Un reato su tre compiuto da clandestini

Il rapporto tra immigrati e criminalità è inquietante: ogni giorno gli irregolari colpevoli di due violenze sessuali. L'allarme del capo della polizia Manganelli: "Al Nord oltre la metà dei delitti è commesso da stranieri"

Gian Marco Chiocci - Emanuela Fontana

Roma - Ogni volta che in Italia viene commesso un omicidio, o una violenza sessuale, o una rapina in casa, un furto, c’è una possibilità del 38% che l’autore sia un clandestino. Più di un reato su tre è commesso nel nostro Paese da chi è irregolare: 12 clandestini al giorno ammazzano, commettono violenze su donne o stuprano. Sono i dati ufficiali del Viminale a dirlo, gli ultimi disponibili, per questo tipo di analisi, quelli del rapporto del 2007. Cifre che preoccupano e che il capo della polizia Antonio Manganelli aveva trasmesso alle Camere in un’audizione del 3 luglio scorso: «I responsabili di reati di criminalità diffusa - aveva sottolineato - si attestano al 30% nel rapporto immigrati clandestini-cittadini in Italia, però al Nord si tocca il 50-60%». Il risultato elettorale che ha premiato le forze politiche che più si spendono per l’emergenza sicurezza sembra essere figlio di questi dati: incidenza impressionante dei clandestini nelle percentuali sui reati, soprattutto al nord. Ma da quell’audizione di Manganelli, nessuno parlò più in questi termini di quell’ allarme: il rapporto tra clandestini e delinquenza.

Eppure erano i numeri a spiegarlo: quelli contenuti nel «Rapporto sulla criminalità in Italia» del 2007, redatto dal ministero dell’Interno, 450 pagine sul crimine nel nostro Paese, sui nuovi pericoli e sulle differenze con il passato. L’elenco dei reati è lungo, e va dal delitto fino al furto dell’auto, ma a titolo di esempio si possono prendere i cinque delitti che più fanno paura alla gente: su 11.378 arrestati o denunciati per omicidio consumato e tentato, violenza sessuale, furto, rapina in casa, 4405 sono clandestini. La metà sono stranieri in generale: sono stati 5.857 i denunciati non italiani per i delitti presi in considerazione.
La fotografia di una società che cambia emerge dal paragone con i dati di 20 anni fa. Nel 1988 gli omicidi erano di più (864, contro i 442 di adesso), ma la percentuale di stranieri su questo numero era bassissima, il 6%. Ora un assassino su tre è straniero, ma questa statistica penalizza a prima vista chi vive in Italia regolarmente, con lavoro e famiglia, quando è l’irregolarità la piaga legata al crimine che emerge dalle statistiche: il 72% di chi ha ammazzato era nel nostro Paese senza permesso di soggiorno.

I dati sono simili anche per i tentati omicidi: il 31% dei denunciati sono stranieri, ma di questi ben il 71% sono clandestini. La differenza nord-sud è evidenziata anche dal dossier del Viminale: quattro omicidi su dieci nell’Italia settentrionale vengono commessi da stranieri, mentre al sud questa percentuale crolla al 15%.
La prima nazionalità per numero di denunciati è quella romena, e lo stesso vale per le violenze sessuali (nelle tabelle del ministero riferite al 2006 la Romania viene ancora considerata extra Ue). Sul totale degli stupri, quattro su dieci vengono compiuti da non italiani (con differenze che vanno dal 45% del centro-nord al 20% del sud). Più di due clandestini al giorno sono fermati come colpevoli di stupro (817 nel 2006 su un totale di 3.381). I dati disponibili del 2007 confermano questa tendenza: una violenza alle donne su quattro viene commessa da stranieri, in più della metà dei casi irregolari. Un denunciato su venti è romeno.

Due campi criminali in cui i clandestini detengono un primato di denunce è quello delle rapine in abitazione dei furti con destrezza: su 5.009 scippi, 2.724 nel 2006 sono stati a opera di stranieri abusivi in Italia. Più di uno su due. Quasi il 50% delle rapine in casa viene commesso da clandestini (424 su 1.016). In questo caso al primo posto nella lista delle nazionalità ci sono gli albanesi: una rapina su dieci è opera loro.