«Reati contabili, per stanare l’autore basta volerlo»

da Roma

La storia di quell’ormai famoso emendamento la conosce bene visto che è stato il primo a denunciarlo. Adesso Cesare Salvi, senatore dei Ds, si spinge ancora più avanti, e dice che il governo ha il dovere di fare chiarezza prima della conversione del famoso decreto stilato apposta per vanificare l’effetto del comma congegnato dall’ormai famigerato senatore Fuda. E in più dice: «Io so il nome e il cognome del funzionario che ha infilato quella norma nel maxiemendamento, è un nome che sanno tutti per sapere chi è il... colpevole non servono grandi inchieste, basta chiederlo a lui».
Senatore Salvi, lei dice che non ci sono gialli, ma questa storia è un vero enigma, rifacciamola da capo.
«Nooo!».
Sì.
«Ne abbiamo parlato tante volte, i giornali stanno scrivendo di questo da un mese, c’è stata una riunione del consiglio dei ministri solo su questo emendamento, un intervento del capo dello Stato che si rifiutava quasi di controfirmare la Finanziaria se non si fosse risolta quella questione, che altro posso dire io?».
Ad esempio il nome di quel funzionario, che dice?
«No, lo so, ma non lo dico. Lo conoscono tutti, il signor “X”. Lo conoscono il vicepremier, il presidente del Consiglio, lo conosce Francesco Rutelli e lo conosce anche Prodi».
E allora per chiarire il mistero occorre che qualcuno parli con il signor «X».
«Sì, è sufficiente che Prodi chiami questo funzionario e gli dica: “Allora, chi è che ha inserito quella norma fra le altre 1.500 nel maxiemendamento della Finanziaria?”».
Però finora questa domanda non l’ha fatta nessuno. Qualcuno dice, i panni sporchi di lavano in famiglia.
«E io su questo non sono d’accordo».
Perché, lei è stato il primo politico a denunciare quella norma?
«No, non solletichi la mia autostima. Mi è stata segnalata, da qualcuno che conosce bene le cose, io non ho fatto altro che raccogliere quella denuncia».
Detto questo, molti nell’Unione pensano che non sia più conveniente parlare di questa storia.
«Mi pare una posizione singolare. Da un lato perché tutti hanno condannato, e quindi nessuno di noi può dubitare della sincerità di quei pronunciamenti. Dall’altro perché ci attende un dibattito parlamentare sulla conversione del decreto, e io credo che in quell’occasione giustamente, le opposizioni e il Parlamento chiederanno conto di quello che è successo. Per allora, bisognerebbe che...».
...il signor «X» parli.
«Proprio così».
E quando si scoprisse finalmente chi è che ha chiesto al signor «X» di infilare quella normettina sulle prescrizioni dentro il testo della Finanziaria?
«Ah be’, io credo che per il responsabile non ci sarebbe che una soluzione».
Quale?
«Si deve dimettere, senza indugio».
Addirittura?
«Capisco che in Italia la parola “dimissioni” ha sempre un suono stravagante. Ma io credo che dopo quello che è successo, non potrebbe esserci altra via».
Cosa è stato più grave, la norma in sé o il fatto che sia misteriosamente stata infilata nel testo del maxiemendamento?
«Grave la prima cosa, ma gravissima la seconda. Infilare di soppiatto un provvedimento su cui si è discusso e costringerci per giunta a votarlo, credo che sia una cosa inqualificabile non solo per me che ho a cuore la questione morale».
Questa norma non ha padri, ma ha avuto grande fortuna...
«Sì, è vero, di fronte al balletto dello scaricabarile cui abbiamo assistito, la posizione del senatore Fuda, che almeno non ha rinnegato di aver scritto quei quattro commi, diciamo che giganteggia».
Però lui non è stato.
«Anche su questo non c’è dubbio».
Lei non crede che ora si debba dimenticare?
«Ripeto, no! E non è certo un problema accademico. La questione va chiarita e credo che di qui al dibattito parlamentare qualcuno questa benedetta telefonata al signor “X” dovrà farla».