Rebus stadio e villaggio a Rogoredo

È assolutamente realistica la visione di Aldo Brandirali, assessore allo Sport del Comune di Milano: «La nostra candidatura per i Giochi del 2016 parte ad handicap per la forte propensione ad identificare Roma come il centro del Paese. Ma chi governa l’Italia deve avere particolari attenzioni nei confronti di questa città che non è una città qualunque. Dobbiamo superare le angustie che accerchiano Milano e misurarci con qualcosa di grande. Se siamo a questo punto lo dobbiamo al favore con il quale tutte le istituzioni e il mondo imprenditoriale hanno appoggiato l’idea olimpica. Il fulcro della nostra proposta è rappresentato dalla costruzione del Villaggio dello Sport a Rogoredo». Giusto. Ma Milano, che allo sport ha dedicato gli spiccioli da vent’anni a questa parte e infatti Brandirali ha ammesso l’arretratezza dell’offerta impiantistica, non può partire sconfitta. E allora farà di tutto – è la garanzia del sindaco – per presentare un progetto articolato che soddisfi al meglio il dossier olimpico e allo stesso tempo privilegi il benessere dei cittadini. In un suo opuscolo Brandirali ha parlato di 29 impianti. Di questi solo l’Idroscalo, il Forum di Assago e lo stadio Meazza sono pronti ad ospitare uno spicchio di Olimpiade. Da costruire l’Arena dell’Acqua e un nuovo palasport. Da ristrutturare quei gioielli che rispondono al nome di Arena Civica e Velodromo Vigorelli.
Ma il punto nodale riguarda la costruzione dello stadio olimpico che coinvolge, e anche pesantemente, il futuro di Inter e Milan. Inevitabilmente una delle due dovrà traslocare da San Siro e giocare nel nuovo impianto. A meno di non voler creare una cattedrale nel deserto. L’impegno economico è formidabile e sostanziale, a conti fatti Atene ha speso quasi 5 miliardi dollari, ma immaginatevi cosa significherebbe per l’economia della città e del suo hinterland.