Rebus Antonveneta, Bpi studia le soluzioni

da Milano

Banca Popolare Italiana cerca una soluzione per il rebus Antonveneta. Una partita che rischia di rivelarsi onerosa, Moody’s ha tagliato il giudizio sulla solidità finanziaria del gruppo ma il titolo ha guadagnato l’1,25% a 8,2 euro in Piazza Affari, sviscerata per quasi tre ore nel Cda riunito ieri mattina nella sede di Lodi.
Compiuta una panoramica delle strade percorribili, il board avrebbe proseguito la messa a punto dei chiarimenti richiesti da Bankitalia sulla solidità patrimoniale del gruppo e sulle tecnicalità che hanno accompagnato alcune cessioni di minoranza (compresa quella con Deutsche Bank). Giorgio Olmo, salito alla carica di amministratore delegato dopo la temporanea sospensione di Gianpiero Fiorani, invierà al più presto i documenti in Via Nazionale. A verbali chiusi i consiglieri avrebbero poi analizzato come sviluppare la strategia legale in difesa dell’istituto e la destinazione del 40% di Antonveneta che continua ad avere un vertice targato Abn malgrado la maggioranza del capitale sia nelle mani del fronte Bpi (le azioni sono sequestrate). Gruppo olandese che martedì scorso avrebbe avviato un canale diplomatico con Lodi dicendosi disposto a rilevare la quota Antonveneta a 26,5 euro per azione lasciando a Bpi Interbanca e 100 sportelli dell’ex popolare padovana. Lo spezzatino sarebbe stato respinto da Bpi anche se un compromesso potrebbe essere raggiunto a quota 300 agenzie. Passare la mano ad Abn sarebbe tuttavia l’extrema ratio: laddove Consob e Bankitalia non sbloccassero l’Opa e l’Ops, il gruppo preferirebbe infatti indire un’asta o cedere il pacchetto con una trattativa privata. Più di uno i soggetti potenzialmente interessati anche se sulla scelta finale influirà l’affondo di Moody’s che, dopo aver declassato da C- a D+ la capacità finanziaria di Lodi, ha messo sotto osservazione tutti i rating del gruppo per un’eventuale sforbiciata. In ogni caso le banche d’affari sfornano simulazioni che, oltre a un intervento dall’estero, disegnano l’acquisto di Antonveneta da parte di Intesa, magari riversando alcuni sportelli a Lodi. Ma l’ipotesi solleva perplessità vista la forza di Intesa nel lombardo-veneto.