È recessione, ma i piccoli non si arrendono

Problemi virtuali
Sono un micro imprenditore e questa è la mia esperienza: dopo un primo momento di paura seguito ai primissimi segnali della crisi partita dagli Usa nel quale un po’ tutti ci siamo bloccati, ci siamo accorti che la crisi era più che altro virtuale, così che è prevalso in breve tempo l’ottimismo e la voglia di andare avanti. Purtroppo le banche, che evidentemente la crisi la vogliono per forza, stanno bloccando i prestiti, stanno infischiandosene dell’indirizzo dato dal governo e cercano, se possono di strozzare le imprese con tassi che anziché scendere, stanno lievitando. Noi che lavoriamo e che abbiamo bisogno di lavorare, in realtà non vediamo le ragioni di questa crisi che, se fosse per noi, neanche sarebbe nata. Ma certo è, che se ci chiudono la liquidità, direttamente o indirettamente ci tolgono il pane di bocca. Chi può, faccia sapere al governo che il rimedio migliore per uscirne sarebbe quello di dare una buona strigliata ai banchieri e di obbligarli a fare il loro lavoro (per una volta onestamente) con le buone o con le cattive. Avranno modo di recuperare le loro perdite più in là, quando tutto ritornerà normale, perché se tirano troppo la corda ora, diventeranno solo e sempre più ricchi di crediti in sofferenza.
nomaelevatori@yahoo.it

Lacciuoli e burocrazia
Sono un imprenditore a capo di un’impresa che direttamente e indirettamente dà lavoro a circa 200 persone. Siamo correlati al settore dell’arredamento in quanto forniamo dei particolari in ottone per decorare la casa. La nostra filosofia è sempre stata dare un prodotto di qualità e design made in Italy e anche quando era di moda «delocalizzare» abbiamo preferito mantenere la nostra produzione in territorio brianzolo. Per fare un prodotto di qualità non sono necessari solo macchinari, ma formare il personale al concetto di qualità e servizio. Siamo un’azienda a gestione familiare e in questi ultimi due anni abbiamo deciso di rivoluzionare il settore export inserendo nuove figure giovani per presentare al meglio il prodotto italiano nel mondo. Ora in 65 nazioni. Purtroppo è sotto gli occhi di tutti cosa è successo in questi ultimi mesi. Il rapporto con gli istituti di credito ha incominciato a irrigidirsi, con sempre più frequenti difficoltà ad accedere a forme di finanziamento per proseguire l’espansione. Mai un no, ma sempre risposte vaghe e deludenti. Con risorse personali siamo riusciti a proseguire nel programma di rilancio dei mercati esteri. A dicembre in piena bufera finanziaria, abbiamo aperto una società in Dubai per poter essere maggiormente presenti nei contract e grandi progetti e dare un servizio migliore ai nostri clienti. Abbiamo ottimizzato al meglio le risorse per cercare di contenere il più possibile i prezzi, permettendo così di fare offerte migliori sul mercato senza diminuire il livello qualitativo del prodotto. Abbiamo potenziato il servizio clientela con risposte precise e puntuali a tutte le richieste del singolo. Di contro la nostra burocrazia ci affossa aumentando i famosi «lacciuoli»: obblighi di documentazioni per esportare merce, dichiarazioni doganali, riduzioni delle deducibilità dei costi di missione. Ogni giorno sono sempre più convinto che il fare impresa in Italia significa o essere in grado di camminare con le proprie forze, come si dice da noi «rangess» o è meglio ritirarsi. Vi ringrazio per l’opportunità di sfogo che date. Un saluto da un piccolo imprenditore che tutte le mattine scende in trincea a combattere.
lupo.glorioso@gmail.com
Strozzati dagli affitti
Sono titolare di due piccole aziende a Roma, dedite alla somministrazione di alimenti e bevande e vendita al dettaglio settore alimentare. In una delle predette attività lavorano quattro persone tutte dello stesso nucleo familiare e a dire la verità fino a oggi sono riuscito a sopravvivere a malapena, superando di volta in volta i numerosi ostacoli che si sono presentati lungo il percorso di dodici anni di attività. Considerato che allo scadere dei dodici anni, il proprietario delle mura del negozio, oltre ad avere percepito tutti gli anni i regolari aumenti Istat, a fronte di un rinnovo del contratto pretende una maggiorazione del cento per cento e cioè il doppio, incurante delle molteplici difficoltà che bisogna affrontare specialmente in questo settore. Pertanto credo sia del tutto inutile continuare a fare sacrifici cercando di tenere aperta una attività strozzata da una miriade di tassazioni a livello statale, comunale e regionale nonché da un canone locativo delle mura insostenibile. Il governo potrebbe chiedere un piccolo sacrificio anche ai proprietari degli immobili commerciali affinché non costringano, come nel mio caso, a chiudere. Chiudere perché l’affitto è insostenibile, significa licenziare personale e cioè meno occupazione, meno entrate per l’erario ma sicuramente un valido contributo ad incrementare la già grave situazione economica. Ogni giorno in Italia chiudono migliaia di attività solo perché non riescono più a pagare l’affitto, credo sia una cosa assurda che il Governo non intervenga in modo tempestivo affinché blocchi con decreto il continuo ed incontrollato aumento degli affitti.
giusepperuiu@live.it

Made in Italy e Tfr
Ho un’azienda di abbigliamento mare femminile con 20 dipendenti. La concorrenza dei paesi soliti, Tunisia, Cina, ecc. ecc.. è catastrofica. La mia produzione è esclusivamente Made in Italy. La produzione è sempre più stagionale e devo ricorrere alla cassa integrazione. Sento molti annunci di sostegno alla piccola e media impresa. Ma vengo al dunque: prevedo 4/5 mesi di cassa integrazione. In tale periodo il Tfr matura comunque e in più si versa circa il 4 per cento all’Inps per le retribuzioni di cassa integrazione. Produco per 7 mesi con il costo del Tfr per 12 mesi. In conclusione: il periodo di produzione si accorcia i costi aumentano. Domanda. Dove sono gli aiuti alla piccola e media impresa?
fausardi@tin.it

Fare sistema
Complimenti per la vostra iniziativa: sono un ingegnere edile, dopo anni di attività libera come professionista, decisi di aprire una piccola azienda di lattoneria. Sono ormai vent’anni che in campania esiste «Eurogronde», con meno di dieci dipendenti riusciamo a produrre ottimi oggetti di rame, acciaio, lamiere preverniciate e alluminio. Negli anni abbiamo formato molti giovani e alcuni nostri dipendenti hanno creato aziende simili nel settore, promuovendo così il settore che conta numerose piccole e medie realtà in Campania. Certo c’è la crisi e si sente. Ma come la stiamo fronteggiando? Riducendo gli sprechi, chiedendo ai (soci) dipendenti di collaborare e contribuire al contenimento delle spese. Nel contempo cerco di mettere insieme tutti quelli che producono lattoneria per «fare sistema». Il mio sogno è di costituire una fondazione per rilanciare «l’antica lavorazione del rame» un mestiere bellissimo che è ormai scomparso: cappe, elementi decorativi, lampadari... Prodotti in rame sono delle vere opere d’arte: costano pure poco e hanno un vasto mercato. Ci riusciremo? Noi ci proviamo. Anche così si esce dalla crisi.
pietro di lorenzo
ing.dilorenzopietro@gmail.com

Io investo lo stesso
Ho da poco compiuto 24 anni e da poco prima di Natale ho aperto una gastronomia di prodotti tipici campani nella mia città. Sia prima di avviare l’attività che tutt’ora, mi dicono sia gente comune che imprenditori locali di essere stato un po’ pazzo ad aver investito in questo periodo di crisi e con prodotti di qualità alta. Il periodo natalizio è andato abbastanza bene come inizio, ero da 10 giorni sulla piazza prima di Natale, poi è arrivato gennaio ed è stato il primo banco di prova durissimo, calo delle vendite, anzi crollo, dato anche dalla situazione industriale del mio paese, da dicembre a ora circa 1.500 Cig e 500 mobilità. (...) Ho voluto investire in questo momento per farmi le ossa, anche perché so che la vita non sarà più come prima, ci dovremo abituare a una vita diversa, almeno per alcuni anni sarà così per tutti, per le fasce deboli, per i piccoli negozi come il mio, ma sono sicuro che sopravviveremo.
destefano.antonio@alice.it
Basta vittimismo
Francamente mi sono un po’ rotto di sentirmi dire, ovunque vado - clienti, fornitori, amici e collaboratori - che c’è la crisi. Lo so la vedo anch’io, mica sono cieco! E allora? Che facciamo ci fermiamo a piangerci addosso così si fallisce davvero! La mia ricetta per superare questo periodo - prima o poi finirà! - è stata quella di aumentare il ritmo di lavoro, così sono passato dalle normali 10/11 ore al giorno a 12/13. Che ci volete fare sono un piccolo imprenditore (nell'ambito della comunicazione e marketing con la responsabilità di qualche famiglia e questo mi pesa...) e non mi posso permettere di fermarmi.
CriLucca
cristofani@energiadigitale.it

Il turismo una risorsa
Una piccola esperienza, ma credo significativa. Da un po’ di anni produco software per il turismo, per la precisione per il booking on line. Le realtà con le quali scontrarsi sono spesso molto grandi e non italiane, ma nonostante tutto siamo riusciti a fare un prodotto di qualità e credo apprezzato dai nostri clienti. Il turismo è una delle grandi risorse italiane, ma ci sono molte carenze, anche culturali, fra gli albergatori. Ci troviamo sempre con molte idee e poco da investire. Sarebbe semplice chiedere soldi, lo fanno tutti, invece faccio una proposta. Sicuramente internet è un mezzo sempre più importante, allora valorizziamolo. Ci sono incentivi su tutto, perché non incentivare le strutture ricettive al passaggio alle tecnologie Web 2.0?
Alessandro Manetti
alessandro.manetti@softrade.it

Gli aiuti dateli a noi
Chiedo allo Stato, avete stanziato 12mila miliardi di euro per le banche per finanziare le piccole imprese, questi se ne fregano e noi stiamo lì a guardare come cani bastonati, ma invece di darli alle banche, perché lo Stato non tratta direttamente con noi imprese allo stesso tasso, ovviamente con le dovute garanzie di un prestito o finanziamento? Facciano presto perché penso che come me ce ne sono tanti. Io comunque sono tutti i giorni lì a lavorare e a cercare di non chiudere.
Giuseppe Silvestro
fiace@magiaitalia.it