La recensione Un videogame caotico fra spot turistici e critiche a Bush

Che uccida o che si tenti d’ucciderlo, lo sguardo di Daniel Craig nel ruolo di James Bond è lo stesso, freddo e vacuo. Poiché altrove Craig ha dimostrato di saper recitare, in 007 Quantum of Solace - ispirato al racconto Un quantum di sicurezza contenuto in Solo per i tuoi occhi (Garzanti) - si deduce che è la regia di Marc Forster a ridurre Bond a personaggio da videogioco. Lo snaturamento del Bond letterario culmina dunque nel centenario dello scrittore. Pare invece che in prevista sincronia con l’addio di Bush affiori una timida dissidenza britannica dagli Stati Uniti. Una trovata di Paul Haggis, dissidente da Bush e qui revisore della sceneggiatura di Purvis&Wade?
L’aristocratico Montherlant detestava chi non avesse più nulla del bambino che era stato. Ma anche il borghese Fleming patirebbe per un Bond ridotto a giustiziere per vendicare Vesper (uccisa in Casino Royale). E il resto? Il caos nella lotta per l’egemonia mondiale - Bond getta nel vuoto un agente inglese di cui non sa che è un collega - resta un dettaglio. Trionfa la frenesia pura, rotta solo dalle sgridate a Bond di «M», materna tribade di Judi Dench. Nel ruolo di una boliviana, vendicatrice di torti familiari c’è l’ucraìna (!) Olga Kurylenko, bella senz’anima; in quello di spia che risiede in una torre (!) a Talamone, c’è l’ansimante Giancarlo Giannini. Attorno, tanta pubblicità turistica: cave di Carrara, palio di Siena, Tosca di Puccini al Festival di Bregenz. Come cattivo, che mai deve essere anglosassone, c’è Mathieu Amalric, sempre beffardo, come per coprire lo stesso imbarazzo di Haggis, quando gli chiesi che ci facesse lui negli ultimi 007. Mi rispose: «Con tutti i soldi che mi danno...».
007 QUANTUM OF SOLACE di Marc Forster (Usa/Gb, 2008), con Daniel Craig, Olga Kurylenko, 107 minuti