Un reato su 5 prescritto prima del giudizio

Giustizia lumaca: a Roma un reato su cinque cade in prescrizione prima di arrivare in giudizio, quasi tutti decadono prima dell’appello.
La denuncia, dati alla mano, viene direttamente da Luigi Camilloni, il presidente dell’Osservatorio sociale, che ha scritto al ministro della giustizia, Angelino Alfano, per segnalare la grave situazione.
Nella capitale, come in tutta Italia, a rappresentare la pubblica accusa sono il più delle volte i vice procuratori onorari. Sono i co.co.co. della giustizia. Senza di loro la macchina si fermerebbe. Ora però il sistema rischia di saltare. «I vice procuratori onorari in servizio presso la Procura - scrive Camilloni ad Alfano - durante l’ultimo anno si sono astenuti dalle udienze quattro volte, per un totale di venti giorni. Ciò ha provocato il rinvio di circa cinque-seimila processi».
«D’altra parte loro sostengono l’accusa davanti al tribunale monocratico nel 98 per cento dei processi - rileva Camilloni sulla base dei dati di via Arenula - che si svolgono giornalmente nelle ventiquattro aule di dibattimento penale e nelle tre di convalide arresti. Le ventiquattro aule di monocratico sono supportate tutte da vice procuratori onorari, in alcuni casi perfino il giudice è un giudice onorario di tribunale (Got). Nella sede distaccata di Ostia vengono tenute dai vpo anche le convalide degli arresti e i giudizi per direttissima».
Ma il sistema è ingolfato. I vpo per novanta euro al giorno, centocinquanta se superano le cinque ore, senza indennità di malattia, senza ferie pagate, rappresentano la pubblica accusa in processi delicatissimi, per reati che prevedono pene molto alte: traffico di stupefacenti (da dieci a venti anni), estorsioni (da cinque a dieci anni), rapine (da tre a dieci anni), omicidi colposi (incidenti stradali, infortuni sul lavoro, ecc), calunnia, furti, ricettazione, diffamazione aggravata, lesioni gravissime (in qualche caso con esiti di invalidità permanente).
«Eppure - sottolinea ancora Camilloni - non godono delle ferie, dell’assenza malattia o della maternità. Per essi non è prevista neanche l’assicurazione per danni da responsabilità civile come accade per tutti i magistrati. Da ciò deriva il malcontento, le astensioni dal lavoro, il rinvio di un altissimo numero di processi».
In questi termini la macchina della giustizia rischia così di finire definitivamente al collasso. «Tra la data del commesso reato, le indagini preliminari e la citazione a giudizio dell’imputato, a Roma passano almeno tre-quattro anni - dice il presidente dell’Osservatorio sociale -. Il processo dura almeno quattro-cinque udienze, per un complesso di due-tre anni, a causa dell’esiguo numero di magistrati in servizio. La prescrizione per i reati di competenza del tribunale monocratico è generalmente di sette anni e mezzo, solo in alcuni casi si arriva a dieci anni. Per cui, visto che il processo di primo grado non dura mai meno di due anni, si arriva a sei anni dal fatto».
E quindi la prescrizione matura prima ancora dell’eventuale giudizio di appello, fissato a non meno di uno-due anni dalla prima sentenza. Alla prescrizione del 20 per cento già in primo grado, in definitiva, si aggiunge la decadenza della quasi totalità degli altri casi prima del secondo grado. L’appello di Camilloni al ministro Alfano è di «monitorare la situazione prima del collasso definitivo».
I vpo attualmente in servizio presso la procura di Roma sono 88, di cui sei in pianta stabile presso il giudice di pace penale. Ogni giorno in Italia si rinviano sette processi penali su dieci.
Secondo l’Eurispes il 30 per cento dei reati non vengono denunciati dai cittadini per sfiducia verso le istituzioni.