Reazioni Ma i concorrenti non ci stanno: «I bonus servono a tutti, non c’è solo Fiat»

«In Ford siamo convinti che nel 2010 sia necessario raggiungere il volume critico totale di 2 milioni di vetture, in pratica il limite che consente al settore e alla filiera di sopravvivere. Non dimentichiamo che attorno a tutte le case automobilistiche ruota una miriade di piccole e medie imprese che occupano decine di migliaia di persone. Quindi, legato al tema incentivi c’è un aspetto sociale non indifferente»: è il messaggio che Gaetano Thorel, presidente e amministratore delegato di Ford Italia, prima casa automobilistica estera nel nostro Paese, manda al governo. Per il manager romano, in pratica, «si impone un’uscita morbida dalle agevolazioni alle rottamazioni e non tout court». Loris Casadei, presidente dell’Unrae, l’associazione dei costruttori esteri in Italia, più che sollecitare il rinnovo dei bonus, invita il governo a considerare il problema della fiscalità legata al comparto.
Sugli incentivi Casadei punta il dito contro i continui tentennamenti: «Sergio Marchionne - dice - ha ragione quando afferma che, come è accaduto all’inizio del 2009, a Roma si è tirato troppo in lungo, creando una dannosa attesa tra il pubblico. Da parte nostra vediamo positivamente il sostegno alle vendite se inteso come stimolo al benessere comune. Quindi, un valido supporto al rinnovo del parco auto e all’abbattimento di consumi ed emissioni». L’analisi di Casadei considera anche il crollo degli ordini di vetture nel primo mese dell’anno, «un segnale evidente che la ripresa del settore è ancora lontana». «E poi - aggiunge - non c’è solo Termini Imerese con i suoi operai a rischio, ma il problema è più ampio, perché coinvolge un comparto, quello dei concessionari, già in difficoltà». Casadei, alla fine, difende l’operato di Marchionne: «È un errore legare le scelte industriali di un manager alla concessione degli incentivi».