Il record delle giunte rosse: 700 euro di tasse a cittadino

La sinistra governa nove dei dieci capoluoghi con le imposte più alte. Sul podio Siena, Bologna e Firenze

Roma - La «bella eredità» fiscale del governo Prodi non riguarda soltanto le imposte nazionali. Lo sblocco dell’addizionale Irpef comunale, decisa con la legge finanziaria 2007, ha consentito a moltissimi Comuni di aumentare il prelievo fiscale sui cittadini, tanto che alla fine dell’anno scorso - secondo i calcoli del Sole 24 Ore - ogni italiano, neonati e centenari compresi, ha versato in media 434 euro di tasse locali. Ma se l’amministrazione del Comune dove il cittadino risiede è di centrosinistra, di solito il prelievo è maggiore: i Comuni più esosi sono, nell’ordine, Siena, Firenze, Bologna e Roma. Con molti ringraziamenti ai sindaci Maurizio Cenni, Leonardo Domenici, Sergio Cofferati e Walter Veltroni, tutti «democratici».

Siena leader delle tasse Un primato poco invidiabile, quello della città del Palio: ogni cittadino ha versato infatti nel 2007 imposte locali per quasi 700 euro (699 per la precisione), con un aumento del 29% rispetto a due anni prima. Ma se i senesi piangono, i fiorentini hanno poco da ridere, visto che ognuno di loro ha pagato l’anno scorso imposte comunali per 666 euro, con un incremento dell’8% rispetto al 2005. Un salto al di là dell’Appennino ed eccoci a Bologna per constatare che i concittadini di Sergio Cofferati e Romano Prodi hanno versato, a testa, 657 euro di tasse comunali, con un aumento del 6% nei confronti del 2005. Fin qui il podio, dal quale resta esclusa per un soffio Roma, a quota 655 euro. L’aumento nei confronti di due anni prima è però più consistente nella capitale (il 14%) sia rispetto a Firenze che a Bologna. Complessivamente, nove dei primi dieci Comuni «tassatori» sono amministrati dal centrosinistra. L’assenza dell’addizionale Irpef spinge invece la Milano di Letizia Moratti al 41° posto, con un prelievo di 488 euro per cittadino: rispetto al 2005 è calato del 2%.

Al Sud si paga meno L’Ici fa la parte del leone nella tassazione comunale. E siccome i valori catastali nel Mezzogiorno sono più bassi, ecco che il prelievo locale pro capite si abbassa drasticamente. Non solo: anche l’imposta sui redditi (Irpef) nel Sud è mediamente molto più bassa rispetto al resto d’Italia, dunque anche le addizionali risultano inferiori. Il capoluogo meno esoso è così Crotone, con 240 euro per abitante, preceduto da Catanzaro (263 euro) e Barletta (266 euro). Non mancano eccezioni, come Cagliari che tassa ogni cittadino per la bellezza di 567 euro, con un incremento del 29% rispetto al 2005; e Salerno, con 495 euro pro capite e un incremento del 10% nei confronti di due anni prima. Alcuni Comuni meridionali presentano tassazioni pro capite piuttosto basse, ma incrementi d’imposizione molto forti rispetto al 2005: ad esempio Ragusa, dove in due anni le imposte comunali sono cresciute dell’80%.
Ici, prima imposta locale. L’Ici si conferma come il tributo locale più «salato» per i cittadini. Considerando la media nazionale di 434 euro, l’imposta comunale sugli immobili pesa per 219 euro (+3,8% rispetto al 2005), seguita dalla Tarsu (la tariffa sui rifiuti) con 142 euro pro capite e un incremento del 9,3% rispetto al 2005. L’addizionale comunale pesa in media per 53 euro, l’addizionale sull’energia elettrica e l’imposta pubblicità per 10 euro ciascuna. È singolare notare che la Tarsu a Napoli (130 euro a testa) è superiore a quelle di città come Cremona, Lecco, Savona, Cuneo, Pescara, Viterbo, dove i rifiuti vengono regolarmente raccolti e smaltiti.

Iva, +5,3% nel 2007 E visto che stiamo parlando di tasse, c’è da registrare l’incremento del gettito Iva nell’anno appena concluso. Secondo l’Agenzia delle entrate, l’imposta nel 2007 ha fruttato all’Erario 122 miliardi di euro con un incremento del 5,3% rispetto all’anno precedente. Il gettito dovuto all’attività di accertamento è stato pari a 1,4 miliardi di euro.