Recco, la famiglia che salvò i gioielli della Madonna

Antonio Bovetti

Nemmeno 27 bombardamenti che rasero al suolo Recco, seminando morte e sofferenze, riuscirono a dividere i recchesi dalla devozione e dall'amore verso la Madonna del Suffragio. Nel mezzo della devastazione più totale, quando l'istinto di sopravvivenza umano fa dimenticare anche l'altruismo, Federico Badaracco e un nutrito gruppo di fedeli cercano di proteggere le statue della Vergine dalla furia della guerra, ma anche di nascondere gli oggetti sacri di proprietà del Santuario.
«A Recco imperversava una confusione tale che tutto poteva succedere - racconta Ercolina Bozzo, nipote dei Badaracco - mia zia Maria si era rifugiata nel Santuario della Madonna del Suffragio e vegliava notte e giorno per proteggere il patrimonio da atti di vandalismo e saccheggio. Mio zio Federico, con un gruppo di conoscenti, constatato il perdurare dei bombardamenti, con il conseguente crollo delle case, compresi la parrocchia e parte del Santuario, decise di portare in luogo sicuro gli ori e le statue sacre. Il primo nascondiglio fu la Chiesa dell' Ascensione in località Faveto; mia zia Maria, nascose in un giaccone a doppio fondo più di 5 chilogrammi di oro della Madonna, tra cui anelli, collane, calici, rose, stelle, poi lo indossò e mai si separò da questo prezioso carico».
«Racconto un aneddoto - continua Bozzo - per spiegare meglio il clima di sospetti e paure in cui si viveva allora. Caso vuole, che durante la Santa Messa una di queste stelle buca il giaccone che indossava la zia e spunta una punta dell'oggetto sacro, una signora, passando vicino alla sorella di mia mamma, si punge e si insospettisce; dopo qualche attimo di dubbi e di panico, i miei genitori ebbero subito la risposta convincente: «la zia Maria, porta sempre con sé i ferri per far la calza, gli aghi per lavorare la lana non fanno male, non c'è nessun pericolo!». Così, con un po' di timore, ma tanta fulgida fantasia, si celò il sospetto. Le bombe imperversano senza tregua e anche la chiesa dell'Apparizione non è più posto sicuro; Federico Badaracco, decide di nascondere dentro il rifugio, situato dietro casa sua, in località Faveto, tutte le ricchezze del Santuario. L'ingresso del rifugio è una piccola porta, scavata nel muro che separa la casa dei Badaracco dalla collina, il cunicolo interno si snoda in varie curve e scende nella roccia. Questa galleria, dopo la guerra, è adibita a magazzino e cantina; vi si trova un po' di tutto, dai giocattoli in disuso dei nipotini diventati grandi, alle bottiglie di vino e dell' olio fatto nelle «fasce». «Nel 1944 qui c'erano nascoste le due statue della Madonna e in altri cunicoli - che Ercolina Bozzo ci fa vedere - c'erano nascosti gli ori. Qui ci rifugiavamo anche noi, durante i bombardamenti! Qui sono state celebrate le Messe, abbiamo pregato tanto nella speranza che la guerra finisse! La Madonna ha esaudito le nostre preghiere, nel 1945 finì quella pioggia di bombe che seminava solo morte e disperazione!» Leggiamo sul bollettino parrocchiale del settembre 1949: «Soltanto nella primavera del '45 la tempesta si tacque e il 7 giugno la venerata statua fu riportata nell'oratorio attiguo alla chiesa, nella quale fu possibile ricollocarla più tardi e cioè, il 24 agosto 1947, tra la commozione dei fedeli».
«Organizzammo una festa, venne qui a casa nostra il reverendo G.Battista Prandini, Vescovo di Jesi per benedire il rifugio, mi ricordo molti militari e personalità della politica, e, con una lunga processione di fedeli, le statue ritornarono al Santuario - spiega con un sorriso, la nipote dei fratelli Mario e Federico Badaracco - compresi quei beni, protetti dalla zia Maria, di inestimabile valore. Ecco perché, a volte, chi non conosce la storia della città, ci giudica un po' esagerati nelle nostre feste e nelle sparate, noi vogliamo ricordare le sofferenze subite, le tradizioni recchesi e la devozione che abbiamo verso la N.S del Suffragio».