di gatto

Nino Materi

Cane che abbaia, non morde. Ma gatto che miagola, fa audience. Lo sanno bene a Manhattan dove, dalla vetrina di un negozio su Madison Avenue, è andato in onda il primo reality con protagonisti dieci mici vagabondi che il canale via cavo Animal Planet ha elevato al rango di Aristogatti. Gli ex felini da strada, infatti, sono finiti in eleganti villette della middle class al termine di una serie di prove seguitissime anche sul sito MeowMixHouse.com, subito ribattezzato «Big Cat Brother». Insomma, il primo Grande Fratello in versione gattara con «Zen» (randagio tigrato bianco e grigio originario del Bronx) al posto di Pietro Taricone e «Cisco» (un soriano femmina dall’incerto pedigree, molto temuto dai topi di Harlem) al posto di Marina La Rosa (detta, non a caso, «la gatta morta»). Insieme con «Zen», «Cisco», «Opry», «Belle» e altri sei pelosi concorrenti, i protagonisti del reality Meow Mix House sono stati ripresi 24 ore su 24 e votati dai telespettatori che hanno votato il miglior gatto per ogni categoria. I mici, proprio come accade nei «veri» reality umani affrontano prove in cui guadagnare punti con l’immancabile giuria di esperti deputata a stabilire chi fa meglio le fusa, chi esegue la toeletta più scrupolosa, il più abile ad arrampicarsi, o a giocare con una pallina di filo, ma anche il migliore a trovare la cassettina dei bisogni dopo un percorso a ostacoli.
Lo show, del quale partirà a breve la seconda edizione, è prodotto dalla società di alimenti per animali «Meow Mix» che ha ricostruito l’abitazione di vetro dove i passanti possono osservare i gatti nella loro casa, che include divani, letti, cucina e web cam in ogni angolo: tutto rigorosamente in scala e creato addirittura da un interior designer. Obiettivo del programma: «Vedere tutto quello che i gatti fanno in casa quando non ci sono i loro padroni». Da segnalare la parte del regolamento che recita testualmente: «Poiché non tutti capiscono il linguaggio dei gatti, durante gli episodi trasmessi in tv ci saranno anche fumetti che traduranno in inglese ciò che i gatti si stanno dicendo. Ci saranno anche dei doppiaggi, con accenti a seconda della provenienza dei mici, slang della Grande Mela o pronuncia alla Beverly Hills». Roba che sembra scritta dagli autori di La pupa e il secchione.
Lo sponsor, infine, ha tenuto a precisare che le immagini trasmesse, «hanno un intento benefico, perché vogliono attirare l'attenzione sul problema degli abbandoni dei gatti e promuovere le adozioni dei randagi. Noi amiamo profondamente i gatti e su di loro non speculeremo mai».
Mai dire mai, anzi miao.