Recessione Usa più lontana, Borse in volo

Milano guadagna l’1,68% Bene Wall Street, dove si continua a scommettere su un taglio del costo del denaro nella riunione Fed di martedì prossimo

da Milano

L’annuncio è atteso per oggi, quando il presidente Usa George W. Bush e il segretario al Tesoro, Henry Paulson, comunicheranno il piano con cui verranno congelati per i prossimi cinque anni i tassi di interesse sui mutui subprime, spina nel fianco per le famiglie americane, incubo per i mercati finanziari. Trattandosi di indiscrezioni, riportate da Bloomberg, la certezza dell’accordo raggiunto tra governo e banche ancora non c’è, ma ieri le Borse hanno messo da parte ogni prudenza, muovendosi con decisione al rialzo.
A sorreggere i listini sono state due indicazioni - questa volta sicure e benevole - sullo stato di salute dell’economia statunitense. La prima, rimanda ai 189mila nuovi posti di lavoro creati in novembre negli Stati Uniti, secondo i dati di Adp Employer Services. Si tratta di una sorpresa gradita in vista delle statistiche ufficiali di domani, su cui gli analisti non facevano molto affidamento (le stime collocano i nuovi occupati a quota 75mila dai 119mila di ottobre). La crisi del credito non sembra insomma aver avuto ancora i temuti riflessi sul mercato del lavoro. E anche i livelli di produttività, cresciuti nel terzo trimestre del 6,3% (il più alto tasso di sviluppo degli ultimi 4 anni), offrono un quadro poi non così nero della locomotiva Usa. Dopo aver discusso per giorni sui rischi non solo di recessione, ma anche di stagflazione, le ultime cifre macroeconomiche parlano di un’altra America, ancora capace di crescere.
È su questo che le Borse hanno scommesso ieri, scaricando su tutti i segmenti la corrente degli acquisti che ha portato in alto Londra (+2,83%), ma anche Parigi (+2%), Francoforte (+1,7%) e Milano (+1,68%). Partita a razzo, Wall Street ha chiuso in rialzo (1,48% il Dow Jones, 1,78% il Nasdaq), ma il tono di fondo è rimasto buono per l’intera seduta. Gli investitori continuano del resto a considerare praticamente certo un nuovo taglio dei tassi - di almeno un quarto di punto - da parte della Federal Reserve, nella riunione di martedì prossimo. Le parole pronunciate nei giorni scorsi dal presidente, Ben Bernanke, sulla necessità di mantenere un atteggiamento estremamente flessibile nella conduzione della politica monetaria hanno del resto rassicurato tutti.
Altrettanto rassicurante potrebbe essere oggi Bush se annuncerà di essere pronto a calare la scialuppa di salvataggio per gli americani che hanno acceso mutui tra il primo gennaio 2005 e il 31 luglio 2007. Nei giorni scorsi si era parlato di un braccio di ferro tra il governo e le controparti sulla durata del congelamento dei tassi sui prestiti, con il primo che premeva per una durata tra i cinque e i sette anni e con le altre disposte a offrire al massimo due anni. Grazie all’accordo, saranno in molti a tirare il fiato. Sulla base di un’analisi del Crédit Suisse, più del 30% degli americani con un mutuo subprime a tasso variabile non è nelle condizioni di ripagare le rate; e nei prossimi due anni i mutui aperti per un valore di 143 miliardi di dollari su 775mila case potrebbero tradursi in perdite di riscatto sulle abitazioni.