Recoba lascia e raddoppia «Ciao Inter, faccio il goleador»

Con quella faccia un po' così, i capelli corti e lo sguardo malinconico, il Chino ha steso la Roma: due gol e un quasi assist. Il Chino oggi gioca per il Toro: sotto la curva Maratona ha segnato di destro, addirittura, bissando le rete del primo tempo che naturalmente era arrivata di sinistro, il piede del quale si era innamorato Moratti. Il popolo granata, prima di mercoledì, non aveva ancora conosciuto il vero Recoba: un solo gol in campionato (a Palermo) e qualche partita da comprimario, ora titolare ora no. In totale: 573 minuti spalmati in 10 presenze. In mezzo, un'operazione ai denti resasi necessaria per cercare di risolvere definitivamente alcuni problemi muscolari, il ritorno con una maschera protettiva e poco altro: la panchina a Milano contro l'Inter, anche. Che lui ha accettato senza dare in escandescenze, ma che certo non gli ha fatto piacere: era arrivato a Torino, dopo dieci stagioni in nerazzurro, per mostrare mirabilie e si ritrovava in panchina anche al Meazza a pochi metri da Roberto Mancini, uno dei suoi «nemici».
Ha aspettato il suo turno. In Coppa Italia, quella che di solito gli riservavano Mancini e i suoi predecessori. E ha illuminato la scena, facendo strabuzzare gli occhi ai presenti, molti dei quali erano accorsi allo stadio a inizio settembre per vederlo semplicemente palleggiare manco fosse Maradona. «Se sto bene, posso ancora dire la mia - ha detto ieri l'uruguaiano -. Forse ho fatto venire un po' di rimpianti a Novellino per non avermi schierato nelle ultime due gare di campionato. Sto scherzando, perché ognuno di noi non è contento quando non gioca: poi però bisogna pensare al bene della squadra». Adesso sarà un problema rispedirlo in panchina, ma il rebus granata non è di facile soluzione essendoci anche Rosina e Di Michele, di professione trequartisti o seconde punte che dir si voglia. «Deciderà Novellino, mi pare logico. Con lui il rapporto è molto chiaro fin dai tempi di Venezia (1999: 10 gol in sei mesi e squadra trascinata alla salvezza, ndr), ma io non mi sono mai arruffianato qualcuno pur di giocare. Di sicuro, però, nel rapporto con gli allenatori qualche cosa in più avrei potuto farlo: però non me ne pento. Nel calcio l'onestà non sempre paga. Con Novellino, a Venezia, ho avuto un rapporto di amore e odio: litigavamo spesso, ma tra noi siamo sempre stati molto onesti».
Genio e sregolatezza, quasi un classico per un sudamericano arrivato in Italia oltre dieci anni fa. Estate 1997 ed esordio in serie A: l'Inter giocava in casa col Brescia ed era sotto di un gol, venendo poi trascinata al successo dal quasi sconosciuto Recoba, nell'occasione partner di Ronaldo. Uno che adesso, dopo mille battaglie vissute non sempre da protagonista, si guarda dentro e ammette «di avere reso purtroppo solo al 40% del mio potenziale». Anche per questo, forse, ha scelto di lasciare Milano e l'Inter: «Non sarei potuto restare senza sentirmi protagonista, solo per indossare la maglietta con lo scudetto. Ringrazio Moratti: se sono stato dieci anni all'Inter è per lui e per nessun altro. A giugno mi scadrà il contratto: vedremo quel che succederà, ma gli anni in cui potevo regalare un po' di tempo sono passati. Adesso voglio finire la carriera giocando a calcio: deciderò più avanti dove». Il sogno non lo nasconde: «Comincio ad avere voglia di stare con la famiglia, con i genitori che invecchiano. Non posso portare qui tutti i miei cari, anche se a Torino sto bene e sono stato accolto in modo straordinario. Di sicuro chiuderò la carriera in Uruguay, al Danubio dove ho mosso i primi passi. Alla vita non posso chiedere altro».
Sessantacinque gol in serie A, il Chino si gode ora i cori della Maratona e non sente più nostalgia di Milano grazie soprattutto alla moglie Lorena e ai piccoli Nathalie e Jeremia. Quest'ultimo potrebbe anche decidere di seguire le orme paterne: «Lui è destro, ma tira più forte di me».
Se lo viene a sapere Moratti, il piccolo Jeremia avrà il futuro assicurato.