Reclusi in clinica a suon di Bibbia per «guarire» dall’omosessualità

da New York

Tra i tanti blog giovanili che ormai intasano Internet, quello di Zach ha fatto scalpore e provocato numerose proteste. Perché Zach ha 16 anni ed è gay; ha avuto il coraggio di dichiararlo ai suoi genitori e questi hanno, a loro volta, preso un’importante e drastica decisione: mandandolo in uno di quei «boot-camp» che oggi vanno di moda tra i teenager che hanno bisogno di un’educazione quasi paramilitare per imparare a rispettare le leggi ed il prossimo. Ma quello dove è rinchiuso Zach non è un «boot-camp» mandato avanti da ex sergenti dei Marines in pensione: è una clinica che si chiama «Refuge», gestita da «Love in action international», un’associazione cristiana, che cerca di far capire ai ragazzi con tendenze gay che l’essere omosessuale di per sé non è un peccato, ma che una vita sessuale attiva e gay lo è.
Sul suo blog, Zach ha descritto la sua agonia mentale: «Un giorno ho detto ai miei genitori che ero gay, ma non l’hanno accettato. Mi hanno detto che c’era qualcosa di profondamente sbagliato nella mia psiche, che mi avevano cresciuto in maniera sbagliata». Zach, che si è anche autodefinito «sull’orlo del suicidio», è stato quindi mandato dai suoi a «Refuge». Ma prima di essere ammesso, e quindi di dover interrompere tutti i collegamenti con l’esterno, ha dato l’addio ai lettori del suo blog con una frase disarmante: «Se ne esco eterosessuale, se mi cambiano, sarò così mentalmente instabile e depresso che non me ne fregherà più niente». Questo dopo aver ammesso che aveva pensieri omicidi: «Vorrei uccidere mia madre», aveva anche scritto.
Il suo blog, finito nelle mani di organizzazioni gay, adesso è diventato una bandiera di libertà: c’è stato chi ha marciato davanti alla clinica con il cartello «Gesù non è una buona scusa per odiare!», mentre più di ottantamila lettori hanno scritto al governatore del Tennessee citando abusi sui minorenni da parte di quella clinica in cui, per un mese, i ragazzini non possono far altro che leggere la Bibbia, praticare sport e tenere un diario nel quale descrivere tutte le volte che hanno provato desideri sessuali per altri uomini. Nella clinica non ci si può toccare, stringere la mano, flirtare, indossare vestiti di marca e gioielli, compresi gli orecchini. Non si può vedere la televisione né ascoltare musica, compresa quella classica di compositori come Bach. Il pastore che dirige l’organizzazione, una delle 120 in tutti gli Stati americani, è il reverendo John Smid, anche lui un omosessuale, che spiega: «La nostra cultura oggi dice ai teenager che possono fare quello che vogliono, avere sesso con chi vogliono», aggiunge il reverendo. «Io credo che sia veramente dannoso. Credo che i teenager siano vulnerabili e possano essere sfruttati». I nemici della clinica fanno appello allo stesso concetto: dicono che i ragazzini come Zach sono profondamente influenzabili e che, alla loro età, cercare di cambiare le loro tendenze sessuali sia un’ingiustizia.
Fondata in California, la «Love in action» si è spostata undici anni fa nei sobborghi di Memphis, occupando una vecchia chiesa episcopale, una strana costruzione moderna con un tetto molto alto e grandi vetrate. Intervistati dal New York Times, alcuni ex alunni hanno ammesso di aver finito il «corso» e di essere ancora gay. Altri dicono invece di essere tornati a casa decisi a cercare di costruirsi delle relazioni con una ragazza. Zach uscirà dalla clinica tra pochi giorni: sarà cambiato? Riprenderà il suo blog? Racconterà ancora la sua vita nei minimi dettagli? Gli americani aspettano.