In una recita scolastica anche Romeo e Giulietta diventano "omosex"

A Londra una recita scolastica riscrive il dramma in versione omo. Motivo: serve a combattere il bullismo. E il parlamento si ribella: idea senza senso

Ultimamente Romeo non è più lo stesso: sta sbavando per un Giulietto, almeno dalle parti di Londra. Il grande amore shakespeariano, il padre di tutti gli amori disperati e impossibili, riappare debitamente aggiustato in una versione molto provocatoria, a giudicare dalle reazioni scatenate. Tutto è reso maledettamente più complicato dai contorni dell’evento: il dramma è recitato in una scuola pubblica da ragazzini tra i quattordici e i sedici anni, il che sta puntualmente infiammando un dibattito furibondo in Parlamento.

Quando, tempo fa, la Leytonstone School di Londra decide di approfondire i temi della sessualità più acrobatica, nell’ambito del «Mese sulla storia gay, lesbica, bisessuale e trans», il corpo docente trova intelligente coinvolgere i ragazzi con un'opera teatrale rivista e corretta, direttamente recitata da loro. «Romeo and Juliet» diventa «Romeo and Julian». Per noi, «Romeo e Giulietto». Non tutti, però, gradiscono. Non tutti capiscono il senso. E l’altro giorno, in Parlamento, esplode il caso. L’indignatissimo Philip Davies, di parte conservatrice, così commenta: «Chiunque abbia un minimo di buonsenso dovrebbe preferire che i nostri ragazzi imparino Romeo e Giulietta, non Romeo e Giulietto». A stretto giro di posta, la replica dell’altra sponda (in senso buono): «L’iniziativa serve a rimuovere dalle giovani generazioni la tentazione dell’omofobia e del bullismo...». Eccetera, eccetera, eccetera. Seguirà approfondito dibattito la settimana prossima, in una grande cornice di talk-show tv, con i pensosi interventi dei Crepet e dei Grillini locali.

Sia detto onestamente: «Romeo e Giulietto» mancava. Nell’immane opera del revisionismo gay, questa era una lacuna abbastanza grave. Adesso si comincia a ragionare. Negli ultimi anni, il movimento omosessuale sta rileggendo la storia e la cultura in modo forsennato, finalmente disinibito, senza più lasciarsi schiacciare dalla pressante egemonia etero. Nel Duemila, come dimenticarlo, abbiamo visto a teatro persino il Gesù gay. A seguire, uno alla volta, ci hanno rivelato che erano gay quasi tutti: Leonardo, Michelangelo, Giotto, Mozart, Napoleone, per non parlare di Attila, Nerone e Tutankhamon. Prova a dire un nome: pure lui. Gianni e Pinotto: come no, gay. Tutti gay, non lo sapevi?

Avanti con la vera verità, sono arrivati ovunque. Batman e Robin? Chiaramente gay. E Superman? Prova a dire: un gay, pure lui. Senza parlare di Batwoman: è lesbica, non ci piove. Ultimamente certi movimenti omosessuali inglesi hanno sostenuto che anche Tin Tin, l’eroe dei cartoon francesi, è gay (non si sa se per far dispetto agli eterosessuali o ai francesi). Altri movimenti internazionali hanno espresso enorme disappunto per come viene rappresentata Crudelia Demon, nel rifacimento con attori veri della leggendaria carica dei cani dalmata: è sicuramente lesbica, perché punta continuamente la biondina proprietaria della dalmata madre, però la rappresentano nel modo peggiore, isterico e perfido, chiaro segno di quella omofobia dilagante tanto dura a morire...

Il risvolto più odioso di questa faccenda è che non se ne può più parlare senza finire schiacciati al muro. Se si prova a dire che «Romeo e Giulietto» potevano anche risparmiarselo, perché è un capolavoro così come l’hanno concepito e scritto, con i rampolli dei Montecchi e dei Capuleti di sesso banalmente opposto, si passa direttamente dalla parte dei trinariciuti beceri e calderoli. Se si prova a dire che la battaglia contro i pregiudizi e il bullismo di stampo sessuale non ha alcun bisogno di una deformazione continua, compiaciuta, fanatica della realtà, perché la tolleranza non si fonda mai su una mistificazione e su un imbroglio, ecco, finisce che bisogna sentirsi in colpa, perché il politicamente corretto subito impone penosissime patenti di insensibilità, di arretratezza, di ottusità. Si finisce cioè al punto in cui ci ritroviamo ultimamente, a doverci vergognare quasi d’essere miseramente eterosessuali. Ma è davvero così vergognoso ristabilire che comunque, stravolgimenti e mistificazioni a parte, continuiamo aritmeticamente a restare stragrande maggioranza, e che tra l'altro quando siamo partiti, alle origini, c’erano un lui e una lei, tutto sommato per fortuna, visto come un lui e un lui, o una lei e una lei, non sarebbero poi andati tanto avanti nel tempo?

Sarebbe bello riuscire a dire che anche tra i gay ci sono amabilissime persone e insopportabili bischeri. Ma è vietato. Pare che i gay nascano tutti gay, santi ed eroi. Basta eccepire su un dettaglio qualunque e subito si finisce nel girone dei dannati, questa cerchia perversa di umanità rigidamente, cocciutamente, crudelmente tradizionale. È ufficiale: il nuovo conformismo, ormai, è ferocemente filo-gay. E chi semplicemente non prova alcuna particolare avversione, né alcuna particolare simpatia, per il pianeta gay, è un residuato di mentalità buie e tenebrose. Ma allora avanti, mettiamoci tutti quanti in fila, allineati e coperti. Viva il revisionismo gay. Riscriviamo e gustiamoci, dopo averli distribuiti nelle scuole, il «Dottor Zivago» con il grande amore tra Yuri e Laro, la «Divina Commedia» con Dante e Beatricio, «Addio alle armi» con Frederic e Catherino, «I dolori del giovane Werther» con Werther e Carlotto...
E comunque, se vogliamo dirla tutta su Adamo: s’è messo con Eva per copertura, ma era gay. Pure lui, non lo sapevi?