Un reato trascurare Murru

Fosse riuscito, anche una volta sola, a star sotto i riflettori per un minuto di più, Marcello Murru lo conoscereste tutti. Invece pubblica un disco ogni dieci anni, lo pensa, lo cova, lo soffre finché non esce proprio come questo La mia vita galleggia su di un petalo di giglio che è di intensità stordente perché intenso è lui che da Arbatax, tanti anni fa, si è nascosto in una casa di ringhiera al Testaccio per vivere tra parentesi. Scrive come un ossesso, d’amor fou e d’amor filiale, d’amori suoi e d’amori altrui e quindi nostri, sguazzando - con un voce affumicata che scoppia come legno di tek - nel cinismo e nelle rimembranze, digrignando sorrisi o gocciolando dolore, perdendosi in arrangiamenti e distendendosi lentamente, brano dopo brano, fino a confessare quanta ombra c’è nell’anima di «uno come me, mezzo scassato». Super.