Il RealMourinho truccato da Inter ha smascherato i difetti del Milan

Gli sfottò della stampa spagnola («Milan geriatrico», «la gioventù Real ha sradicato un vecchio Milan») non hanno lasciato il segno. Le cicatrici più vistose sono quelle impresse dall’ennesimo incontro ravvicinato con Josè Mourinho che al Milan di ieri e di oggi ha fatto vedere i sorci verdi e che si ricollegano in modo didascalico al siparietto del giorno prima tra il portoghese e Adriano Galliani («gli sono grato del fatto di aver detto al mio presidente: grazie per avercelo tolto da Milano»). Mourinho e il suo Real in formato Inter hanno smascherato i difetti e i limiti noti del Milan oggi, in qualche modo nascosti sia dall’arrivo di Ibrahimovic che dal recupero in classifica realizzato grazie anche a un favorevole calendario. Non solo. Ma hanno determinato una clamorosa inversione a “u” negli umori del popolo rossonero probabilmente convinto che l’esperienza complessiva del gruppo avrebbe potuto e dovuto mettere al riparo il club da una figuraccia. «Al Real Madrid penseremo prossimamente» è la promessa di Seedorf, forse anche lui sfiorato dal sospetto che il complesso d’inferiorità possa mettere a repentaglio anche la qualificazione, ridotta a un duello a due, con l’Ajax. «Mancano tre partite nel girone, manteniamo la calma» è l’altro appello di Seedorf.
Già, la calma. Come si fa a mantenere la calma dinanzi a un Milan messo a soqquadro da un Real che solo un anno prima, con un Kakà in più e un Cristiano Ronaldo in meno, era andato incontro a un castigo clamoroso, 3 a 2 il successo su cui Leonardo ha costruito una fama eccessiva? «Adesso non dobbiamo iniziare a fare mille processi ed analisi, abbiamo perso una partita facendo molti errori, io stesso ne ho commesso uno sul primo gol del Real»: Clarence Seedorf, abilissimo nell’auto-critica, sotto accusa non solo per essersi sfilato dalla barriera nel momento meno adatto, ha aperto i rubinetti per provare a spegnere il focolaio d’incendio.
Impresa titanica, la sua. Perché le ferite provocate dalle incursioni di Cristiano Ronaldo e gli effetti perversi sulla serata spagnola del Milan non possono essere medicate alla svelta e alla buona. Hanno svelato innanzitutto che dinanzi a un rivale, fisicamente pimpante, il Milan è destinato a soffrire e a patire le pene dell’inferno calcistico. Vizio antico, d’accordo, ma che sembrava in parte colmato dalla preparazione fisica più accurata, allestita dal nuovo allenatore seguito ad Ancelotti e Leonardo. Allegri, consapevole dello scenario, ha provato a farsi ascoltare in anticipo. «Abbiamo bisogno di grande sacrificio e di una partita perfetta» il suo copione preparato alla vigilia. Non l’ha letto nessuno. O se l’hanno letto distrattamente, è stato lasciato in albergo, tradite anche le istruzioni tecniche che di solito sono l’unica maniglia a cui il Milan può attaccarsi per non venire sbalzato fuori partita, come avvenuto col Cesena o col Catania. Perciò il livornese è il più credibile della compagnia specie se al ritorno da Madrid è lesto nell’ammettere che «giocando così non si può andare lontano».
E allora forse è venuto il tempo per tagliare certi nodi che in qualche caso, al cospetto di rivali tecnicamente dotati e atleticamente superiori, possono strangolare la stagione milanista. Per esempio lasciare nella stessa partita Pirlo e Seedorf, Ronaldinho e Pato più Ibrahimovic senza che vi sia da parte di questo quintetto fantasia, alcun contributo al sacrificio, lasciato per competenza agli isolati Zambrotta e Gattuso, è un lusso che il team berlusconiano può permettersi solo in Italia e al cospetto di avversari di modesta cifra tecnica.
Perciò è assolutamente probabile che a Napoli, lunedì prossimo, a centrocampo torni il dinamismo di Boateng e che Ronaldinho venga messo dinanzi al bivio: o si dà una mossa, oppure anche per lui è finita la pacchia. Non può permettersi di giocare a 50 all’ora con rivali che vanno al doppio e gli tolgono puntualmente il pallone dai piedi senza neanche commettere fallo.