La realtà svanisce «tra la terra e il cielo»

Figure straniate si spostano velocemente su un carrello che scorre sul pavimento blu. Uno schermo rimanda un'immagine nuova in cui gli stessi personaggi nuotano in una piscina. In scena al Teatro dell'Elfo fino al 26 aprile, «Tra la terra e il cielo», lo spettacolo di Giorgio Barberio Corsetti, autore anche della regia, grande successo al Festival Teatro di Benevento, nel settembre 2008, dove ha debuttato in prima nazionale.
Uno spazio blu, uno schermo bianco e, sulla destra, sparsi sul pavimento, alcuni plastici che ricostruiscono paesaggi cittadini, realtà urbane indefinite, strade, case, alberi e bar. Ma anche immagini fittizie, plastiche, kitsch; che ricordano le fiction televisive e le trasmissioni più scalcinate, sospese tra realtà e finzione. Ambiguamente sullo schermo, doppiato e ampliato sulla scena, una storia banale. Una fiction appunto, in cui i protagonisti si rincorrono tra morale e luoghi comuni, un «gioco» apparentemente scontato. D'improvviso angeli giungono in volo dal cielo, diavoli spuntano da sottoterra, e si presenta anche la Comare Secca con la falciatrice, con il suo seguito di spiriti. «Un "mistero" laico, una commedia sacra dai toni ironici e farseschi, che rimanda alla tradizione medievale - dice Barberio Corsetti - per parlare di un mondo di apparenze, di rappresentazione, dove non tutto è visibile e vero, ma in cui esiste anche l'invisibile». Un atto sacramental-moderno e profano che racconta la giornata di quattro personaggi (a cui si aggiunge quello di una donna, presentatrice televisiva della trasmissione in cui sono protagonisti due degli adulti, un truffatore che legge i tarocchi e un mago), un uomo e una donna, pieni di certezze, e un ragazzo e una ragazza, ancora incerti nei confronti della vita. Tutti sono costretti dalle extrasensibili irruzioni a un confronto con l'eterna lotta tra il bene e il male: un tema ricorrente in ogni fase della vita. Lo spettacolo riprende l'impronta originale di Giorgio Barberio Corsetti, che fa uso spregiudicato del video, utilizzato non solo in senso scenografico ma come elemento costitutivo della stessa drammaturgia, in linea con il percorso di ricerca iniziato dal regista più di vent'anni fa, in collaborazione con Studio Azzurro. «Nella parte blu del palcoscenico - spiega l'autore - una telecamera riprende le azioni degli attori che poi vengono rielaborate elettronicamente e immesse nell'immagine video delle più svariate scenografie, create con modellini e riprese a vista, attraverso la tecnica cinematografica del chroma-key, così da creare una sospensione tra presenza e immagini, realtà e immaginazione». Il gioco si articola sulle apparenze e gli inganni e questo crea per lo spettatore, con l'artificio dell'elettronica, una visione multipla, una realtà virtuale che si accade e diviene sotto ai suoi stessi occhi. Così sfugge il senso delle cose, e viene meno la certezza della realtà, sempre sospesa a cavallo dell’assurdo e dell’incerto.