Record anche al cinema la febbre da «Codice» contagia tutto il mondo

La pellicola tratta dal romanzo di Dan Brown incassa 224 milioni di dollari in 24 ore. In Italia raggiunti i nove milioni di euro in tre giorni

Michele Anselmi

da Roma

Mai fidarsi del primo spettacolo pomeridiano. Sabato mattina, intervistando l'ingegner Giuseppe Corigliano, rappresentante dell'Opus Dei, all'uscita da un cinema romano, La Repubblica aveva annotato nel titolo, con un certo compiacimento, «la sala semivuota». Be’, deve essere rimasta mezza vuota per poco. Con una partenza senza precedenti, Il Codice da Vinci sta polverizzando infatti ogni record. Alla faccia delle stroncature, delle dispute teologiche, dei minacciati roghi di Ceccano e delle tiepide accoglienze ricevute al festival di Cannes. Il dato americano lo conoscete già: 77 milioni di dollari nel primo week-end, con quasi 10 milioni di vantaggio su L'era glaciale 2. Quello italiano non è da meno: nei primi tre giorni di programmazione, il thriller di Ron Howard ha incassato 7 milioni e 950mila euro. Che però diventano quasi 9 poiché il sistema Cinetel censisce solo 815 copie, mentre il film è uscito in 910, con una media a copia di 9750 euro. Un successone. Tutto previsto? Forse, ma non in queste dimensioni. Gli esperti si divertono ora a fare raffronti con altri blockbuster, ma tutti sembrano impallidire, a partire dal terzo capitolo di Harry Potter, che lo scorso novembre superò i 7 milioni e mezzo nel primo fine settimana. Però era novembre, quando il freddo invita ad andare il cinema; mentre Il Codice da Vinci esce a fine maggio, quando di solito cominciano i piagnistei degli esercenti.
Miracoli di uno «scandalo annunciato» che, comunque si giudichi il romanzo di Dan Brown, dalla prospettiva ferita della Chiesa o dall'osservatorio scettico del mondo laico, ha divorato la curiosità del grande pubblico. Così come accadde due anni fa, sul fronte opposto di una religiosità fattasi sangue e dolore, stretta sulla rilettura dei Vangeli, con La Passione di Cristo di Mel Gibson: 25 milioni di euro solo in Italia.
Oddìo, a essere divorato, anzi stracciato, è stato anche il concorrente più diretto, quel Mission: Impossible 3 con Tom Cruise che da noi s'è fermato a poco più di 5 milioni di euro. Praticamente un flop, mentre si difende il nuovo film di Pedro Almodóvar, Volver, anch'esso passato a Cannes tra gli applausi generali, con il suo primo milione di euro.
Insomma, a differenza di quanto accade nella finzione allo studioso di simbologia Robert Langdon, non c'è bisogno di decodificare granché, almeno sul piano del gradimento popolare. Di questo passo, con buona pace di Umberto Eco, che ha liquidato Dan Brown come «un mestatore che diffonde false notizie e si arricchisce con materiale di scarto», il film replicherà le fortune dell'esecrato romanzo, venduto nel mondo in quasi 50 milioni di copie, due delle quali spettano all'Italia. C'è da giurarci che, a sua volta trascinato dal film, il libro tornerà a vendere: non a caso, Mondadori l'ha appena ristampato a caratteri cubitali, «che permettono una più agevole lettura», in una versione integrale di 730 pagine. L'enigmatica Monna Lisa ha di che sorridere, finalmente. E con lei chi, alla Sony, ha subodorato subito l'affare, senza risparmiare denari sia a Dan Brown, entusiasta del manufatto cinematografico, sia a Ron Howard, che nella sua carriera di regista ha fatto di meglio (basti pensare a film come Apollo 13 o il recente Cinderella Man).
Il risultato commerciale premia dunque il fiuto della major hollywoodiana, che con Il Codice da Vinci - titolo secco, essenziale, al quale l'italiano particolarmente s'addice - si avvia a battere ogni record, se è vero che l'incasso planetario del solo primo giorno di programmazione ammonta a 224 milioni di dollari. Andando avanti così, Titanic rischia di essere scalzato dal podio dei più visti di tutti i tempi.
E intanto, scomponendo i dati Cinetel, emergono alcune curiosità: ad esempio che la Lombardia è la regione che ha più massicciamente risposto al richiamo (1 milione e 400mila euro al box office), seguita dal Lazio. Sul piano europeo, sono Italia e Spagna i Paesi nei quali Il Codice totalizza gli incassi più ragguardevoli; e chissà che la comune matrice cattolica non abbia qualcosa a che fare con il gradimento riscosso dal film. Ad occhio, sì. Sui titoli dei giornali rimbombano ancora le accuse più colorite («Il Codice del ridicolo», «Una paccottiglia New Age», «La frode del Codice»), ma non paiono aver scalfito l'interesse del pubblico di ogni età, compatto nell'aderire alle suggestioni, diciamo congetture, storico-teologiche veicolate dal film. Sembra di capire che, a differenza di quanto accadde con L'ultima tentazione di Cristo di Scorsese, stavolta non ci sarà nessuna «scomunica» da parte della Chiesa, magari nella speranza (leggere l'intervista di don Arturo Cattaneo al nostro Tornielli) che Il Codice si trasformi in un boomerang.