Recitazione, regia e trama: fittissima la nuova «Nebbia»

La cultura protestante s’è innestata in quella ebraica fino a sovrapporvisi, dunque il cinema di Hollywood ha fatto del peccato originale - e dei successivi - una sorta d’imposta a cascata, come l’Iva: le colpe dei padri ricadono sui figli, nei secoli dei secoli.
Nella sua lunga carriera, anche John Carpenter s’è adeguato a questo fanatismo, girando con The Fog («La nebbia», 1980) uno dei suoi film peggiori. Però - come autore di Essi vivono, una delle grandi profezie cinematografiche ormai realizzate dalla realtà - si poteva perdonarglielo.
Difficile però perdonare a Carpenter d’aver prodotto anche il rifacimento di The Fog, affidando la regia a Rupert Wainwright, quello di Stigmate, uno dei più anticattolici tra i numerosi film anticattolici recenti.
Peggio, per i ruoli principali del nuovo Fog sono stati ingaggiati due attori da telefilm, Tom Welling di Smallville e Maggie Grace di Lost. Le loro recitazioni sono sempre uguali a loro stesse, con l’eccesso di gestualità e smorfie tipico di chi - solo con le varie tonalità della voce e con semplici cambi d’espressione - sa di non riuscire ad esprimer nulla.
Rispetto all’originale, ci sono varie modifiche, ma l’essenza della storia resta: fantasmi ben corporei, che lasciano nette impronte sulla battigia, tornano dagli abissi per vendicarsi degli abitanti di una cittadina di pescatori, discendenti di chi nel 1871 li aveva uccisi.
Wainwright ha i vezzi del regista che viene dalla pubblicità, perciò urta anche quando gira semplici «raccordi» (scene che servono da semplice collegamento fra un’inquadratura e l’altra).

THE FOG di Rupert Wainwright (Usa, 2005), con Tom Welling, Maggie Grace. 100 minuti