È record, abbiamo i taxi più cari d’Europa

I taxi milanesi sono i più cari d’Italia. E, neanche a dirlo, d’Europa. «Abbiamo costi enormi per il carburante» si giustificano loro. Sì, ma anche a Roma, a Bologna, a Napoli e a Palermo le auto bianche hanno a che fare con il carburante che costa una fortuna. Eppure nessuno è arrivato a chiedere tariffe fisse da 85 euro per arrivare all’aeroporto.
Pur facendo due conti e le debite proporzioni sulle distanze, non c’è gara: Milano batte tutti, con un aumento del 20 per cento che non ha precedenti. I tassinari romani per Fiumicino chiedono 40 euro e per Ciampino 30 euro. Palermo ha deciso di differenziare il costo delle corse per l’aeroporto Falcone Borsellino in base alla zona della città: si va dai 35 euro ai 45 euro a seconda della distanza dal luogo di partenza. E anche in questo caso sono venti euro abbondanti in meno rispetto a Milano.
Diamo una sbirciata alle altre città europee. Un tragitto in taxi da Barcellona a Girona costa 120 euro ma il percorso, di 103 chilometri, è più del doppio di quello tra Milano e Malpensa (45 chilometri). Gol per la Spagna. Ci si consola un po’ nel confronto con Londra: 70 sterline per Stansted, cioè 88 euro, anche se, a dirla tutta, la distanza gioca a favore dell’Inghilterra con circa dieci chilometri in più di distanza. Nemmeno Oltreoceano ci battono: un taxi da New York all’aeroporto Jfk costa 45 dollari, poco più di trenta euro.
La situazione sembra ancora più paradossale se poi si getta un occhio alle tariffe dei voli low cost. Costano tutti meno di un’auto bianca: quelli per le capitali europee, tasse aeroportuali incluse, quelli per le isole. E i tassisti, in barba alle offerte a basso costo, aumentano le tariffe da 70 a 85 euro. Sono pure riusciti a spuntare cinque euro in più rispetto alla cifra su cui la Regione Lombardia aveva dato la sua disponibilità. Aumenterà anche, se non altro, la qualità del servizio. Il che non vuol dire che a bordo saranno serviti tartine e champagne. Al massimo si potrà pagare con il bancomat e scambiare due parole in inglese con il tassista, ammesso che lo impari davvero. «Per molti - spiegano sindacalisti che non hanno firmato l’accordo -, soprattutto i tassisti che tra qualche anno andranno in pensione, non è cosa da poco mettersi a studiare una lingua straniera». «Il taxi - protestano i rappresentanti del Pd - dovrebbe essere un servizio pubblico. E invece sta diventando sempre più d’élite, come fosse un bene di lusso».