Record, due euro all'anno per un affitto

Il nuovo scandalo degli immobili a prezzi stracciati dal Comune di Milano. Un consigliere dell'Unione "strappa" un canone di 5 euro per l'ufficio in centro

Milano - Se a fine mese non riuscite più nemmeno a pagare l’affitto, segnatevi quest’indirizzo: settore demanio e patrimonio, via Larga 12. Comune di Milano, naturalmente. Lì troverete chi può offrirvi un affitto super scontato come quello che, sorpresina, l’amministrazione ambrosiana fa pagare per un alloggio al 43 di corso Buenos Aires. Che, detto per inciso, è l’arteria commerciale più lunga d’Europa.
Location niente male, dunque. Lungo il corso, secondo la società specializzata «Scenari Immobiliari», per un monolocale di 40 metri quadrati se ne partono anche 1.500 euro al mese. Ma gli uffici del demanio comunale non vi faranno mai sborsare così tanto. Anzi, al quarto piano di Palazzo Marino - sede e simbolo del Comune - al massimo vi chiederanno 5,16 euro l’anno.

Sì, nessun errore di battitura. Avete letto bene, cinque euro e sedici centesimi ogni dodici mesi. Che fa nientepopodimenoche 43 centesimi ogni trenta giorni. Nessuna esagerazione ma quanto d’affitto paga al civico 43 la società «LC Montalbetti immobiliare».
Già, 43 centesimi al mese non è neppure il costo di un chewingum. Ma è quello che la giunta di Letizia Moratti reclama ogni mese dal signor Montalbetti. Chi è ’sto fortunato? Sfogliando la denuncia dei redditi dei consiglieri comunali - sì, Montalbetti che all’anagrafe fa Carlo è un eletto - si scopre che il beneficiato è il secondo più ricco in classifica e che dietro di lui c’è persino il sindaco.

Chi l’ha candidato? Risposta: l’ex prefetto di Milano, Bruno Ferrante, che si era messo in testa di conquistare la poltrona di sindaco. Anzi, Montalbetti era uno degli sponsor del candidato sindaco del centrosinistra. Suo è il primo appello per Ferrante sindaco, firmato come padre-padrone del coordinamento comitati di quartiere. Ma Montalbetti è pure presidente del consiglio d’amministrazione della «Silos Buenos Aires», società che ha per oggetto «la costruzione di autosilos e di strutture similari a parcheggio, di box auto, di posti macchina e di ogni opera a dette realizzazioni accessorie». Come dire, «portafogli a destra e cuore a sinistra» chiosano dai banchi del centrodestra comunale.
Consiglieri che, da giorni, stanno sfogliando faldoni su faldoni negli uffici del Demanio per scoprire, tra l’altro, che «negli elenchi c’è tutto il Dna della sinistra milanese» come chiosa Barbara Ciabò (An). Difficile darle torto. Dopo i partiti - ai Radicali, ad esempio, l’affitto costa come un caffè al giorno - sono spuntati i politici e poi le associazioni.

Dall’associazione partigiani che occupa una sede al 6 di via Mascagni, dietro l’angolo di piazza San Babila, senza averne titolo e che «non paga un euro d’affitto», a Emergency e Peace Reporter con sede al 12 di via Bagutta. O i pasdaran di Rosa Luxemburg che, dal 1983, resistono in via Lanzone in cambio di 46 euro o il centro resistenza il Trebbio che occupa un bilocale al 17 di via De Amicis, dove hanno sede i compagni in salsa meneghina di Oliviero Diliberto. E mentre si scopre che lo storico circolo Tennis Ambrosiano versa nelle casse comunali 2,64 euro all’anno, spunta un canone da otto euro e 53 centesimi al mese per l’altrettanto storica Canottieri Olona. Casi, quest’ultimi, di affitti agevolati per promuovere iniziative sportive che sono comunque finiti nel calderone dell’affittopoli meneghina per norme confuse e rinnovi sospetti.

Rinnovi che, ad esempio, hanno «regalato» una sede alla Cisl al 21 di piazza Duomo: 63 metri quadrati, bilocale con soppalco, a 16mila euro all’anno d’affitto contro una stima immobiliare di tre volte tanto. Stima che dietro la Basilica di Sant’Ambrogio, in via Lanzone, moltiplicherebbe di ventisette volte il canone d’affitto di 45 metri quadrati: 48 euro incassati dal Comune contro i 1.320 che si farebbe pagare mensilmente una qualunque agenzia immobiliare. Differenza di 1.172 euro.

Millecentosettantadue euro di meno nelle casse comunali che fanno venire l’orticaria, che provocano l’indignazione popolare. E che, garantiscono da Palazzo Marino, ritorneranno con tutti gli interessi. Impegno da segnare in agenda, come quell’indirizzo del Demanio a cui chiedere una casa in cambio di una tazza di caffè.