Reazioni «Tra gli ebrei c’è delusione» «No, è una visita di portata storica»

Voci contrastanti, un dibattito appassionato. La visita di Benedetto XVI in Israele ha scatenato i commenti dei media e sta monopolizzando il dibattito pubblico. Con espressioni di opinione differenti a seconda della sensibilità e delle aspettative, ovviamente. Per qualcuno il discorso pronunciato ieri al Museo della Shoah Yad Vashem è «un’occasione mancata», anche perché - questa l’opinione dei critici che Haaretz sintetizza parlando di «delusione» - il Pontefice «non ha chiesto perdono» al popolo ebraico. Tutto diverso il giudizio dell’ambasciatore di Israele in Vaticano, Mordechai Lewy, secondo cui la visita «ha una dimensione storica», anche perché contribuisce a creare una tradizione di viaggi papali in Israele. Il rabbino capo ashkenazita Yona Metzger ha commentato positivamente la conclusione della vicenda del vescovo negazionista Richard Williamson, e la definizione da parte del Papa dell’antisemitismo come «un peccato contro Dio». Messaggi di apertura giungono anche dalla corrente nazionalista dei religiosi. L’autorevole rabbino Yuval Sherlo, molto ascoltato nei collegi rabbinici, ha pubblicato un articolo in cui stabilisce che «la visita in Israele serve ad approfondire la tendenza alla pacificazione fra il cattolicesimo e il nostro mondo. Esistono così tante cicatrici, fratture e ferite che non possiamo certo sorvolare sulla storia velocemente. La cosa richiederà tempo, il Pontefice e la sua Chiesa dovranno fare più di quanto non facciano oggi».