Rebus degli ascolti: ognuno vince a casa sua

da Milano

A casa mia vinco io. A casa tua vinci tu. Così son tutti contenti. Dirigenti, manager, politici e pubblicitari. Magari il pubblico un po’ meno. Sabato scorso è finito quello che nel gergo della televisione viene definito periodo di garanzia primaverile. Tradotto per i comuni mortali: i mesi dell’anno in cui si prende in considerazione l’ascolto medio delle reti e delle singole trasmissioni e che serve per programmare gli investimenti pubblicitari. I famosi dati Auditel, che fanno tremare i polsi a ogni conduttore e direttore di rete. La sostanza è che - come si vede nel grafico riportato qui a fianco - la Rai vince su Mediaset nel proprio periodo di garanzia e viceversa Mediaset vince sulla Rai nel proprio. Misteri dei numeri? No, alchimie dei responsabili dei palinsesti delle due aziende. Il gioco è semplice: l’azienda pubblica fa partire il proprio periodo di garanzia il 27 febbraio, a ridosso del Festival di Sanremo, che rappresenta la settimana dell’anno che fa più incetta di spettatori e quindi di spot. L’azienda privata invece prende in considerazione un periodo più lungo: fa cominciare la garanzia il 30 gennaio e, tradizionalmente, esclude dai conteggi il Festival delle canzonette (perché in quella settimana non si fa controprogrammazione).
La realtà è che i due colossi televisivi si sono scontrati veramente solo per due mesi: marzo e aprile. A maggio Mediaset si è mostrata meno aggressiva avendo già raggiunto gli obiettivi di ascolto promessi a Publitalia, la concessionaria di pubblicità.
Ma i dati non sono solo freddi numeri: mostrano segnali importanti sulla salute dei due colossi televisivi. Come si evidenzia nel confronto con gli stessi periodi dell’anno precedente. Un fenomeno dovrebbe preoccupare i dirigenti delle reti generaliste (soprattutto ora che si apprestano a presentare i palinsesti della prossima stagione): la perdita di ascolti a vantaggio delle reti satellitari - e cioè Sky. Che infatti guadagna un punto e mezzo percentuale. Non per niente Sky è arrivata a tre milioni e duecentomila abbonamenti e ha recentemente acquistato il diritto di trasmissione di tutte le partite per i Mondiali del 2006.
Risultati questi più evidenti se si vanno ad osservare gli andamenti degli ascolti nelle varie fasce orarie giornaliere. Cominciamo da Raiuno: da mesi si dice che Bonolis è stata la stampella per la prima serata della rete. Vero, verissimo: il mago dei quiz passato da poco a Mediaset ha sempre avuto ascolti altissimi (35 per cento), però questo non ha salvato la rete ammiraglia da un calo netto rispetto allo stesso periodo dello scorso anno nelle ore più importanti della giornata: quelle tra le 20,30 e le 22,30. Il calo è stato vistoso: del 2,17. Che significa? Che il successo di Affari tuoi e l’iniezione di fiction non sono bastati a reggere la crisi dei varietà, dei reality show, dell’intermezzo nell’access prime time dello sfortunato format Le Tre Scimmiette e degli altri generi. Un bel segno positivo (più 2,39) invece se lo aggiudica la fascia mattutina guidata da Enza Sampò e Franco Di Mare: l’unica in pratica a godere di buona salute.
Ora passiamo a Mediaset. E qui c’è la sorpresa inversa: nonostante il calo evidente di Striscia la notizia, il prime time di Canale 5 non è stato danneggiato: rispetto allo stesso periodo dello scorso anno ha perso lo 0,38 per cento, una percentuale trascurabile. Dove invece l’ammiraglia Mediaset registra un netto segno negativo è quello delle ore pomeridiane. Tra le 15 e le 19 si rileva un meno 2,25 per cento (e per tutti e tre i canali Mediaset un meno 3,85). Sono le ore in cui davanti al televisore ci sono soprattutto donne, bambini e adolescenti. E questi ultimi non hanno certo avuto la buona idea di guardare meno Tv e studiare di più ma sono in gran parte migrati su Sky (che in quelle ore registra un più 2 per cento). Mediaset, comunque, fa notare di rimanere come sempre leader tra il pubblico giovane e in netto vantaggio sulla Rai. Sarà per questo che si è aperta la lotta sul digitale: terrestre contro satellitare.

laura.rio@ilgiornale.it