Le reazioni E anche tra i politici è braccio di ferro sulle cifre

«Spero che gli italiani tengano presente anche nel voto di domenica dove ci hanno portato questi tre anni di governo Berlusconi». Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera, fa campagna elettorale usando i dati dell’Istat sulla disoccupazione, sulla crescita modesta, e il rischio povertà per il 24,7% della popolazione. «Se queste cose le diciamo noi esponenti dell’opposizione - ha spiegato Franceschini - ci può essere il sospetto che siano materia di polemica politica. Quando sono numeri e istituti di studi imparziali che descrivono, con la freddezza delle cifre, come sia drammatica la situazione nel nostro Paese, c’è di che preoccuparsi». Stesso e opposto copione per un ministro del governo in carica. «Quella svolta dal Presidente Istat Enrico Giovannini è una radiografia seria e condivisibile, che colloca l’Italia tra i Paesi europei che meglio hanno tutelato la coesione sociale», commenta Renato Brunetta, responsabile della Pubblica Amministrazione e L’innovazione. Per Brunetta, la caduta del reddito prodotto non si è trasformata in una crisi sociale di ampie dimensioni grazie alla ricchezza delle famiglie, al tessuto produttivo robusto e flessibile, all’ampio ricorso alla cassa integrazione, al rigore nella gestione del bilancio pubblico e alle reti di aiuto informale. È la stessa Italia, ma sono due Italie, lette e commentate in maniera diversa. Sono gli stessi dati Istat ma sembrano differenti, perché la lettura dei dati è differente. Anche la scienza divide, insomma. Anche se si tratta di statistica.