Reati contabili, ecco la prova che la sinistra voleva il colpo di spugna

I tecnici del Senato scoprono un secondo emendamento per cancellare gli illeciti finanziari. Firmato dall’Ulivo e dall’Idv

Non è uno. Ma sono due gli emendamenti presentati in Senato da cui è stata partorita la norma che riduce i tempi della prescrizione per i reati della pubblica amministrazione e che è finita «non-si-sa-come» nella Finanziaria. Il primo emendamento, ormai passato alla storia come l’«emendamento Fuda», dal nome del primo firmatario, il senatore calabrese Pietro Fuda, aveva fatto gridare allo scandalo e andare su tutte le furie la Corte dei conti. Ora però nei controlli ferrei disposti dagli uffici del Senato ne è spuntato un altro, firmato questa volta da tutto l’«arco» dell’Ulivo, compresi i Ds e perfino l’Italia dei valori (esclusi Verdi, Comunisti italiani e Rifondazione).
Il primo emendamento, ribattezzato «salva-corrotti» e salito alla ribalta nei giorni scorsi, porta il numero 18.0.3 e si trova a pagina 2316 della summa assemblata dalla V commissione (Bilancio) del Senato. «Una vergogna» ha tuonato il presidente del Consiglio Romano Prodi. «Un errore grave, un’amnistia di fatto per tutti i reati amministrativi e contabili» ha ripetuto Anna Finocchiaro, capogruppo dei Democratici di sinistra. Peccato che mille pagine prima - per esattezza alla pagina 1332 e con il numero 18.2032 - c’era un altro emendamento - più breve, due soli commi - identico nel contenuto alla norma «cancella reati».
Tra i firmatari di questo secondo emendamento spiccano due diessini, Nuccio Iovene, vicino al ministro Fabio Mussi ed esponente del Correntone (la corrente di sinistra del partito, di cui fa parte anche il senatore Cesare Salvi che ha chiesto che «si rivedano tutte le porcherie» entrate nella manovra) e Rosa Villecco, la vedova di Nicola Calipari, il funzionario del Sismi ucciso a Bagdad. Ma certamente la presenza più imbarazzante è quella di Aniello Formisano, da Vibo Valentia (Reggio Calabria), senatore dell’IdV, il partito di Antonio Di Pietro che si era scagliato contro un codicillo infilato «non-si-sa-come».
Il primo firmatario anche di questo secondo emendamento è sempre l’immancabile Pietro Fuda, ingegnere, eletto nella lista Codacons e aderente al Pdm, il partito del governatore della Calabria, Agazio Loiero. Oltre a quelle della vedova Calipari, di Iovene e di Formisano, le altre firme sono dei senatori Giannicola Sinisi, magistrato di Andria, Salvatore Ladu, sardo, tutti e due senatori Dl, e Franco Bruno, ingegnere pure lui come Fuda e plenipotenziario sempre della Margherita in Calabria. C’è anche la firma del senatore Luigi Lusi, molto legato a Rutelli, cotesoriere dell’Ulivo e che dell’attuale vicepremier è stato il tesoriere nella campagna elettorale del 2001.
La scoperta del secondo emendamento in qualche modo rende giustizia al senatore Fuda. Nel centrosinistra si erano levati gli indici accusatori contro di lui e contro l’«origine» calabrese della vicenda, per via della presenza nutrita tra i firmatari di senatori calabresi e con il sospetto che il colpo di spugna potesse favorire il presidente della Calabria, Loiero. Fuda ha protestato dicendo che il suo emendamento era composto di quattro commi e l’introduzione di quella riga e mezza finita in Finanziaria «lo ha stravolto». E Luigi Zanda, il vicecapogruppo dell’Ulivo in Senato e secondo firmatario dell’emendamento della discordia, aveva allargato le braccia: «Non so proprio come sia potuto accadere».
La riga e mezzo incriminata e finita in Finanziaria modifica la legge del ’94 sui reati contabili sostituendo le parole «si è verificato il fatto dannoso» con queste: «è stata realizzata la condotta produttiva del danno». Un equilibrismo lessicale che, secondo la denuncia della Corte dei conti, accorcia i tempi di prescrizione.
E vediamo ora il testo del secondo emendamento, quello firmato da esponenti di buona parte dell’Ulivo. Dice che le suindicate parole della legge del ’94 vanno sostituite con «si è realizzato il fatto che ha generato il danno». Insomma, la stessa cosa dell’emendamento dello scandalo. Il che rende ancora più difficile credere a un «errore» e fa pensare a un accordo ben più ampio sulla norma «cancella reati».