Reazioni Pambianchi: «La città dei divieti»

C’è chi parla di rivoluzione copernicana, chi parla di capitale dei divieti, chi pensa che si dovrebbe fare ancora di più. I provvedimenti previsti dal piano sicurezza per il centro storico discusso ieri nel comitato provinciale per la sicurezza suscitano reazioni differenti. Contro la politica del divieto si proclamano i commercianti. «Comprendiamo perfettamente che siamo in un momento di emergenza e prendiamo atto di questo ulteriore divieto ma non ci fa piacere», dice il presidente di Confcommercio Cesare Pambianchi, che invita le istituzioni «a non proseguire con i divieti che sacrificano chi non è causa del fenomeno. È giusto perseguire chi compie reati ma se andiamo avanti così rischiamo di diventare la città dei divieti». Quanto alle alternative a Trastevere, Campo de’ Fiori, Testaccio, una potrebbero essere «le sponde del Tevere».
Di «rivoluzione copernicana che chiude finalmente la stagione della deresponsabilità e dello scaricabarile in cui erano cadute le amministrazioni comunali di Rutelli e di Veltroni» è Francesco Giro, sottosegretario ai Beni culturali. «Ricordo ancora - prosegue Giro - gli appelli ipocritici a difesa del divertimentificio fine a se stesso portato avanti da ampi settori della sinistra ma anche della ex Margherita. D’ora in poi il centro storico non sarà più la terra di nessuno e si dovranno rispettare alcune regole di buon senso. Non ci si potrà ubriacare, urinare e vomitare per strada, sfasciare l’arredo urbano, infrangere bottiglie a terra». Soddisfatto anche Fabrizio Santori, presidente della commissione comunale per la Sicurezza, che però ammonisce: «L’obiettivo è ora quello di insistere sulla effettiva applicazione delle regole. In particolare occorre vigilare affinché i controlli con gli etilometri siano effettuati con assiduità e i divieti di asporto degli alcolici dalle 21 e di somministrazione dalle 2 siano rispettati senza mai abbassare la guardia».
Allarga il discorso invece Fabio Sabbatani Schiuma, coordinatore regionale del Movimento per l’Italia: «Roma è in ritardo nell’offerta di iniziative che formino una sana cultura del divertimento, soprattutto durante la notte. In altre altre capitali europee da tempo si lavora in questa direzione». Motivo per cui, secondo Schiuma, «telecamere e divieti sono misure estreme, alle quali si ricorre purtroppo per difendere la sicurezza di tutti, il diritto alla quiete pubblica dei residenti e il patrimonio monumentale spesso danneggiato».
Infine il centrosinistra. Che per bocca di Mario Mei, vicecapogruppo del Pd e vicepresidente della Commissione Sicurezza del Comune di Roma, chiede però che alle regola seguano anche stanziamenti: «Riteniamo che queste iniziative che nascono nell’ambito del patto per Roma sicura debbano essere ulteriormente sostenute dal punto di vista degli investimenti finanziari dal Comune, perché crediamo ci sia bisogno di atti concreti e non di atti propagandistici e demagogici che hanno caratterizzato i primi mesi della giunta Alemanno».