Rebellin: "Ho la coscienza a posto". Fanini: "Ci ha sempre presi in giro"

La medaglia d'argento di Pechino, caduto all'antidoping, si difende alla disperata. Il dirigente fustigatore del ciclismo: "Ma quale esempio, è sempre stato così"

«Sono tranquillo e con la coscienza a posto: non ho preso nulla». Così si difende, per la verità in modo abbastanza scontato, Davide Rebellin sul tremendo caso di doping alla Cera che l'ha portato al centro di uno scandalo mondiale. In un'intervista al Tg2 ha aggiunto: «Voglio solo dire che vado avanti con tutte le mie forze per dimostrare la mia estraneità e la mia innocenza rispetto a queste accuse. Non so cosa sia successo, si tratta certamente di un errore. È impossibile che io sia risultato positivo».
Uno dei primi a replicare, come sempre, il fustigatore Ivano Fanini, patron del team Amore e Vita. "Rebellin ci sta prendendo in giro dall'inizio della sua carriera. Strano, nessuno vuole ricordare che già nel 2001 la Liquigas-Pata, di cui Rebellin faceva parte, abbandonò per i troppi scandali doping. Il suo nome non venne fuori come adesso, ma certamente già allora era molto dubbia la sua correttezza sportiva. Ciò nonostante, si è detto fino a ieri che è un corridore da prendere ad esempio".