Recoba scuote l’Inter e tiene lontano Ronaldo

I nerazzurri dominano, sprecano e battono la Lazio dopo 13 anni. Apre Figo, poi la doppietta del Chino infiamma San Siro. Delude ancora lo spento Adriano

Riccardo Signori

da Milano

Veder segnare Recoba per togliersi Ronaldo dalla testa: potrebbe essere l’ultima medicina per l’Inter. E soprattutto per Moratti. Che valga per l’oggi e per il domani. Tre gol alla Lazio, e ben due del Chino, per mettersi in linea di volo, trovare benzina e determinazione per giocarsi la faccia di una stagione nei prossimi 30 giorni tra quarti di Champions, semifinali di coppa Italia e derby notturno alla vigilia di Pasqua. Inter con scritta cinese sulle maglie, ma molto più chiara nel gioco e nelle intenzioni: centrocampo tutto sostanza e poca fantasia, difesa dove Materazzi ha difeso con fare digrignante sia la porta sua, sia la maglia da titolare. Tanto gioco e poco raccolto: i tre gol hanno regalato faccia migliore alla partita. L’Inter ha segnato dopo mezz’ora, quando il sonno cominciava a farla da padrone. Ma ha rischiato qualcosa di troppo lasciando via libera a Pandev, ragazzone cresciuto nella sua Primavera, illuso e poi deluso.
Lazio con la voglia di pungere ma a tenuta stagna soltanto per mezz’ora. Se non ci fossero state le manone di Peruzzi a metter rimedio un po’ dappertutto, la pattuglia corsara di Delio Rossi sarebbe finita stesa a pelle di leopardo. Invece il risultato le ha lasciato la dignità che meritava e l’Inter ha rinnovato una delle tante statistiche a lunga durata: da 14 partite, quindi 13 anni di campionato, non batteva la Lazio a San Siro.
Sterilizzata questa maledizione, ora dovrebbe annientarne un’altra: rispedire Adriano nel mondo dei goleador doc. Questo ormai è un cannoniere per caso: dedito al gioco della squadra, più che al gioco di squadra, più pasticcione che illuminato, egoista nei momenti sbagliati, incapace di distinguere tra il dover tirare e il dover passare un pallone. Se non si risveglia per tempo, l’Inter se la passerà male.
Giornata indimenticabile per gli ormai rari adulatori di Recoba. Moratti ha spianato il sorriso quando lo ha visto pizzicare con la capoccia palla che Oddo aveva maldestramente indirizzato indietro al suo portiere: secondo gol di testa della sua carriera. Eppoi deve aver sentito cantare gli angeli quando Veron ha pescato il Chino con un bel passaggio in verticale, tradotto in una conclusione senza "se" e senza "ma". Ecco questo è il Recoba che serve all’Inter: concentrato e con il piede centrato, pronto a sfruttare tutti gli spazi d’attacco e le indecisioni altrui.
Ancora una volta, quella del Chino, è stata una storia a due facce: qualche sorrisino benevolo quando ha messo il radar per pescare il piede di Figo che con colpo di classe (palla ammorbidita col destro, conclusione di sinistro) avrebbe creato il primo gol della partita, eppoi fischi a conclusione del tempo dopo il solito svarione da bambinello svanitello. Poteva essere l’inizio della sua fine se, nei primi 40 secondi della ripresa, Oddo non gli avesse dato una mano. Da quel momento sono state rose senza spine per Recoba e con qualche spina ancora per l’Inter che ha cercato conclusioni decisive, eppure ha subito il gol che non s’aspettava.
I primi otto minuti della ripresa sono stati una grandine di occasioni: gol di Recoba, paratone di Peruzzi, tiri a lato. Al nono minuto la doccia: cross di Zauri, tentennamento difensivo e gol di Pandev. Campanello d’allarme. Il passaggio in sala rianimazione è durato pochi attimi: la squadra poggia su basi solide. Veron, Figo e Cambiasso sono gente che non molla mai. Figo (5 reti) ha realizzato più qui che nell’ultima stagione al Real. L’Inter ha segnato il terzo gol, altri ne ha rischiati: due con Cruz nel giro di un minuto. E Moratti avrà ricominciato a sfogliare l’album delle figurine: Ronaldo? Henry? O chi?