Il rebus dei simboli mescolati: la grafica inganna gli elettori

da Milano

Un esempio: nella scheda per la Camera in Lombardia 1 il simbolo del Pdl è vicino a quello dell’Unione per i consumatori, mentre in Lombardia 2 va a braccetto con quello di Sinistra critica. E poi: in Lazio 1 il Pdl è vicino al logo di Forza nuova mentre in Lazio 2 si butta a sinistra, a fianco del Partito comunista dei lavoratori. Non basta la querelle sulla Dc di Pizza e lo scudocrociato di Casini. Con la grafica scelta dal Viminale per le schede elettorali solo una cosa è certa: la confusione. Tanto che il coro contro Giuliano Amato è perfettamente bipartisan, e va dal Pdl a Di Pietro.
Il problema principale sta nelle disposizione orizzontale dei simboli, mescolati tra loro senza tener conto degli schieramenti e con insoliti «apparentamenti» grafici di partiti politicamente opposti. Saranno penalizzate in particolare le due coalizioni Pdl-Lega e Pd-Idv. I loro simboli sono uniti in un modo che può facilmente ingannare l’elettore inducendolo a segnare la croce su entrambi i simboli invece che su uno solo. Ma mettendo una croce sui simboli, per esempio, di Pd e Idv, l’effetto è quello di invalidare la scheda, benché i due partiti siano coalizzati. Stesso discorso per Pdl e Lega nelle circoscrizioni del Nord, e Pd e Mpa al Sud. Antonio Di Pietro chiede un provvedimento d’urgenza al ministro dell’Interno, per passare dal modello orizzontale a quello verticale e rendere così più chiara la lettura della scheda: «Ora non è possibile riconoscere quali sono i partiti coalizzati, in quanto messi alla rinfusa uno affianco all’altro - dice Di Pietro -. L’Idv si trova magari di fianco a Pdl e il Pd a fianco della destra fascista. Questo mette in condizione il cittadino di impaurirsi quando vede quella scheda e di allontanarsi da quel che pensa essere il suo partito di riferimento perché lo vede confuso con altri simboli».
Il ministero si trincera dietro le norme e scarica le responsabilità sul passato spiegando che la disposizione grafica delle schede «è frutto di un decreto-legge del 2006». Poi il Viminale precisa che «nel caso in cui il segno lambisca un secondo contrassegno il voto si intende riferito al contrassegno su cui insiste la parte prevalente del segno stesso». Chiarimento evidentemente insufficiente a dissipare il dubbi sulla possibile trappola per gli elettori.
Un altro problema potrebbe essere provocato dalla riammissione alla competizione elettorale della Dc di Giuseppe Pizza, su cui si pronunceranno dopodomani la Cassazione e il Tar del Lazio. Se il ricorso di Pizza fosse ammesso sarebbero da rifare le schede elettorali per il Senato in dodici regioni, vale a dire oltre 32milioni di schede. Andrebbero infatti ristampate con l'inserimento dello scudocrociato le schede per il Senato in Sicilia, Sardegna, Calabria, Puglia, Campania, Abruzzo, Molise, Toscana, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia e Lazio. Una spesa enorme con il rischio anche di non arrivare in tempo dappertutto per la data delle elezioni.