Recalcati e l’Italia operaia assaltano la muraglia cinese

Via ai mondiali di basket: alle 12.30 (Rai 2) sfidiamo i 226 cm di Yao Ming

Oscar Eleni

Nuotare fra i lillà nell’aria umida dell’Hokkaido, lasciando perdere il museo della birra che ha reso famosa Sapporo con le Olimpiadi invernali del 1972 e il museo delle sculture di ghiaccio, pensando a questo mondiale di basket che per l’Italia s’inizia oggi, ore 12.30 per questo emisfero, 19.30 in Giappone, davanti alla muraglia di una Cina con 8 giocatori sopra i 2 metri, media 2.05, contro l’1.99 degli azzurri, cominciando dal famoso Ming Yao, il 2.26 di Houston che fa paura, anche se ha un piede che non funziona.
Ottava partecipazione italiana su 15 edizioni, mai una medaglia, 4° posto a Lubiana e poi a Manila, per un tiro da metà campo del brasiliano Marcel De Souza nel 1978. Mondiale per scoprire gente nuova, cominciando dal ventenne Belinelli, per provare a passare almeno il primo turno con una squadra debole nei centri, alla ricerca di un’anima che di solito si trova per le rappresentative nazionali quando, come in questo caso, nessuno si aspetta nulla. Non dovevamo neppure esserci nel mondiale dopo il brutto europeo in Serbia, ma poi il denaro, più della buona politica, conoscendo i nostri dirigenti, ci ha fatto trovare una wild card. Il ct Carlo Recalcati spera di passare la prima diga che ridurrà da 24 a 16 le partecipanti di un mondiale dove gli Stati Uniti hanno accettato la sfida e partiranno da favoriti scoprendo stamattina alle 7, contro Portorico, che di solito gioca sempre alla grande la prima partita, soprattutto contro gli americani, come potranno lasciare un marchio. Per entrare nelle 16 sarebbe bello cominciare battendo la Cina, ma saranno proprio Portorico e Senegal, più che Usa e Slovenia, le nostre avversarie per andare almeno oltre la prima fase, quella garantita dalle dirette Rai, lasciandoci poi nell’angoscia per il dopo, perché sappiamo bene come viene trattato il basket. Ma questa volta promettono, giurano, che addirittura verrà spostato il telegiornale di Rai 2 come hanno fatto con gli europei di nuoto. Vedremo.
Curiosità molta, speranze poche, dopo la rinuncia di Bargnani che ci ha lasciato per la Nba e per Toronto, ma anche con lui sarebbe stato difficile, certo poteva servire a preparare bene l’europeo spagnolo del prossimo anno, quello che darà un posto per le Olimpiadi a Pechino, ma intanto concentriamoci su questo gruppo che presenta quattro esordienti in manifestazioni internazionali. Il falco Belinelli, talento assoluto che ancora non dà un valore giusto ai palloni importanti, una prima punta, dicono, a cui non dovrebbe mancare la voglia difensiva perché Repesa lo ha educato bene; Andrea Michelori, cuore ed energia; Fabio Di Bella una storia da raccontare per uno che è partito in serie D; Richard Mason Rocca oriundo dall’anima grande. Poi Basile e Soragna le grandi chiocce, Marconato l’unico vero centro, Garri, Gigli, più di Mancinelli, il futuro, Mordente e Pecile uomini squadra. Meritano affetto se non proprio fiducia, loro come Recalcati un paziente tessitore che deve stare in miniera sperando di trovare qualche diamante, come in Svezia o ad Atene, che ha ragione nel sentirsi circondato dall’ipocrisia di un movimento che sui giovani investe poco e quando lo fa preferisce il trucco al lavoro serio. Come si scopre anche in questi giorni, vedendo grandi società in armi per talenti che le regole vorrebbero liberati dalle squadre che li hanno costruiti dietro versamento di un po’ di euro, ma che poi trovano altri nidi perché i soliti noti saltano la casa madre e vanno direttamente con i soldi dai genitori. Ci si aspetterebbe vigilanza assoluta, lasciamo perdere onestà e stile, perché se non vivono le società di base saltano tutti i progetti e su questo Petrucci, il Coni, la federazione, dovrebbero vigilare, ma non è così. E anche in questa Azzurra pallida ci sono giocatori pagati uno sproposito perché i piccoli Moggi lavorano in ogni sport, ci sono ragazzi d’oro che firmano un giorno e quello dopo sono già in sede per ridiscutere il contratto. Ora vediamoli in azione, nel mondiale non basterà avere la coperta di chi li ha aiutati a trovare buoni posti di lavoro, servirà anche il talento, oltre al cuore, si capisce.