Recco, il maltempo fa saltare l’esplosione

Erika Falone

Non è la prima volta, dagli anni Cinquanta, che viene ritrovato un ordigno bellico inesploso sulle nostre coste. La rimozione di una bomba è certo un lavoro delicato, ma quasi di «routine» per gli artificieri dello Sdai, il servizio difesa antimezzi insidiosi. Era stato fissato per ieri mattina l'allontanamento del residuato bellico della Seconda Guerra Mondiale trovata incastrata tra gli scogli di Punta Sant'Anna a Recco.
Ma questa volta l'operazione si è dimostrata più complicata del previsto. E si è trasformata in un'odissea. Da un lato, quella dei 1180 abitanti di Recco che sono stati fatti evacuare dalle loro case per tutta la giornata di ieri. Dall'altro, quella degli uomini dello Sdai, che dopo aver provato più volte a spostare la mina incastrata tra le rocce, hanno dovuto desistere. Dopo ore di duro lavoro intorno alla bomba inesplosa, alle 19.45 i militari sono stati costretti, a causa della scarsa visibilità, a rimandare il tutto al 17 agosto.
Colpa del tempo, certo. La tempesta che si è abbattuta su tutta la regione è stata di grosso intralcio ai lavori che, infatti, sono stati sospesi per tutta la durata del nubifragio, per poi essere ripresi in tarda mattinata.
Colpa però anche della bomba testarda. Che, aggrappata al suo scoglio ormai da mezzo secolo, si «rifiuta» si staccarsene. Gli uomini dello Sdai, provenienti dal dipartimento della Marina Militare de La Spezia sono intervenuti provando a tirarla con grosse funi di ferro. Obiettivo: portarla al largo per farla brillare. L'ordigno, contenente 200 chilogrammi di tritolo, secondo la prassi doveva essere prima portato a galla con un pallone idrostatico e poi trascinato a cinque miglia dalla costa. Dove sarebbe stato fatto esplodere a una profondità di 200 metri.
Ma l'ha avuta vinta lei, la bomba, e le corde in cui era stata imbragata si sono spezzate. Gli otto militari del Sdai e i due di Comsubin hanno deciso quindi di tagliare con un flessibile i detonatori per poi portarli al largo. Nonostante i grandi sforzi, infatti, è risultato impossibile rimuovere l'intero ordigno dal suo piedistallo di scogli a pochi metri dalla passeggiata a mare. Ormai è tardi e la luce è poca. Il tutto viene rimandato alla prossima settimana. La delicata operazione ha richiesto l'allontanamento degli abitanti della fascia abitativa della zona più vicina alla scogliera, in un raggio di 400 metri dal punto in cui si trova la bomba inesplosa. Ai «profughi» era stato suggerito di lasciare aperte le finestre. Nel caso in cui la bomba fosse scoppiata, i vetri non si sarebbero infranti per lo spostamento d'aria che accompagna la deflagrazione. Nel momento in cui è cominciato a piovere, non si poteva già più tornare indietro per chiudere gli infissi. Le operazioni per spostare la mina erano già iniziate. Al loro ritorno nelle rispettive abitazioni, gli abitanti di Recco non hanno trovato i vetri rotti, quello no. Ma un buon numero di appartamenti allagati.
Bloccate per tutta la giornata tutte le vie che collegano il Golfo Paradiso con il resto della Liguria. Chiusa l'Aurelia, sbarrata l'uscita autostradale, vietato il transito pedonale e marittimo. Il traffico ferroviario è rimasto sospeso fino alle 20. L'ordigno è stato messo in sicurezza e nella zona la balneazione sarà interdetta fino al 17, giorno in cui riprenderanno le operazioni per rendere innocuo l'ordigno.