Il record Boom di evasori scovati

L’anno che sta per chiudersi ci regala un dato interessante: lo straordinario aumento (quasi più 50%) delle riscossioni da accertamenti fiscali. Cerchiamo di leggere meglio la notizia: innanzitutto va considerato che in questo caso si tratta di soldi «veri», cioè effettivamente incassati dall’erario, da non confondersi con i dati dei semplici «accertamenti» che spesso si rivelano solo illusori, destinati a svanire nel mare dei ricorsi e delle contestazioni. In secondo luogo deve essere notato che la riscossione è stata perfezionata in un periodo di crisi, cosa doppiamente difficile, dal momento che le recessioni rendono sempre problematici gli incassi. Le spiegazioni sono molteplici e per la maggior parte hanno radici lontane: diciamo però che l’inizio dei veri successi nella lotta all’evasione dopo anni di vergognoso lassismo si è avuto con la riforma delle esattorie varata dallo scorso governo Berlusconi nel 2004, sotto l’immancabile regia di Giulio Tremonti.
Da quella riforma, le arrugginite pinze del Fisco hanno cominciato a muoversi, la progressione è stata notevole e (come dimostra quest’ultimo dato) non accenna a fermarsi. La maggior informatizzazione dei processi e la capacità di poter incrociare molto più velocemente i redditi con i dati dei consumi ha affinato molto il lavoro dell’Agenzia delle entrate e della Guardia di finanza, con il risultato di rendere in molti casi l’accertamento così schiacciante da scoraggiare persino il contenzioso: infatti la maggior parte degli incassi realizzati si riferisce proprio ad adesioni di pagamento spontanee.
Detto questo molto ancora rimane da fare, perché se la cifra recuperata è alta in termini assoluti, diventa piccola in termini relativi se confrontata con la stima dell’evasione totale italiana, prudentemente valutata in cento miliardi, un numero così astronomico da risultare praticamente astratto. Pensare infatti di debellare l’astuzia dei nostri concittadini dall’oggi al domani è velleitario (basti pensare al caso dei materassi venduti «gratis» in abbinamento a una «rivista» da duemila euro per sfruttare l’Iva agevolata dell’editoria), ma sembra che stiamo iniziando a muoverci sulla strada giusta: anni di maleducazione fiscale non si guariscono certo con i proclami televisivi alla Visco né insinuando che con il nuovo governo gli evasori avrebbero avuto vita facile, l’unica medicina è una ben argomentata cartella esattoriale.
Rimane lo spinoso problema dell’eccessiva pressione fiscale e delle molte attività che, senza evasione, non risulterebbero economiche e semplicemente cesserebbero: il dilemma è reale e converrà al governo, una volta stabilito che la crisi economica si sia affievolita, riaprire la partita della riduzione delle tasse, dato che, applicata in parallelo alla crescita dell’efficacia dei controlli, a parità di crescita economica può portare a un incremento del gettito.
L’obiettivo della ricostituzione di una base imponibile credibile va al di là della semplice questione monetaria: finché l’evasione sarà così diffusa, ogni impegno a favore dei redditi bassi sarà giocoforza una corsa a ostacoli, dal momento che, senza file di moduli atti a «comprovare la povertà», si rischierebbe di distribuire benefici soprattutto agli evasori.
Per adesso comunque incassiamo questi progressi con soddisfazione. Il giorno in cui converrà di più pagare le tasse che cercare di evaderle sembra avvicinarsi.