Le reazioni Solo l’Idv respinge l’invito al dialogo

Roma. «Lavoreremo in Parlamento alla ricerca delle necessarie convergenze per affrontare i problemi reali, avendo a cuore innanzitutto l’interesse del Paese». Il segretario del Pd, Walter Veltroni, ha accolto l’appello del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che nel discorso di fine anno ha invitato le forze politiche a uscire da «una sterile logica di scontro» e a operare per superare la crisi economica. Veltroni ha aperto di fatto al dialogo con il Pdl pur «nella distinzione dei ruoli di opposizione e maggioranza».
La disponibilità veltroniana, come al solito, ha la sua nemesi dipietrista. Il leader dell’Idv, pur dicendo di esser pronto a «operare “davvero per l’interesse pubblico”», ha ribadito che «gli interessi del Paese non sono la priorità del governo, giacché fino ad ora ha solo pensato di togliere ai poveri per dare ai ricchi». Secondo Di Pietro, il premier Berlusconi «va avanti a forza di annunci, senza mai affrontare e risolvere i problemi che affliggono quotidianamente i più deboli». L’apertura di un confronto non è descritta come evento pacificante ma come dialogo «a casa del lupo». Premessa non incoraggiante.
Discorso diverso per i presidenti di Senato e Camera che da tempo hanno invitato la politica a un sereno confronto parlamentare. «Ci riconosciamo tutti nelle parole del capo dello Stato», ha commentato il presidente del Senato, Renato Schifani sottolineando pure la «fondamentale azione di altre istituzioni (la Chiesa cattolica) per alleviare le sofferenze di chi è in difficoltà». Mentre il suo omologo alla Camera, Gianfranco Fini, ha condiviso l’auspicio che «il popolo italiano, con grande sforzo di operosità e solidarietà possa superare la fase critica». Disponibili anche i capigruppo del Pdl nei due rami del Parlamento. Napolitano è stato «saggio e opportuno» per Maurizio Gasparri il quale spera che la sinistra non si arrocchi in uno «sterile nostalgismo». Piena condivisione anche da parte di Fabrizio Cicchitto. «Bravo presidente, dieci e lode!», ha chiosato il ministro per la Semplificazione Calderoli lodando l’efficacia e la valenza politica del discorso di fine anno.