Reclutamento europeo

A sei anni di distanza dagli attentati dell'11 settembre, gli esperti sono in disaccordo sulle capacità di Al Qaida di colpire ancora con la stessa devastante efficacia in Occidente. C'è chi sostiene che ormai Osama Bin Laden è in grado di «produrre solo video», chi teme per oggi stesso un attentato-monstre in qualche Paese «crociato». Una cosa, comunque, è certa. L'organizzazione terroristica continua a tenere nel mirino sia gli Stati Uniti, sia l'Europa, e per rendere più efficace la sua azione punta, anziché sulla infiltrazione di agenti mediorientali, sul reclutamento «in loco» di cittadini musulmani, che possono essere immigrati di seconda generazione o, meglio ancora, giovani europei convertiti all'Islam. Questi vengono prima indottrinati nelle moschee che stanno proliferando un po' ovunque nella Ue, poi spediti per un periodo di addestramento all'uso di esplosivi nei campi di cui Al Qaida dispone nelle regioni tribali del Pakistan occidentale, infine fatti rientrare nei Paesi d'origine per diventare operativi. È questo il percorso seguito dagli attentatori della metropolitana di Londra, dagli organizzatori del fallito complotto dinamitardo dello scorso aprile e - ultimamente - dal gruppo di musulmani tedeschi bloccati mentre progettavano attentati all'aeroporto di Francoforte e alla base statunitense di Ramstein. «I nostri nemici - ha detto il direttore della Cia Hayden - stanno addestrando gente che nessuno di noi noterebbe se scendessero dal nostro aereo e che non hanno difficoltà a mimetizzarsi nella nostra società».
Il vantaggio che Al Qaida ha nell'usare adepti con passaporto occidentale è duplice: anzitutto, passano le frontiere con molto maggiore facilità, in secondo luogo sono meno soggetti al controllo dei servizi di quanto possano essere cittadini sauditi, tunisini o pachistani. Sembra che i reclutatori di Bin Laden stiano trovando un terreno particolarmente fertile tra i giovani che vogliono ribellarsi al sistema e che considerano Al Qaida, con il suo antiamericanismo, il suo antisemitismo e il suo anticapitalismo, come una specie di moderno surrogato delle organizzazioni di estrema sinistra - Brigate rosse, Rote Armee Fraktion e simili - eliminate negli anni Ottanta. È forse in questa chiave che bisogna leggere il tentativo dello sceicco del terrore - denunciato ieri su queste colonne da Alberto Pasolini Zanelli - di agganciarsi nel suo ultimo proclama al messaggio di Marx.
La nuova strategia di Al Qaida comporta nuovi pericoli per i Paesi europei, nel senso che l'opera di sorveglianza e di prevenzione, che sola è in grado di impedire attentati, va estesa a un numero di individui molto maggiore. Non basta più tenere sotto sorveglianza gli immigrati con tendenze fondamentaliste, bisogna cercare di estendere i controlli a un mondo molto più vasto, composto non solo da «residenti» pakistani in Gran Bretagna, magrebini in Francia, Italia e Spagna e turchi in Germania, ma anche agli europei che hanno cambiato fede. Dopo gli ultimi arresti, il ministero degli Interni tedesco ha addirittura ventilato la possibilità di istituire uno schedario di tutti i cittadini tedeschi convertiti all'Islam, suscitando le immediate reazioni dei garantisti.
Qualcosa, comunque, si può fare per contrastare la nuova strategia di Osama. Per esempio, monitorare attentamente, con la collaborazione delle autorità pakistane (nei limiti in cui queste sono disposte, o in grado, di offrirla), coloro che soggiornano per qualche tempo in quel Paese e visitano il Waziristan, ai confini con l'Afghanistan, dove avviene l'addestramento delle reclute. Un altro modo di circoscrivere la minaccia è di procedere con estrema cautela nella concessione della cittadinanza agli immigrati musulmani, perché una volta naturalizzati acquistano una totale libertà di movimento e non possono più essere espulsi: da questo punto di vista, il progetto del ministro Amato di dimezzare i tempi di attesa da dieci a cinque anni appare addirittura autolesionista. Infine, visto il percorso seguito dai cittadini tedeschi implicati nell'ultimo complotto, bisogna intensificare ulteriormente la sorveglianza su moschee fondamentaliste, centri multiculturali e tutte le altre strutture in cui potenziali «compagni di viaggio» possono venire in contatto con uomini ideologicamente vicini ad Al Qaida.
La parola d'ordine di questo anniversario degli attentati di New York deve quindi essere «alzare sempre di più la guardia». La legge dei grandi numeri purtroppo insegna che, dopo che i nostri servizi sono riusciti a sventare dieci, venti, trenta attentati, uno, alla fine, riuscirà.
Livio Caputo