La reazione di Benitez: attenti, non sono io il fesso da rottamare

nostro inviato a Appiano G.

Facendo rumore a voce bassa, Rafa Benitez ha lasciato partire la frase che mette tutti al loro posto. Detto in sintesi: Caro Moratti, cari tifosi, il fesso, quello da rottamare, non sono io. Detto nei toni più accattivanti con quel faccione da Orso Yoghi, ecco l’originale: «Ho con me un gruppo di gente che lavora, sono 25 anni che lavoriamo e che abbiamo vinto: a Istanbul e dovunque. E se c’è qualcosa da aggiustare lo abbiamo fatto e lo faremo». Mourinho lo avrebbe urlato, Benitez lo ha fatto passare come un foglio sotto lo spiraglio della porta. Ma lo ha ripetuto quel tanto da far intendere che si è stufato di passare per il fesso del villaggio. Bastasse per vincere! Invece no, l’Inter si presenta dove l’anno passato cominciò la cavalcata verso il triplete, inizio d’anno, giorno della Befana, gol di Balotelli e via col vento da Verona.
Stavolta è tutto vento in faccia, Benitez ha una squadra contata e forse i giorni contati. La squadra non vince dal 29 ottobre, tre partite da minimo storico in campionato (due pari e una sconfitta), la gran bevuta contro il Tottenham, troppi tradimenti nello spogliatoio e dintorni. Rafa rischia la credibilità e la panca in una settimana, Moratti sfoglia la margherita dei possibili sostituti (ora si è aggiunto Marcelo Bielsa, l’ex ct del Cile, argentino per tenere a bada gli argentini). La lista degli infortunati compone una squadra, a cominciare dal portiere (Julio Cesar) per chiudersi con Suazo e Milito che sbuffa e si arrabbia per gli infortuni, e contro i tecnici, ma che non conta più i gol (pesanti) sbagliati quest’anno. Benitez se ne dev’essere stufato perché, anche ieri, non ha fatto mancare il ritornello di questi ultimi tempi. «Segniamo poco? Davvero! Ma l’anno scorso chi faceva gol? Milito. E ora? Ne ha sbagliati due che potevano darci quattro punti in più».
Vero che tutte le scuse, e tutte le ragioni sono buone, però non si può parlar sempre di sfortuna e mira sbagliata. Ieri, ad Appiano, e dintorni scendeva pioggerella fastidiosa, umido nelle ossa, cielo grigio da malinconia e la conta dei problemi appesantiva l’ambiente (già pesante). Si è presentato anche Angelo Mario Moratti, in rappresentanza di famiglia e del papà in viaggio (è stato premiato) a Palermo. Segnali di inquietudine e di poca convinzione nelle ragioni del tecnico e del suo staff, anche se dalla Sicilia il presidente tiene a sottolineare: «Benitez ha la mia fiducia. In questo momento la situazione degli infortunati è preoccupante, spero che tutto torni come prima». Rafa ha cercato l’unione: «Questa è una sfida da vincere insieme. Cerchiamo di risolvere i problemi giocatore per giocatore, magari con lavoro ancor più personalizzato. Il presidente sa che è una situazione difficile, cose che succedono nel calcio. In Spagna si usa dire: tutte le strade portano a Roma. Le strade sono tante e diverse e ognuno usa la sua. Arrivare a Roma significa vincere tutto quanto è possibile». Discorso fatto a nuora perché suocera intenda.
Benitez ha cercato motivi a questa alluvione di infortuni e risultati e non ha negato alcuna fra queste cinque possibilità. Cioè non ne ha avallata alcuna («Non c’è una sola ragione, ho parlato con dottori in Inghilterra e Spagna»), ma nemmeno esclusa: errori di preparazione atletica, vita da atleti poco consona, colpe dei medici per le tante ricadute e recidive, campi inadeguati (Appiano compreso) che intossicano i muscoli, errori di valutazione sull’usura della squadra. Per concludere con una metafora: «Quando nel canottaggio si perdono alcuni vogatori, gli altri sono costretti a remare di più. E questo non aiuta». Oggi il tecnico chiederà una mano a Cambiasso, salvo non voglia rischiarlo pensando al Twente in Champions. Altrimenti ricomparirà Materazzi in difesa. Altro non potrà, non avendo giocatori: convocati perfino Rivas e quattro primavera.
Certamente l’allenatore sarebbe pronto a dar ragione a Tronchetti Provera, mister Pirelli, che in una intervista al quotidiano spagnolo Marca ha raccontato il sogno suo: «Ogni squadra al mondo vorrebbe aver Messi. Ma anche Iniesta è un ottimo giocatore, un vero uomo squadra, e tutti i grandi club vogliono questi giocatori». Bene, all’Inter servono proprio un paio di giocatori così calibrati. Se il presidente Pirelli, anziché imbarcare le sue risorse in Formula uno, le avesse messe a disposizione di Moratti, forse avrebbe accontentato se stesso, il presidente e tutta l’Inter, tifosi compresi. E i risultati conforterebbero l’esborso. Investire su Messi val più di un copertone.